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Da Teheran a Genova: sit-in in piazza Matteotti per “far arrivare la voce” delle proteste

La comunità iraniana scende in piazza a Genova: appuntamento martedì 13 gennaio 2026 in piazza Matteotti, mentre dall’Iran arrivano notizie di repressione e blackout delle comunicazioni

Genova si prepara a diventare, per qualche ora, una cassa di risonanza delle proteste che in questi giorni attraversano l’Iran. Martedì 13 gennaio, alle 12, è in programma un presidio in piazza Matteotti: a promuoverlo è la comunità iraniana che vive a Genova, con l’obiettivo dichiarato di esprimere solidarietà ai manifestanti scesi in piazza a Teheran contro il regime degli Ayatollah.

Nella nota di convocazione, gli organizzatori descrivono una mobilitazione che – spiegano – torna a rivendicare il diritto all’autodeterminazione e alla libertà, mentre la risposta delle autorità sarebbe ancora una volta segnata da violenza e repressione.

“Buio” sulle comunicazioni

Uno dei punti centrali del messaggio riguarda il tema dell’isolamento. I promotori parlano di un blackout quasi totale di Internet da quattro giorni, e in alcune aree anche di comunicazioni interne fortemente limitate: un taglio che, sostengono, servirebbe a spezzare i contatti tra le persone e a impedire che all’esterno arrivino testimonianze e immagini di quanto sta accadendo.

È anche per questo che le cifre su vittime e arresti restano, secondo loro, difficili da verificare. Nella nota vengono riportate stime che parlano di oltre 500 morti e circa 10.000 arresti, con altre segnalazioni – non verificabili in modo indipendente – che indicherebbero numeri ancora più alti.

Il passaggio politico: “serve un riferimento”

Accanto alla denuncia della repressione, il comunicato contiene anche una riflessione politica: per anni, scrivono gli organizzatori, l’opposizione sarebbe stata spezzata da arresti e repressione, rendendo difficile trovare unità e riferimenti. Oggi, aggiungono, l’unica alternativa politica visibile in grado di aggregare un consenso ampio sarebbe Reza Pahlavi, definito “controverso” ma, a loro giudizio, l’unico capace di rappresentare una direzione riconoscibile per chi chiede democrazia e laicità.

“Una sola richiesta: libertà”

Il senso dell’iniziativa, però, resta soprattutto simbolico: “fare da eco” a chi protesta in prima linea. Il presidio in piazza Matteotti è pensato come un gesto pubblico per rompere il silenzio e ribadire, con le parole conclusive della nota, una richiesta netta: libertà.


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