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Quartini e Fichera, domani i 12 anni dall’omicidio delle guardie zoofile

I due furono uccisi a colpi di pistola dal cacciatore Renzo Castagnola a cui dovevano sequestrare i cani per maltrattamenti. L’uomo, dopo aver ferito la moglie, sì uccise. Il ricordo dell’allora consigliere provinciale Angelo Spanò

Ricordo come fosse ora quel maledetto giorno del 12 maggio del 2010, ero in Consiglio Provinciale, quando ricevetti una telefonata da un giornalista, il quale mi chiese se avevo saputo ciò che era accaduto. Stentavo a credere che fosse successo, provai a chiamare più volte sul cellulare le due guardie, entrambi i cellulari suonarono a vuoto, di li capii che un grave lutto aveva colpito la Lipu e l’associazione 4A (Associazione Amici Animali Abbandonati) e tutto il mondo ambientalista e animalista.Desidero ricordare i fatti: Durante un’azione di sequestro per maltrattamento cani, la guardia venatoria Paola Quartini della Lipu e la guardia zoofila Elvio Fichera della 4A, venivano barbaramente uccisi a colpi di pistola dal cacciatore Renzo Castagnola, custode degli animali, il quale si opponeva al sequestro. Queste due guardie erano molto esperte, vantavano anni di servizio. Si erano presentati al Castagnola con regolare mandato della Procura della Repubblica, ed erano accompagnate da due carabinieri e due vigili urbani. Nonostante queste precauzioni e la legittimità dell’atto, il cacciatore decideva di sparare alle guardie con crudeltà, uccidendole sul colpo, ferì anche la moglie e poi rivolse l’arma contro se stesso. La tragica morte dello sparatore rende ancora più assurda la conclusione di un sequestro, ribadisco sequestro eseguito a norma di legge e andava fatto rispettare, per il bene degli animali. Per tutti noi è stato uno shock tremendo, conoscevo i valori umani di queste persone e la loro correttezza nello svolgere la vigilanza volontaria. Persone miti, di grande sensibilità, capaci di commuoversi per animali che non riuscivano ad aiutare o ad esaltarsi quando al contrario riuscivano a salvare anche un piccolo animaletto. Sacrificavano il loro tempo e i loro soldi per un ideale, si alzavano al mattino presto per controllare il territorio. Non erano sceriffi, ma persone armate solo delle loro convinzioni e della conoscenza delle leggi, inermi di fronte allo squilibrio mentale di una persona che li colpiva ripetutamente. Anche se sono passati parecchi anni, non posso non ricordarmi di loro, sento ancora la loro mancanza, mi mancano le loro le telefonate quotidiane e soprattutto la loro amicizia e la loro disponibilità. Per questi motivi, anche quest’anno ho ritenuto doveroso ricordarli.

Angelo Spanò già Consigliere Provinciale

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