Amt, vi spieghiamo perché saltano le corse dei bus e perché sarà così fino alla fine della crisi. Obiettivo: salvare l’azienda e tenerla pubblica

Fit Cisl denuncia una situazione “ai minimi storici” tra mezzi bloccati e pezzi di ricambio che mancano: le linee saltano e il malcontento ricade sugli autisti. Il vicesindaco Terrile concorda che non è colpa del personale e rivendica risorse comunali già messe sul tavolo, non nasconde che la crisi è reale e spiega che va affrontata senza fingere nulla. In sostanza, non sono possibili soluzioni immaginifiche e “creative”. Ecco come stanno le cose

A Genova la scena si ripete: banchine piene, attese che si allungano, corse che saltano. E quando l’autobus finalmente arriva, spesso si porta dietro un carico di passeggeri eccessivo e la tensione accumulata: il primo bersaglio diventa chi è al volante. È proprio su questo punto che sindacato e Comune, pur da posizioni diverse, finiscono per convergere: gli autisti non possono essere trasformati nel parafulmine di un problema strutturale.

“Carenza ai minimi storici”: il quadro secondo Fit Cisl
Secondo Antonio Vella, segretario regionale Fit Cisl Liguria, la disponibilità di mezzi in AMT sarebbe arrivata a livelli critici: in media, ogni giorno, ci sarebbero circa 100 autobus fermi e quindi inutilizzabili. Le cause indicate sono due e hanno un impatto a catena: mancanza di pezzi di ricambio e fornitori non pagati, con ricadute dirette sulle manutenzioni e sulla possibilità di rimettere in strada i mezzi.
Il risultato, spiega il sindacato, è un servizio che fatica a rispettare frequenze e orari. Vella segnala criticità su più linee: a levante 375, 374, 381 e 383, a ponente 74 e 165. La fotografia descritta è quella di tratte in cui, anche quando gli autisti ci sarebbero, la corsa finisce per essere garantita con una sola vettura, facendo esplodere tempi d’attesa e frustrazione.
E qui arriva il punto più sensibile: per Fit Cisl la rabbia dei passeggeri si riversa spesso su chi lavora in strada, nonostante — viene sottolineato — il personale stia continuando a tenere in piedi il servizio “pagando in prima persona” il disagio.

Autisti sotto pressione e organici che si sfilacciano
Nel ragionamento del sindacato non c’è solo la questione dei mezzi: pesa anche il fronte del personale. Fit Cisl ricorda che da giugno 2025 ad oggi ci sarebbero state circa 60 fuoriuscite tra prepensionamenti e cambi di lavoro, mentre sul lato delle assunzioni si parla di un sostanziale blocco. Traduzione: meno margine per coprire turni e sostituzioni, proprio quando il sistema è già sotto stress.
Da qui la richiesta da parte del sindacato di misure immediate, senza aspettare solo il “piano di risanamento” di lungo periodo. La ricetta proposta è pragmatica: rimodulare il servizio in base alle risorse realmente disponibili (per evitare promesse impossibili da mantenere), programmare l’acquisto di nuovi autobus e avviare un primo sblocco delle assunzioni.
Terrile: d’accordo sul personale, ma “la crisi non nasce oggi”
Sul fronte politico, il vicesindaco Alessandro Terrile si dice sostanzialmente allineato sul punto centrale: non è colpa dei lavoratori. Ma nel suo intervento allarga il campo e respinge anche l’idea che la responsabilità ricada sull’attuale amministrazione o sull’attuale consiglio di amministrazione AMT.
Terrile attribuisce lo stallo dei mezzi in officina al fatto che a lungo, già ai tempi della precedente giunta, AMT non sarebbe riuscita a pagare i fornitori legati anche alla manutenzione, appesantita — nella ricostruzione politica — da circa 200 milioni di debiti accumulati negli ultimi anni e da scelte industriali giudicate sbagliate, oltre a una crisi finanziaria che sarebbe stata evidente almeno dal 2023. Da giugno, aggiunge, il Comune starebbe lavorando ogni giorno per superare l’emergenza, mettendo a disposizione risorse comunali definite ingenti. Ma, avverte, non si può far finta che la crisi non esista.
Cosa è cambiato da novembre: pagamenti “in corso”, debito pregresso congelato
Un elemento che l’amministrazione rivendica come spartiacque riguarda i pagamenti: da novembre AMT, grazie ai fondi impegnati dal Comune, sarebbe tornata a pagare le fatture correnti, cioè quelle “in corso”. Il debito pregresso, invece, resta congelato perché inserito nella procedura in tribunale. Certi fornitori si sono fermati anche a fronte della ripresa dei pagamenti da novembre.
C’è poi un vincolo spesso ignorato nel dibattito pubblico, ma decisivo: la dirigenza, in questo quadro, non può decidere liberamente chi pagare per primo (per esempio scegliendo alcuni fornitori strategici per ottenere subito pezzi di ricambio). È una scelta che la legge non consente: non si possono fare pagamenti selettivi “a piacimento” per accelerare un singolo anello della catena come, ad esempio, la fornitura di ricambi.
“Non ci nascondiamo”: servizio in difficoltà e soluzioni non immediate
L’amministrazione sostiene di non volersi nascondere dietro formule generiche: oggi il servizio è molto in difficoltà e, di conseguenza, lo sono gli utenti. Ma proprio per questo viene messo un paletto: non basterebbe invocare uno “sforzo” indistinto, perché i margini operativi sono stretti. Gli sforzi e i sacrifici vanno tutto nella direzione di salvare Amt e mantenerla in mani pubbliche.
Anche alcune proposte del sindacato, spiegano dal fronte istituzionale, non sarebbero praticabili nel breve:
- nuovo personale: a questo punto della crisi dell’azienda non esiste la possibilità di assunzione
- nuovi autobus: anche avendo subito il capitale (cosa che non è), tra gare, allestimenti e consegne servirebbero mesi, se non anni, prima di vederli su strada. Peraltro, i mezzi che ora sono fermi per mancanza di ricambi, quando i pezzi arriveranno potranno ripartire.
- rimodulare il servizio riducendo le corse: sarebbe una strada che non avvantaggerebbe l’utente, perché ufficializzerebbe un taglio invece di provare a garantire il massimo possibile ogni giorno.
Di fatto, le soluzioni suggerite sono puramente teoriche e irrealizzabili, salvo il taglio a monte del servizio che andrebbe ad ulteriore danno dell’utenza.
Tra l’altro, c’è una grande quantità di mezzi acquistati dalla precedente giunta ferma nei piazzali, inutile, perché mancano le infrastrutture necessarie per farli funzionare. Nel bilancio dei mezzi a disposizione, questi vengono a mancare.
Il “copione” quotidiano: servizio adattato ai guasti dell’ultimo minuto
La descrizione più cruda, oggi, è questa: ogni giorno si recita “a soggetto”, cercando di garantire il massimo rispetto a quanto programmato, ma adattando il servizio ai mezzi che si fermano o si rompono all’ultimo minuto. Nei giorni scorsi, viene riferito, sarebbero stati circa 250 su 620 gli autobus fermi.
Il punto di svolta, nel breve, resta legato ai pezzi di ricambio: molti mezzi potrebbero rientrare in servizio quando sarà possibile acquistarli e rimettere in moto la catena manutentiva.
In mezzo, i passeggeri: meno certezze, più tensione
Nel frattempo, la città vive la crisi nella forma più semplice e più dura: attese, corse saltate, coincidenze impossibili. E una tensione che rischia di scaricarsi su chi lavora in strada. L’unico punto su cui, almeno a parole, c’è convergenza è che gli autisti non devono essere il bersaglio. Per il resto, la partita resta aperta: rimettere in strada i mezzi fermi e ridare regolarità al servizio, prima che l’emergenza diventi la nuova normalità.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Blusky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.