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Giletti spettacolarizza l’omicidio di vico Mele: «A Genova non ci andrò mai più». Abitanti indignati: «Noi, il centro storico e la città violentati da lui»

Una diretta incuneata tra i temi caldi del populismo, da una parte immigrazione e ong, dall’altra medici no vax. Il giornalista ha prima confuso immagini e fatti della movida con quelle della zona dove è avvenuto l’assassinio, quindi ha cercato di attirare l’attenzione sulla bandiera tricolore appesa a una delle finestre dell’appartamento dell’assassino sottolineando che la vittima era un migrante, poi ha mandato in onda come esclusive le immagini dell’agonia di Javier Miranda che tutti hanno pubblicato, però con il buon gusto di non zoommarle così tanto come è avvenuto nella trasmissione “Non è l’Arena” e coprendo i particolari cruenti. Infine ha detto che l’uomo sarebbe morto dopo pochi secondi quando invece è deceduto ore dopo, nonostante un disperato intervento chirurgico, nella rianimazione del San Martino. Gli abitanti: «Non verrà mai più? Ne faccia a meno, non lo vogliamo e certamente non parteciperemo mai più alle sue messe in scena»

I genovesi che l’hanno seguita si saranno accorti che si è trattato di una trasmissione preparata alla carlona, senza assumere almeno le informazioni basilari per comprendere davvero quanto è accaduto, o forse costruita con la volontà di buttare tutto in caciara, magari nella speranza che gli abitanti introducessero temi razziali, cosa che assolutamente non è avvenuta. Una trasmissione che ha ammiccato all’audience senza curarsi di rendere la situazione per quella che è, certo non facile, ma nemmeno quella che è stata descritta in un minestrone tra baccano della movida e delitto, senza nemmeno parlare dei problemi di sicurezza, che ci sono, ma forse era troppa fatica documentarli realmente, con continenza e dati reali. L’omicidio di Javier Miranda poteva accadere ovunque. In vico Mele non c’è movida e quella sera, si capisce dei video delle telecamere di sorveglianza, non c’era nemmeno il capannello di persone che solitamente stazionano all’esterno.

La trasmissione “Non è l’arena” mandata in onda ieri sera su “La7” ha fatto infuriare i residenti. Apprezzabile il tentativo del professor Matteo Bassetti, in collegamento per la questione “medici no vax”, che ha spiegato come il centro storico, pur essendo «una polveriera» non sia solo quello. «Non diamo però solo l’immagine di un centro storico che è solo il Bronx – ha detto Bassetti ricordando come in alcune zone si possano trascorrere serate in tranqullità -. Non è così». Quando ha detto questo, Giletti gli ha tolto bruscamente la parola, per ridargliela solo quando si sarebbe parlato di no vax.

Inutile anche il tentativo di ragionare in maniera intelligente sul tema del giornalista del Secolo XIX Giovanni Mari.

Andrea Piccardo dell’associazione Ama (quella della zona) ha fatto un discorso articolato, tentando di spiegare quanto accade senza spettacolarizzare come forse avrebbe voluto Giletti, e ha aggiunto che le forze dell’ordine ci sono, ma non portano significativi benefici e ha sottolineato quello che è, secondo lui, è la mancata presenza e lo scarso impegno delle istituzioni. È stato zittito con un cambio di argomento repentino.

Insomma, a Giletti la ciambella non è riuscita col buco, stavolta. Ma nel frattempo ha causato enormi danni all’immagine della città e del centro storico, dipingendolo come un posto inavvicinabile, pericoloso sempre, ovunque e comunque.

I portavoce dell’associazione “Via del Campo e Carruggi” non sono stati nemmeno fatti parlare, chiamati, evidentemente, solo per fare platea. A un certo punto Giletti, che evidentemente nulla sa dell’impegno, certo non allo sfascio, degli abitanti della città vecchia, si è chiesto come mai i cittadini non scendano in piazza. Ha gettato con una sola frase nella spazzatura decenni di impegno dei cittadini e dei vari comitati, chiamando alla protesta di piazza in un momento storico in cui decisamente non c’è bisogno di surriscaldare gli animi, Ha preso come misura i presenti alla diretta: pochi, a suo parere. Ma erano quelli da lui invitati, mica era una manifestazione pubblica. Ci sarà una fiaccolata pacifica domenica prossima, ad esempio. Le manifestazioni mica si organizzano per le telecamere di Giletti. «La gente c’è ma abbastanza poca – ha detto il conduttore -. Noi dobbiamo scendere il piazza per difendere la nostra libertà, la nostra democrazia». E poi: «Ci sono stato tre volte di sera in quei carruggi, non ci torno più». Una frase pesantissima, contro la città che sta tentando con tutte le forze di recuperare sia il periodo Covid sia quello precedente, quello del crollo del Ponte Morandi. Ha tentato, senza riuscirci, confondendo i fatti, di dipingere il peggio. E siccome non c’è riuscito è passato in fretta ad altri argomenti.

Vogliamo anche raccontare ai nostri lettori che la bandiera tricolore su cui ha indugiato parecchio la trasmissione sta alla finestra della casa dell’omicida reo confesso dal 25 Aprile dell’anno del lockdown. L’aveva messa un precedente inquilino. Lo spiegano i residenti del Palazzo. Quello che si voleva far passare per un simbolo politico di destra e che magari poteva esser lì da un Mondiale o un Europeo di calcio o dalle Olimpiadi era invece lì per celebrare la Liberazione dal fascismo.

Le istituzioni genovesi e liguri, a nostro parere, dovrebbero prendere una decisa posizione contro quanto è stato fatto e detto: tutto il lavoro di recupero dell’immagine (concretizzatisi, ad esempio, nell’aumento delle visite turistiche) è stato gettato nella spazzatura in pochi minuti su una rete nazionale. La città va risarcita.

La posizione, fortissima, la prende il presidente dell’associazione “Via del Campo e Caruggi” Christian Spadarotto, ieri comparsa muta alla trasmissione.

Con noi, Sparadotto prosegue: «Avevo messo avanti le mani – racconta -. Avevo detto che alla minima percezione che il tema potesse essere strumentalizzato avrei esposto le mie obiezioni. Così mi hanno reso uno spettatore muto. Siamo stati violentati ieri sera: noi, il centro storico e la città intera. Prima dell’apertura del programma è stato detto «ci collegheremo vicolo maledetto». È stato usato proprio il termine “maledetto”. Le maledizioni qui non ci sono. Intanto era opportuno fare le condoglianze alla famiglia dell’uomo ucciso e poi usare toni consoni, evitare la spettacolarizzazione a tutti i costi. Avrei parlato della nostra modalità, che non è quella della caciara populista, ma quella di portare soluzioni portando anche il nostro contributo e cercando di collaborare meglio con le istituzioni, migliorare una collaborazione che su certi punti c’è e in qualche caso va create. Non ci sentiamo abbandonati, non soffriamo di solitudine. Abbiano l’aiuto delle istituzioni e vogliamo aiutarle ad aiutarci. Come ne esce la città da quella trasmissione? I genovesi devono essere indignati stamattina. Devono chiedere una rettifica dell’immagine vergognosa che Giletti ha voluto far passare per fare più audience».

Se non l’avete visto e proprio volete vedere il brano della trasmissione, comincia, a questo link al minuto 1:01:26. Potrete, così, prendere il metro del “metodo” e farvene una vostra idea.

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