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Ponti di Genova a rischio, Genova chiede 48 milioni del Morandi per la sicurezza, la Regione disposta ad anticipare solo i 9 per i monitoraggi

Il Partito Democratico accusa: «La Regione dice no a usare quasi 48 milioni per controllare e mettere in sicurezza i ponti». La maggioranza: «Pronti ad anticipare 9 milioni per i monitoraggi e mantenere gli impegni già previsti». La sicurezza dei ponti a Genova è un tema più rovente che altrove e ora la partita si sposta in Consiglio regionale

È una di quelle polemiche che a Genova diventano immediatamente sensibili, perché toccano una parola che qui pesa più che altrove: sicurezza. Al centro del botta e risposta c’è l’accordo risarcitorio legato al crollo del Ponte Morandi e, in particolare, la destinazione di 47,81 milioni di euro che secondo Autostrade per l’Italia risultano ancora disponibili per il Comune.

L’attacco del Partito Democratico: “Regione contraria a usarli sui ponti”

A far esplodere il caso è una nota del consigliere regionale Simone D’Angelo (Partito Democratico), che dopo il tavolo di monitoraggio in Prefettura parla di “scelta incomprensibile” da parte della Regione Liguria, guidata dal presidente Marco Bucci. Il punto, secondo D’Angelo, è che la proposta del Comune era chiara: spostare risorse residue dai progetti di “mobilità digitale” (in particolare nuove telecamere) verso monitoraggi strutturali e messa in sicurezza dei ponti cittadini.

Nella ricostruzione del consigliere, la richiesta del Comune risalirebbe già a luglio e sarebbe supportata dai numeri: su 100 ponti analizzati, 30 avrebbero bisogno di interventi urgenti, per un costo stimato in 120 milioni di euro. E poi c’è la cifra che fa impressione: circa 600 ponti da monitorare complessivamente in città, con il “rischio concreto” — sostiene D’Angelo — di chiusure o limitazioni al traffico nelle prossime settimane.

Il messaggio politico è netto: “Non è una disputa tecnica, qui parliamo della sicurezza delle infrastrutture di una città che ha già vissuto una tragedia”. D’Angelo annuncia anche un’iniziativa in Consiglio regionale per chiedere formalmente che quei quasi 48 milioni vengano “sbloccati” e impiegati subito sulla sicurezza dei ponti.

La replica della maggioranza: “Nessun blocco. Pronti ad anticipare 9 milioni”

La risposta arriva a stretto giro e alza ulteriormente la temperatura. Matteo Campora, capogruppo di Vince Liguria, ribalta la narrazione: “Regione Liguria e il presidente Marco Bucci non bloccano 48 milioni destinati a Genova, né mettono a rischio la sicurezza”. E definisce “totalmente falso” quanto riportato nella nota del Partito Democratico.

Secondo Campora, il vero punto emerso in Prefettura sarebbe un altro: Regione Liguria e Autorità di Sistema Portuale si sarebbero impegnate ad anticipare al Comune 9 milioni di euro per avviare i monitoraggi su ponti e impalcati cittadini. Obiettivo: identificare eventuali criticità e costruire una “scaletta di priorità” per gli interventi, anche alla luce di norme più stringenti introdotte da una normativa del 2022.

Campora insiste su due concetti:

  1. senza le risorse per i monitoraggi e soprattutto senza quelle per la progettazione, sarebbe difficile chiedere al governo i finanziamenti necessari per gli interventi veri e propri;
  2. questo anticipo, nella sua lettura, aiuterebbe il Comune a evitare “provvedimenti drastici” che potrebbero generare disagi pesanti alla città e alle attività economiche, porto in testa. Cioè: chiusure o limitazioni, come già avviene in un tratto di corso Europa.

E aggiunge che la Regione si sarebbe detta pronta a collaborare per ottenere dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti le somme necessarie per realizzare gli interventi che verranno individuati.

Il nodo dei “quasi 48 milioni”: soldi del Comune o investimenti vincolati su progetti?

La frattura sta tutta qui. Campora sostiene che i “48 milioni” citati dal Partito Democratico non sarebbero un salvadanaio da riallocare a piacimento, ma risorse che Autostrade per l’Italia si è impegnata a investire in progetti su Genova, dentro un accordo di programma firmato a suo tempo da Regione, Comune e Autorità di Sistema Portuale.

In questa chiave, il presidente Bucci — dice Campora — si sarebbe opposto non al tema della sicurezza, ma allo “stralcio” di un accordo del 2021 nato proprio come parte del quadro risarcitorio post Morandi. E qui arriva anche una stoccata politica: Campora sottolinea che D’Angelo “non era presente” all’incontro e chiude con un ulteriore elemento di attrito, contestando anche l’affermazione del vicesindaco Alessandro Terrile sull’origine di quelle risorse.

Cosa succede adesso: la partita si sposta in Consiglio regionale

In sostanza, oggi esistono due versioni in collisione:

  • per il Partito Democratico, c’è una disponibilità economica che potrebbe (e dovrebbe) essere subito reindirizzata verso controlli e interventi di sicurezza sui ponti;
  • per la maggioranza, quei fondi sono legati a un accordo di programma e non vanno “smontati”, mentre i monitoraggi partirebbero comunque grazie a un anticipo da 9 milioni messo sul tavolo da Regione e Autorità di Sistema Portuale.

Il prossimo passaggio annunciato è politico e pubblico: l’atto che D’Angelo intende presentare in Consiglio regionale. Ed è lì che si capirà se lo scontro resterà una battaglia di comunicati o se, numeri alla mano, verrà chiarito punto per punto che cosa si può fare davvero con quei 47,81 milioni e con quali tempi.

Perché al di là delle sigle e delle accuse, la domanda che resta — e che i genovesi capiscono al volo — è una sola: quali controlli e quali interventi partono subito e con quali soldi, per evitare che il tema “ponti” torni a trasformarsi in emergenza.


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