Bucci e Salis, Genova e la Liguria fanno quadrato sull’Iran. A Tursi documento a sostegno del popolo persiano firmato da tutti i partiti

In aula a Tursi un documento sottoscritto da tutti i gruppi. Il documento, proposto da Francesca Ghio (Avs) e sottoscritto da tutti, ribadisce vicinanza alla comunità in città, chiede di tenere alta l’attenzione sulla tutela dei diritti, con una posizione unitaria rara per ampiezza e toni. L’assessore regionale Ripamonti legge in piazza Matteotti un messaggio del presidente Bucci. Salis parla di diritti, situazione sociale ed elemento femminile

Piazza Matteotti, a Genova, è tornata a riempirsi di voci in farsi e cartelli che chiedono libertà. Un presidio nato per dare eco a ciò che sta accadendo in Iran e che, nelle stesse ore, ha trovato una sponda istituzionale rara: un sostegno che, tra Regione e Comune, è diventato esplicitamente unitario e condiviso da schieramenti diversi.

In piazza la presenza più visibile era quella degli studenti: tanti giovani che vivono la città tra università e lavoro, affiancati da persone della diaspora “storica”, arrivate in anni diversi e rimaste legate a famiglie e amici rimasti nel Paese. Gli organizzatori hanno ricordato un dato spesso citato dalla comunità: in Italia gli studenti provenienti dall’Iran sarebbero oltre 13 mila e costituirebbero la componente studentesca straniera più numerosa negli atenei. Un numero che, al di là delle statistiche, in piazza si traduceva in volti e storie: ragazzi e ragazze che studiano e lavorano qui, ma che seguono ogni giorno — quando riescono — ciò che accade a casa.

Più contenuta, invece, la partecipazione di genovesi non direttamente legati alla comunità. Un’assenza notata dagli stessi manifestanti, forse anche perché l’iniziativa si è svolta in orario lavorativo, quando partecipare diventa più difficile per chi non ha un legame personale con ciò che sta accadendo.
Il messaggio di Bucci letto in piazza: “Liguria al fianco di chi chiede libertà”
Un passaggio istituzionale forte è arrivato dal presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, con un messaggio letto pubblicamente dall’assessore regionale Paolo Ripamonti.
Bucci ha aperto con un saluto “di rispetto e vicinanza” a chi si è riunito per “testimoniare il valore della libertà e dei diritti fondamentali”. Poi il cuore del testo: la Liguria, scrive Bucci, guarda “con attenzione, rispetto e preoccupazione” alle proteste e alle richieste di “giustizia, democrazia e cambiamento”, sottolineando che tali gesti vengono sistematicamente repressi con violenze, arresti e uccisioni.
Il messaggio insiste sul significato della protesta come rivendicazione di dignità e libertà di espressione: la Regione dice di comprendere “il valore di ogni voce libera” e di ogni ribellione pacifica che rivendica diritti e futuro. Bucci ribadisce che la Liguria si riconosce nei principi universali di democrazia, pace e diritti umani e vuole far sentire “forte il sostegno” alla comunità, definita parte integrante della comunità ligure.
La chiusura, che richiama anche Ripamonti, torna su un concetto semplice: sostegno a chi lotta per un futuro migliore e impegno quotidiano per la libertà e la dignità di ogni persona, ringraziando chi manifesta “per la voce, la storia e il contributo” che porta.
Salis in Consiglio comunale: “Notizie sempre più drammatiche, serve una presa di posizione”
Quasi in parallelo, la discussione è entrata anche in Consiglio comunale, con l’intervento di Silvia Salis che ha incorniciato il tema in modo diretto: è “doveroso” riprendere i lavori portando un atto condiviso, perché le notizie che arrivano “sono sempre più drammatiche” e impongono una presa di posizione.
Nel suo intervento, Salis mette insieme tre piani: diritti, situazione sociale ed elemento femminile. Parla di città che scendono in piazza per chiedere ciò che “noi tutti abbiamo” — libertà, democrazia, possibilità di vivere la propria vita — e insiste anche sul contesto economico, citando un’inflazione altissima che rende difficile perfino a chi lavora permettersi una casa: una miscela esplosiva, aggravata da un potere che ha limitato e compresso qualsiasi libertà.
Poi il passaggio che in aula pesa di più: il ruolo delle donne, soprattutto giovanissime, che negli ultimi decenni hanno subito vessazioni e che oggi scendono in piazza rischiando conseguenze gravissime. Salis descrive un regime che “non ha freni” e richiama le notizie di repressione, con un bilancio drammatico di vittime e azioni violente.
Da qui la rivendicazione della posizione della città: Genova, dice, è legata ai valori della pace e dell’indipendenza e deve esprimere un orientamento unitario contro ogni repressione, anche come gesto di vicinanza alla comunità in città che vive il dramma di non sapere cosa stia accadendo ai propri cari, anche per le limitazioni nelle comunicazioni e nell’informazione.
In chiusura, Salis aggiunge una riflessione storica: ricorda l’Iran prima del 1979, cita il tema della nazionalizzazione del petrolio negli anni Cinquanta e allarga lo sguardo al fatto che diritti e libertà non sono conquiste irreversibili. La storia, dice, non va solo in avanti: può andare avanti e indietro, a seconda della forza con cui si difendono i diritti propri e quelli degli altri.
Il documento firmato da tutti: l’ordine del giorno proposto da Ghio
Il punto politico più significativo è un altro: in Consiglio comunale è stato presentato un documento proposto dalla capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Francesca Ghio, e sottoscritto da tutti i partiti. Ghio in aula ha sottolineato che il testo è “scritto e firmato da tutta l’Aula”, quindi maggioranza e minoranza insieme.
Non avendo qui il testo integrale del documento, il contenuto emerge dalle spiegazioni in aula e dal senso dell’atto: l’ordine del giorno nasce come risposta a una richiesta arrivata dalla comunità in città e mira a tenere acceso un faro su ciò che accade in Iran proprio mentre la mancanza di comunicazioni rende più difficile capire e verificare.
Ghio ha raccontato una telefonata con una rappresentante della comunità — “sono distrutta perché la mia gente sta morendo” — e ha descritto un contesto di proteste prolungate e repressione. Nella sua lettura, parlare in aula “anche se sembra poco” serve a dare voce alla comunità e a non far scendere il silenzio, soprattutto durante il blackout.
La seconda richiesta, riportata da Ghio, è “avere il coraggio di approfondire”: non fermarsi alla superficie della crisi dei diritti umani, ma capire le radici del potere e riconoscere anche le ambiguità occidentali, ad esempio sul tema energetico. Il documento, proprio perché sottoscritto da tutti, viene presentato come un gesto politico importante: una solidarietà che prova a essere concreta, non solo dichiarata.
Tutti gli interventi, tutti i partiti: solidarietà comune, accenti diversi
Accanto al messaggio di Bucci e al documento comunale, sono arrivate dichiarazioni e prese di posizione da più forze politiche regionali, con un filo comune — la solidarietà e la condanna della repressione — e qualche distinguo sul “dopo”.
- Gianni Pastorino (Lista Orlando, rappresentante di Linea Condivisa) ha partecipato al presidio e ha ribadito la richiesta di libertà e autodeterminazione, sottolineando il tema del blackout e della violenza contro i manifestanti. Ha però marcato un punto politico: essere contro la teocrazia non significa accettare restaurazioni o scorciatoie, e la democrazia deve nascere da una scelta libera del popolo, non da soluzioni calate dall’alto.
- Davide Natale (Partito Democratico Liguria) ha espresso solidarietà a chi sta pagando un prezzo altissimo per chiedere diritti e democrazia, definendo le proteste una richiesta legittima di futuro e dignità.
- I gruppi Vince Liguria–Noi Moderati e Orgoglio Liguria hanno parlato di profonda solidarietà. Matteo Campora ha richiamato la centralità della tutela delle vite e dei diritti umani e la necessità di lavorare per soluzioni che favoriscano dialogo e stabilità.
- La Lega, con Sara Foscolo, Alessio Piana e Armando Biasi, ha ribadito sostegno e vicinanza alla comunità in città e a chi manifesta, richiamando il coraggio di donne e uomini che scendono in strada per diritti e democrazia.
Il contesto: proteste, economia e blackout
Le notizie che arrivano dall’Iran descrivono una situazione complessa, con numeri difficili da verificare pienamente proprio a causa delle restrizioni alle comunicazioni. Molte ricostruzioni indicano un intreccio di fattori sociali, economici e politici: crisi del potere d’acquisto, tensioni diffuse e una contestazione che si è trasformata in una richiesta esplicita di cambiamento.
Il blackout delle comunicazioni è uno dei punti più citati: quando internet e collegamenti vengono limitati, non si spegne soltanto la rete, ma anche la possibilità di raccontare e verificare in tempo reale ciò che accade. Ed è proprio contro il rischio del silenzio che la piazza genovese e le istituzioni locali hanno scelto di schierarsi, con un gesto trasversale che, almeno per un giorno, ha messo d’accordo tutti.
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