Belin, c’è scritto sulla Treccani! L’intercalare genovese trova posto nel prestigioso dizionario

In un articolo a firma del giornalista Marco Brando si leggono significato, sfumature e storia del “modo di dire” che contraddistingue chi è nato sulle sponde del Mar Ligure

«Anche chi non è mai stato in Liguria di solito associa l’identità locale ad almeno due stereotipi: la presunta tirchieria e il ricorso assai ricorrente alla parola belin (dal punto di vista etimologico la grafia corretta è bellin, con la pronuncia be ́liŋ)».

Comincia così l’articolo sul magazin del sito Treccani

Brando cita anche «una delle ipotesi “etimologiche” più pittoresche» secondo la quale “belin” (testualmente l’organo riproduttivo maschile, lo scriviamo per tutti coloro che concepiscono il pesto anche senza aglio suscitando moti di disgusto e disapprovazione tra i liguri), «deriverebbe dai nomi di due divinità “falliche”: Baal o Belo, di origine semitica/fenicia, o Belenos, caro ai Celti. Di teorie ce ne sono altre e potete andare a leggerle nell’articolo della Treccani che postiamo in fondo.

Citando il linguista genovese Fiorenzo Toso, Brando spiega che «L’intera questione va rivista alla luce della cronologia. In estrema sintesi, la parola bellin – a dispetto della sua popolarità – ha cominciato a “colonizzare” Genova soltanto nell’Ottocento. Il professore cita un anno preciso: il 1894, quando viene attestata per la prima volta»

L’interiezione potrebbe anche non essere proprio genovese o ligure esiste «La possibilità che si tratti di un prestito» che è «confermata dal fatto che l’esigua documentazione antica ricollegabile a bellin si limita in realtà a un testo in dialetto astigiano». C’è poi una serie di parole presenti in vari dialetti del nord da cui “belin” potrebbe derivare. Il significato è comune: sono «Tutte derivate di “bello”, col significato di «giocattolo”, però usate anche per alludere all’organo genitale maschile».

Certo, “belin” è una parola internazionale «Di certo, bellin era usato all’inizio del Novecento nella comunità rioplatense argentina, animata da tantissime persone di fresca origine ligure» riferisce Brando. E il termine viene usato anche «a Carloforte e Calasetta – sulle isole di San Pietro e Sant’Antioco, in Sardegna – dove si parla tabarchino (variante del genovese) perché nel XVIII secolo vi si trasferirono i coloni genovesi che avevano abbandonato l’isola tunisina di Tabarca».

«Fatto sta – prosegue l’articolo della Treccani – che, come sostiene Toso (cui non manca il senso dell’umorismo, altra peculiarità genovese), “l’utilizzo da parte di comici e uomini politici d’origine ligure (con singolare intercambiabilità tra le due categorie), ha diffuso a livello nazionale la conoscenza, per non dire l’utilizzo, del termine bellin “pene”, anche con valore di volta in volta esclamativo, eufemistico e sostitutivo» per cui è stata «Persa la connotazione volgare».

Se volete leggere tutto l’interessante articolo, ricco di aneddoti e fonti storiche e linguistiche, lo trovate cliccando qui.

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