Caos camion e code in porto, Terrile lancia la sfida: “Tecnologia e dati per salvare Genova”

Il vicesindaco Terrile indica la strada per ridurre congestione e tempi d’attesa: più tecnologia, gestione dei dati, elettrificazione delle banchine e anche intelligenza artificiale. Obiettivo: meno camion fermi, viabilità più scorrevole e rapporto porto-città più sostenibile

“La città ha bisogno di un porto che funzioni, e il porto ha bisogno di una città che regga i flussi”: è il cuore del ragionamento con cui il vicesindaco e assessore ai Rapporti Porto Città, Alessandro Terrile, ha riportato la logistica al centro del dibattito pubblico. Intervenendo al convegno dal titolo volutamente provocatorio “Port and logistic congestion, me ne faccio un buffer!”, organizzato da Connect id in Regione Liguria, Terrile ha messo sul tavolo una ricetta molto concreta: tecnologia come leva indispensabile per ridurre tempi morti, congestione e frizioni con i quartieri.

“Porto e città crescono insieme, altrimenti si fermano”
Terrile parte da un’idea che, a Genova, è quasi una regola non scritta: lo sviluppo del porto non è un capitolo separato, ma un pezzo decisivo dello sviluppo della città. E viceversa. Se i flussi portuali si ingolfano, la città paga in traffico, rumore, emissioni e ore sprecate. Se la città non regge i flussi, il porto perde competitività e attrattività.
È proprio in questa zona grigia, dove interessi diversi rischiano di scontrarsi, che — secondo il vicesindaco — la tecnologia può “fare da ponte”, riducendo i conflitti e rendendo più sostenibile la convivenza tra attività portuali e vita urbana.

Dati, connessione, banchine elettrificate: la “cassetta degli attrezzi” per tagliare le attese
Nel suo intervento Terrile elenca alcuni punti chiave, che sono anche le parole d’ordine della logistica moderna:
- Elettrificazione delle banchine: meno emissioni e meno impatto ambientale, soprattutto nelle aree più vicine alla città.
- Connessione e gestione dei dati: sapere in tempo reale cosa succede, prevedere i picchi, distribuire meglio i carichi, ridurre gli imbottigliamenti.
- Applicazioni digitali oggi e sviluppi futuri: non solo strumenti già disponibili, ma un percorso di innovazione che deve accelerare.
L’obiettivo dichiarato non è astratto: affrontare meglio l’afflusso dei mezzi pesanti, ridurre la pressione sulla viabilità cittadina e rendere il sistema più efficiente per chi lavora nella filiera.
Il punto che tocca tutti: risparmiare tempo e denaro, eliminare gli sprechi
C’è un passaggio che Terrile lega direttamente alla vita reale di operatori e imprese: l’inefficienza è un costo, e il costo spesso si misura in ore di attesa, mezzi fermi e percorsi obbligati. In sostanza, ogni “tempo morto” è denaro bruciato e competitività persa.
Secondo Terrile, utilizzare la tecnologia significa anche questo: tagliare gli sprechi che il sistema logistico non può più permettersi, non solo a Genova ma in tutta la catena che serve il Nord Italia. Meno attese al varco, meno code, meno camion che girano a vuoto: sono benefici che ricadono sia sul porto sia sulla città.
Anche intelligenza artificiale: “Serve per evitare tempi morti”
Il vicesindaco non si ferma al digitale “classico” e cita esplicitamente anche l’intelligenza artificiale come strumento utile a ridurre inefficienze. Il concetto è chiaro: se una tecnologia aiuta a prevedere criticità, ottimizzare i flussi e togliere attrito al sistema, va usata.
Per Terrile, il risultato atteso è una tripla ricaduta:
- Decongestionare i flussi e la viabilità urbana
- Migliorare il rapporto porto-città riducendo gli impatti più pesanti sui quartieri
- Ridurre i tempi di attesa per operatori e filiera logistica, con risparmi concreti
In una città dove basta un collo di bottiglia per far saltare l’equilibrio tra porto e strade, la sfida che Terrile lancia è netta: o si investe in innovazione e gestione intelligente dei flussi, oppure il prezzo lo pagano tutti — imprese, lavoratori e cittadini.
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