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Diga, Bucci affida a Giampedrone la Fase B, “coordinamento e firma del contratto”. Il Pd attacca: opera bloccata e poca trasparenza

Regione Liguria assegna all’assessore alle Infrastrutture l’incarico di impulso e coordinamento sulla seconda fase della nuova diga di Genova. D’Angelo parla di cantiere fermo, aggiudicazione congelata e “gioco politico” dentro una maggioranza divisa

La partita della nuova diga foranea di Genova entra in una fase politica ad alta tensione. La Giunta regionale ha approvato una delibera con cui il presidente della Regione Liguria e commissario straordinario dell’opera, Marco Bucci, assegna all’assessore alle Infrastrutture Giacomo Raul Giampedrone la delega per svolgere funzioni di coordinamento e impulso nella realizzazione della Fase B, di cui la Regione è soggetto attuatore e stazione appaltante.

In concreto, secondo quanto comunicato, Giampedrone avrà il compito di arrivare alla stipula del contratto con l’operatore economico aggiudicatario della gara, lavorando con le direzioni generali competenti e con la stazione unica appaltante regionale. La motivazione formale richiamata è legata alla delega alle Infrastrutture che Giampedrone esercita da tre mandati consecutivi.

Giampedrone: incarico accettato, lascia l’Ambiente per evitare incompatibilità

Giampedrone descrive la nuova responsabilità come un incarico accettato con orgoglio e senso di responsabilità, ringraziando Bucci per la fiducia. Nel suo messaggio insiste sul peso strategico della diga, presentata come un’infrastruttura capace di incidere sul futuro dei traffici del porto di Genova verso il Nord Ovest e l’Europa e indicata come una delle opere pubbliche di maggiore complessità e impatto a livello nazionale.

Nello stesso quadro, Giampedrone annuncia che, d’intesa con Bucci, lascerà la delega all’Ambiente, spiegando che la scelta è stata ritenuta necessaria per evitare qualsiasi possibile incompatibilità futura legata al nuovo incarico sulla Fase B.

L’attacco del Partito Democratico: “la Fase B è bloccata, delega non sblocca nulla”

All’annuncio replica duramente Simone D’Angelo, consigliere regionale del Partito Democratico, che dipinge una situazione opposta: secondo lui, mentre Regione e assessore rivendicano nuove deleghe, la realtà sarebbe quella di un’opera ferma. D’Angelo sostiene che la Fase B risulterebbe bloccata da un contenzioso e che l’aggiudicazione sarebbe congelata, impedendo al cantiere di partire.

Nel suo intervento, il consigliere attacca anche sul tema della trasparenza, affermando che non sarebbero stati chiariti e resi pubblici tutti gli elementi ritenuti fondamentali per valutare sicurezza, tempi e scelte progettuali complessive, citando in particolare i passaggi relativi ai campi prova della Fase A.

“Intreccio di competenze” e scontro politico

D’Angelo critica inoltre il cambio di assetto dei ruoli, sostenendo che lo spostamento della stazione appaltante dall’Autorità di Sistema Portuale alla Regione avrebbe creato un intreccio di competenze tra Regione, commissario straordinario e Autorità di Sistema, generando confusione e incertezze procedurali. E interpreta la nuova delega come una mossa di equilibrio interno a una maggioranza descritta come divisa, più che come un atto utile a sbloccare l’opera.

Il punto politico, insomma, è servito: da un lato Regione e assessore rivendicano una nuova regia per portare avanti la Fase B; dall’altro l’opposizione sostiene che il problema non siano le deleghe, ma lo stallo del cantiere, con richieste di tempi chiari e maggiore trasparenza.


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