Progetto Superbarocco, la genesi di un modello che dà valore alla città: una strada che non dobbiamo lasciare

Progetto Superbarocco tra Roma e Genova, ben sapendo di essere assolutamente inadeguati a dare giudizi tecnici e scientifici (vi possiamo dire che le due mostre ci emozionano, sapendone un po’ di storia e qualcosina – imparata passo passo, ma davvero briciole rispetto a reali competenze – di storia dell’arte), vogliamo dare conto dell’ambiente che ha permesso la realizzazione della mostra della Capitale e di quella genovese e di tutto il percorso che ha portato allo straordinario risultato

di Monica Di Carlo

Gli esperti di Roma (quelli delle Scuderie del Quirinale), i tre curatori (Piero Boccardo, Jonathan Bober e Franco Boggero), le responsabili dei musei genovesi comunali (Raffaella Besta e Margherita Priarone), la direttrice di Palazzo Ducale (Serena Bertolucci) si riconoscono, si stimano, parlano lo stesso linguaggio, si relazionano “alla pari”. Per questo il grande progetto è andato in porto ed è la magnificenza che ora tutti possono visitare. Parlando del Superbarocco, due giorni fa, a Roma, Matteo Lafranconi, Direttore delle Scuderie del Quirinale ha detto che è «Un progetto che viene da lontano, radicato in un contesto di relazioni scientifiche internazionali di eccellenza. E una conferma della piena cittadinanza delle Scuderie del Quirinale nel sistema mondiale delle mostre museali al più alto livello». Genova, con le sue grandi professionalità, è non solo parte, ma motore di tutto questo.

Tutto il resto è fuori dal circuito nazionale ed internazionale e quel che è fuori, che non viene riconosciuto, non potrà mai portare qualcosa alla città perché quel che non viene riconosciuto resta una roba “di provincia” mentre con il Progetto Superbarocco Genova ha finalmente fatto il salto nazionale e internazionale. Una mostra del genere mai sarebbe cominciata se fosse stata proposta da altri – non da questi curatori – a Scuderie e National Gallery di Washington, con cui, peraltro, Genova continua la collaborazione. In questi giorni ho ripensato agli sgomitamenti genovesi, tra politica e tentativo di metter le mani a vario titolo sul tema cultura, tra personaggi da fumetto che tentano di accreditarsi in politica e gente che pensa di essere la migliore del mondo (e come tale si presenta), ma in questo circuito non solo non c’è, ma è anche fortemente sgradita a Genova e sconosciuta/ignorata a Roma. E poi quelli che della cultura vorrebbero fare business senza tener conto che è come se GenovaQuotidiana volesse fare concorrenza al NYTimes e pretendesse di stare seduta allo stesso tavolo pur non avendo né le stesse risorse, né gli stessi obiettivi né tantomeno lo stesso riconoscimento internazionale. Fuori dal ristretto scenario politico genovese (in cui tenta di incunearsi e approfittando che di solito i non addetti ai lavori ignorano quello che è il vero mondo museale ed espositivo), semplicemente, non esiste e mai nulla potrà portare alla città.
Sulle mostre, GenovaQuotidiana ha fatto servizi da giornalismo generalista, principalmente interviste, facendo parlare chi sa davvero. Arriveranno altri servizi. Più appropriato a quel che siamo in grado davvero di valutare è condividere il “clima” che abbiamo avuto l’occasione di apprezzare in questi giorni, tra Roma e Genova. Con Progetto Superbarocco (che non sono quattro quadri appesi alle pareti, ma è molto di più) Genova è entrata nel mondo delle grandi esposizioni dal portone principale. Chi conosce il “circo” che è andato in scena a Genova in questi mesi ed anni e che ha rischiato anche di compromettere quel che abbiamo oggi per mere questioni personali, vengono i brividi. Solo il fatto che i curatori e i soggetti genovesi sopra citati che hanno lavorato al progetto fossero riconosciuti e stimati in ambito nazionale e internazionale ha permesso alla città di avere, ora, l’occasione che ha. Abbiamo concretamente rischiato di perdere tutto, ma il progetto era così forte che ha abbattuto ogni tentativo di farlo naufragare, così forte da creare un modello non scontato. La speranza è che tutti abbiano ora ben chiara la cosa per evitare il rischio per iniziative future.

Ora Genova ha l’occasione di entrare dal portone principale anche nel giro delle città d’arte e del turismo culturale. Scollegare il turismo dalla cultura nelle amministrazioni locali (Comune e Regione), per soddisfare le brame di partiti diversi che del settore vogliono un brandello per farne serbatoio elettorale, è stato ed è un grande errore. La cultura ha fatto comunque la sua parte anche per trascinare il turismo, con la connessione forte Roma-Genova e con quella parte del Progetto Superbarocco che si chiama “I Protagonisti”, nel museo diffuso dei Palazzi dei Rolli e delle diverse sedi museali. Abbiamo l’occasione, come mai è stato veramente, di diventare il miracolo turistico che fu Lisbona negli anni ’80 e ’90 e che ancora è godendo del trascinamento degli anni della “scoperta” della destinazione. C’è una sola persona a Genova, nell’ambito del turismo, che possa agganciare la questione e farne una reale leva per la città anche in prospettiva futura? Al momento siamo scettici. A Genova mancano figure tecniche per un settore da sempre bistrattato: chi non ricorda i tempi in cui si parlava della prospettiva della “città dei camerieri” con disprezzo? Non possono certo farlo, a livello di regia, i privati perché il privato, legittimamente, non punta a un obiettivo collettivo: è per lo stesso che i musei non possono e non devono avere gestione privatistica. Possono gestire i servizi, non le collezioni, non le mostre.

Il turismo culturale è un’industria (tra le più ricche del settore turistico per ricaduta sul territorio) che se messa su con accortezza (evitando gentrificazione e turismo insostenibile per le città e quindi avendo ben presente la ricaduta negativa subita, ad esempio, di Venezia e di Oporto) trascina l’economia e produce benessere per la città. Le “frisciolate” e gli eventi da pro loco sono soldi pubblici gettati via, solo per soddisfare piccoli gruppi di interesse locale in cambio di consensi elettorali. Col Progetto Barocco siamo, invece, nell’empireo delle esposizioni, nel “giro buono”, quello che fa visitatori e, alla fine, cassetta sia per l’esposizione sia (soprattutto) per la città, le sue aziende, i suoi cittadini. Il centro storico, lo scenario del Barocco, è il nostro patrimonio, il nostro forziere. Via nani, ballerine, pirati e speculatori della politica, via personaggi che tentano di mettere le mani su cose che nemmeno capiscono e figuriamoci se possono gestire. Via chi non ha capito il metodo e, anzi, rema contro. Abbiamo le premesse migliori con la squadra che esiste sul fronte museale ed espositivo, non gettiamole via. La conduzione dell’assessore alla Cultura, Barbara Grosso ha, alla fine (è arrivata in corsa nella giunta e non è semplice anche per una manager comprendere e interpretare la gestione della pubblica amministrazione), fatto tesoro delle professionalità esistenti, difendendo il progetto e anche inimicandosi alcuni soggetti che tiravano verso altro. Consolidando il metodo, il vero grande patrimonio che il Progetto Superbarocco lascerà alla città: il valore della collaborazione, del lavoro comune verso il risultato per la città e la collettività. Una semplice mostra, per quanto bella, non potrà mai dare tanto.

Serve che ora questo metodo non retroceda nella cultura e, anzi, si applichi anche al turismo culturale. Imparando da Roma anche il modo in cui fa promozione. Nella Capitale (una calamita di visitatori, noi dovremmo farlo con manifesti nelle grandi città d’arte già conclamate), ogni angolo è tappezzato di cartelloni della mostra Superbarocco dove si legge chiaro che si tratta di arte genovese e ricorre il nome di Genova. La mostra e gli eventi di Genova invitano a vedere quello stesso Barocco nei suoi palazzi e nelle sue strade. Il collegamento tra le due mostre fa il resto. Il “Progetto Superbarocco” non è solo una mostra, è un metodo, come si è detto. Onore a chi ha contribuito, in qualsiasi ruolo, al risultato. Onore a chi ha permesso che si arrivasse a questo anche solo tenendo la barra dritta.

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