Addio “ex INPS”: il palazzo-fantasma di corso Italia è stato venduto. Caccia al (per ora) misterioso compratore

Come racconta L’Unica in un articolo firmato dal giornalista Roberto Orlando, lo storico edificio di corso Italia 30 — 21 appartamenti e vista sul mare — è stato aggiudicato tramite asta gestita da Invimit per 15,87 milioni. Resta da capire chi sia il nuovo proprietario e quale destino attenda l’immobile, rimasto per anni quasi del tutto vuoto

Per i genovesi è sempre stato “l’ex INPS”. Un’etichetta comoda, burocratica, quasi ingenerosa per un palazzo liberty affacciato su uno dei tratti più amati di corso Italia, con il mare sotto le finestre e l’Abbazia di San Giuliano a fare da quinta. Eppure quel soprannome rischia di diventare presto obsoleto: l’edificio di corso Italia 30 ha cambiato padrone.

A ricostruire la vicenda è L’Unica, in un pezzo firmato da Roberto Orlando, che ripercorre una storia lunga un secolo fatta di passaggi di proprietà, leggi, cartolarizzazioni e un lento scivolamento verso l’abbandono. Il punto di svolta arriva con l’asta: Invimit Sgr (società partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha chiuso il bando a metà ottobre dopo il lancio estivo e l’immobile è stato aggiudicato per 15 milioni e 870 mila euro, poco sopra la base.

Un gigante quasi vuoto: 21 appartamenti, ma poche famiglie
Il dato che colpisce di più è il paradosso raccontato nell’articolo: un palazzo di sei piani più seminterrato, con 21 appartamenti e oltre 6.700 metri quadrati di superficie, arrivato negli anni a ospitare pochissimi nuclei. Un vuoto non casuale: la logica della vendita “in blocco”, le regole legate alle operazioni di cartolarizzazione e il timore di svalutare il bene con nuovi contratti avrebbero contribuito a congelare la vita dell’edificio, trasformandolo in quello che molti in zona chiamano già da tempo un “palazzo fantasma”.
Dai Gorziglia a Gaslini, poi la lunga stagione previdenziale
Orlando ricostruisce anche l’origine del palazzo: nasce come investimento dell’imprenditore Francesco Gorziglia, in un’epoca in cui corso Italia prendeva forma. Nel 1942, in piena crisi economica personale, l’imprenditore si toglie la vita e l’immobile passa di mano: lo acquista Gerolamo Gaslini, figura centrale della storia cittadina e fondatore dell’ospedale pediatrico. La proprietà resterà legata alla Fondazione Gaslini fino ai primi anni Duemila, quando arriverà il passaggio al mondo previdenziale (INPDAI, poi confluito in INPS) e, da lì, una lunghissima fase di immobilismo.
Degrado, lavori a metà e un futuro ancora misterioso
Nel tempo, spiega l’articolo, non sono mancati interventi: restauri, ponteggi, facciate sistemate. Ma l’impressione generale è rimasta quella di un edificio a metà strada tra l’eleganza originale e i segni di trascuratezza — soprattutto nelle parti meno visibili dalla passeggiata.
Ora, con la vendita, si riapre la domanda decisiva: che cosa diventerà corso Italia 30? Le ipotesi vanno dalla riconversione residenziale (anche di lusso) a funzioni ricettive o formule “ibride” oggi molto richieste nel mercato immobiliare. Il nome del nuovo acquirente, però, non è ancora pubblico: dovranno passare mesi, tra verifiche e controlli, prima di conoscere ufficialmente chi ha messo le mani su uno degli indirizzi più panoramici della città.
Nel frattempo, resta un dettaglio tutto genovese: quando cambia la storia di un luogo, spesso cambia anche il suo soprannome. E stavolta, l’“ex INPS” potrebbe davvero non bastare più.
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