Sanità 

Prevenzione sanitaria, Liguria in fondo alla classifica. I numeri della Fondazione Gimbe diventano un caso politico

Nel 2023 la Liguria è penultima (a pari merito con l’Abruzzo) per rispetto dei Livelli essenziali di assistenza nell’area prevenzione, con 54/100: peggio fa solo la Sicilia. Nel nuovo sistema di garanzia la Regione risulta “inadempiente” sulle tre aree monitorate; nel dettaglio segna 85 nell’assistenza distrettuale e 80 nell’assistenza ospedaliera. Sul report interviene il Partito Democratico con Armando Sanna: «Sanità vicina al collasso»

La prevenzione è la prima linea della sanità: vaccini, screening, controlli di sanità pubblica, tutela collettiva. Ed è proprio qui che la Liguria, secondo l’ultima fotografia disponibile, fatica di più. Nel 2023 — ultimo anno con dati consolidati — la Regione si colloca al penultimo posto (insieme all’Abruzzo) nella graduatoria nazionale sul rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) nell’area della prevenzione, con un punteggio di 54 su 100. In fondo alla classifica resta la Sicilia con 49, mentre al vertice ci sono Provincia autonoma di Trento e Veneto, distanti 44 punti.

A mettere nero su bianco la graduatoria è la Fondazione Gimbe, ente indipendente e senza scopo di lucro che analizza il Servizio sanitario nazionale, promuove la medicina basata sulle evidenze e pubblica report periodici su qualità, sostenibilità e performance della sanità pubblica. Il presidente della Fondazione è Nino Cartabellotta, che presenta e commenta questi monitoraggi come indicatori della capacità delle Regioni di garantire, in modo uniforme, i diritti sanitari previsti per tutti i cittadini.

Cosa misura la classifica (e perché conta)

I Lea non sono “bonus” né progetti a scelta: sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale deve assicurare in modo omogeneo. Il monitoraggio avviene attraverso il Nuovo sistema di garanzia, che valuta tre grandi aree:

  1. Prevenzione collettiva e sanità pubblica
  2. Assistenza distrettuale (territorio, medicina di base, servizi territoriali, presa in carico)
  3. Assistenza ospedaliera

Nel quadro tracciato dalla Fondazione, la Liguria risulta “inadempiente” sul nuovo sistema di garanzia nelle tre aree monitorate. E se il dato della prevenzione è quello che pesa di più (54), gli altri due punteggi descrivono comunque una Regione che non riesce a stare in testa, pur non essendo nelle ultimissime posizioni:

  • Assistenza distrettuale: 85 punti, che colloca la Liguria quinta a livello nazionale (ma con 11 punti in meno rispetto al Veneto, che guida questa area).
  • Assistenza ospedaliera: 80 punti, valore che porta la Liguria dodicesima (a 17 punti dalla Provincia autonoma di Trento, prima in classifica).

Il confronto con le altre Regioni: chi corre e chi resta indietro

Guardando la graduatoria della prevenzione, la spaccatura è netta. Alcune Regioni viaggiano su punteggi altissimi, mentre il fondo resta distante.

Sul podio:

  • Emilia-Romagna con 97
  • Lombardia e Toscana con 95

Subito dietro:

  • Piemonte e Umbria con 93
  • Friuli Venezia Giulia con 81

Nella parte bassa, oltre alla Liguria, compaiono Regioni che restano sotto il livello delle migliori e che faticano a raggiungere standard uniformi. Il risultato è un Paese che, sulla carta, garantisce gli stessi diritti, ma in pratica li rende più o meno accessibili a seconda del territorio.

Il dato “totale”: Liguria sotto la media nazionale

Oltre ai punteggi per area, c’è anche un valore complessivo che aiuta a contestualizzare: nel 2023, a fronte di un punteggio medio nazionale di 226, la Liguria registra 219 negli adempimenti complessivi dei Lea. Non è un crollo, ma è un segnale: la Regione resta sotto la media e, soprattutto, mostra uno squilibrio marcato sul fronte della prevenzione.

L’attacco del Partito Democratico: “Fallimento della destra, sanità al collasso”

I numeri Gimbe sono diventati subito un caso politico. A intervenire è Armando Sanna, capogruppo del Partito Democratico in Regione, che parla di “dati che certificano il fallimento” del governo regionale e definisce la Liguria “penultima in Italia e ultima regione del Nord per qualità della prevenzione sanitaria”, con una sanità “vicina al collasso”.

Secondo Sanna, l’inadempienza sulle tre aree monitorate si traduce in conseguenze molto concrete: cittadini che rinunciano alle cure, tempi lunghi per visite ed esami, ricorso crescente al privato “pagando di tasca propria”, con l’effetto di aumentare le disuguaglianze. Nel mirino finisce anche il quadro complessivo: pronto soccorso in sofferenza, personale sanitario sotto pressione, servizi territoriali insufficienti e prevenzione “praticamente abbandonata”. Il capogruppo dem conclude annunciando che il Partito Democratico continuerà a incalzare la giunta chiedendo “un cambio di rotta radicale” e riportando la sanità pubblica tra le priorità.

Perché la prevenzione è il nodo più delicato

La prevenzione è spesso la parte meno “visibile” della sanità: non fa notizia come un pronto soccorso pieno o una lista d’attesa lunga, ma incide su tutto il resto. Se screening e campagne di sanità pubblica funzionano male, aumentano i casi che arrivano tardi alle cure; se la prevenzione non regge, il sistema si affatica e il costo sociale cresce.

Ed è qui che il dato del 2023 diventa più di una classifica: è un segnale su cui, inevitabilmente, si misureranno scelte, priorità e investimenti dei prossimi mesi.


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