Omicidio di Alice, ora sulla pagina social di Alberto Scagni spunta una corteggiatrice malata di ibristofilia

Cronaca di una morte annunciata? Escalation di aggressività di Alberto Scagni anche sui social nei giorni precedenti l’omicidio. J’accuse della madre. Stamattina l’interrogatorio di garanzia per il 43enne accusato di aver ucciso la sorella con una ventina di coltellate e che da tempo perseguitava chiunque avesse la ventura di avere a che fare con lui: mamma, papà, sorella, persino la nonna a cui avrebbe bruciato la porta di casa, poi i vicini di casa e la ex fidanzata. Sulla sua pagina Fb si leggono insulti commenti disperati di parenti, di persone che vogliono manifestare più o meno urbanamente la propria condanna, ma anche di una donna che (probabilmente con account fake) scrive «Sono incredibilmente attratta da te, ti ho spedito una lettera al carcere, spero che te la consegnino»

Di ieri lo j’accuse nei confronti sei servizi di salute mentale e delle forze dell’ordine da parte della madre, Antonella Zarri, che ha perso in pochi istanti sia la figlia sia il figlio, accusato di aver ucciso la sorella e per cui la Procura ha ipotizzato tre aggravanti: la premeditazione, la crudeltà e l’uso del mezzo insidioso.


La donna ha dichiarato all’Ansa:

Le vite dei miei figli sono state buttate via per l’incuria e l’incapacità delle forze dell’ordine e del servizio di salute mentale. Mio figlio si poteva fermare prima e mia figlia sarebbe stata salvata. Negli ultimi quattro giorni c’è stata una escalation che ci ha fatto preoccupare. Abbiamo chiamato pietendo il 112 cinque volte ma nessuno è intervenuto. Ancora domenica a ora di pranzo mio figlio ci ha fatto due chiamate di minacce concitate e così abbiamo richiamato chiedendo aiuto. E ci è stato detto di fare denuncia lunedì e che non c’era una volante da mandare. Però domenica notte per non farmi vedere il corpo della mia piccolina c’erano 30 agenti che mi hanno tenuta lontana. Ci eravamo affidati alle istituzioni. Abbiamo chiamato più volte perché Alberto aveva bisogno di un aiuto che noi non riuscivamo più a dare e quello che gli davamo ormai gli faceva solo male. Aveva bisogno di un aiuto psichiatrico. Ma quando abbiamo chiamato l’igiene mentale ci hanno dato appuntamento dopo un mese. Avrebbe dovuto avere la visita il due maggio. Sono stati lenti, nonostante le nostre richieste. È come se una persona va al pronto soccorso con un infarto ma le dicono di aspettare perché c’è la pausa caffè o il cambio turno e nel frattempo muore. Alberto doveva essere seguito, doveva essere fermato e invece nessuno ha fatto nulla.


Basta guardare le bacheche social di Alberto Scagni per capire che si stava verificando un’escalation verso la violenza, se sia stata frutto di malattia mentale o simulazione e pianificazione accurata per sfruttare un’eventuale infermità mentale in fase di processe saranno i periti a dirlo. Certo, Scagni usava le bacheche per lanciare messaggi, avvertimenti capaci di incutere preoccupazione in quelli che considerava avversari, nemici: parenti, vicini di casa e l’ex fidanzata di cui aveva pubblicato alcune foto, nel frattempo sparite dai social, probabilmente su richiesta della stessa ragazza.

Nelle foto pubblicate si vedono mazze, una pallottola, un coltello che ora gli investigatori stanno valutando se sia quello dell’omicidio. E ancora, ripetutamente, la mano con cui ha probabilmente vibrato i colpi che hanno ucciso la sorella con un enorme teschio tatuato. Poi le ricevute della “bonifica ambientale” del suo appartamento in via Balbi Piovera (con esito negativo), perché pensava di essere spiato. Poi le tracce delle angherie ai vicini di casa, così pressanti che qualcuno è stato costretto a pensare di cambiare residenza.

Ripetuti e, alla luce dei fatti, agghiaccianti i ripetuti post sulla corrida, in cui si vede il toro trafitto dalle banderillas. Tra i post anche a riferimenti a persone condannate per omicidio, tra cui il serial killer Donato Bilancia.

Dalle indagini e da quanto dichiarato dai parenti sono emerse continue richieste di denaro a tutti i membri della famiglia da parte di Alberto Scagni, disoccupato. Alla nonna, dopo l’ennesimo “no”, era misteriosamente bruciata la porta di casa. Per un po’ la famiglia aveva versato le cifre richieste, poi aveva chiuso i rubinetti ritenendo, come ha dichiarato la madre, che questo peggiorasse le cose. Scagni pubblicava sulle proprie bacheche social e su quella della sorella continue lamentele per le mancate pronte risposte della famiglia, coinvolgendo anche il marito della donna. Proprio nei confronti di questi, Alberto covava sentimenti di gelosia anche per i suoi buoni rapporti con la famiglia della moglie.

Tra i tanti commenti di condanna che gli utenti della rete hanno scritto sulla bacheca di Alberto Scagni ce n’è uno fuori dal coro, scritto da una donna che, probabilmente, si nasconde dietro un account fake. La persona che scrive dice di soffrire di ibristofilia, una parafilia in cui l’eccitazione sessuale e il raggiungimento dell’orgasmo, o la facilitazione ad esso, sono dipendenti o comunque contingenti dal fatto di essere a conoscenza che il proprio partner abbia commesso qualcosa di non consentito dalla legge, quindi dei veri e propri crimini, anche efferati, quali omicidio, stupro e rapina a mano armata. La cronaca racconta di molti assassini e serial killer subissati, in carcere, dalle lettere di pretendenti.

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