snow wood water winterOggi a Genova 

Gite e peste suina: per oggi è tutto vietato, ma il Comune punta a sdoganare Peralto e Acquedotto

Bucci: «Stiamo facendo un check dei parchi comunali». Campora: «La norma è molto “larga”. Contiamo di individuare zone free». Oggi aperti Villa Duchessa di Galliera e i parchi di Nervi. Domani la riunione della task force regionale con Alisa, Anci, Cciaa e dipartimento regionale specifico convocata dal presidente Toti

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Da una parte il bisogno essenziale e imprescindibile di bloccare il contagio (ci sono di mezzo lo 0,2% del Pil, centinaia di aziende e migliaia di posti di lavoro), dall’altra la necessità di non cancellare l’unica valvola di sfogo rimasta ai cittadini esausti dopo due anni di limitazioni necessarie per contenere il Covid. Poi ci sono gli appelli delle aziende di agriturismo e quelle che vivono sull’outdoor. Un equilibrio non facile da individuare e che deve passare necessariamente per l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, del tutto simile a quelle emanate da altri paesi europei dove la peste suina si è manifestata. Per la malattia non esiste vaccino e non esiste cura. Non può contagiare umani o altri animali, ma quando raggiunge gli allevamenti li azzera, uccidendo tutti gli animali, devastando l’economia collegata. Se si possono confrontare economicamente il business dell’outdoor/tempo libero in Liguria e Basso Piemonte e quello della produzione suinicola, la bilancia pende abbondantemente per il secondo.

Oltre alle pesanti ricadute sul mondo del lavoro (soprattutto in Emilia Romagna), ci sarebbero anche quelle sul “made in Italy” che comporterebbe la compromissione, ad esempio, della produzione del prosciutto di Parma e di tutta la filiera. Alcuni stati hanno già bloccato le importazioni di produzioni italiane, ad esempio Cina, Giappone, Taiwan e Kuwait.

Insomma, non è questione di accontentare qualche forzato del trekking e dell’Mtb di una ristretta porzione del territorio italiano, ma di salvare una grossa fetta dell’economia senza imporre sacrifici inutili alla popolazione. Insomma: la quadratura del cerchio da trovare in fretta.

Al momento, dalla mappa dei divieti è escluso il monte di Portofino. Ma sono, invece inclusi tutti i luoghi delle gite domenicali a corto raggio e, tecnicamente, tutti i parchi pubblici, anche quelli storici, alcuni dei quali vengono spesso devastati dall’incursione dei cinghiali e sono, quindi, anche quelli, una potenziale area e forte rischio.

Il parco di Villa Duchessa di Galliera è, al momento aperto. «Avvisiamo che, sentiti gli uffici del Comune di Genova, il parco di Villa Duchessa di Galliera, è attualmente aperto al pubblico. Qualora ci fossero ulteriori nuove indicazioni a riguardo le comunicheremo sul sito internet e sui social» di legge su Facebook.

Aperti anche i parchi di Nervi.

Chiusa, invece, Villa Pallavicini, ma non per la peste suina. «Il parco sarà chiuso fino al 12 febbraio compreso per importanti lavori di restauro, che interesseranno in particolare il Castello del Capitano» informano i responsabili sulla pagina Facebook.

«È nostra intenzione individuare delle “free zone” – dice l’assessore all’Ambiente e all’Igiene pubblica Matteo Campora. A titolo di esempio, l’Acquedotto storico e il Peralto». Quelli e non solo quelli. C’è anche da considerare la presenza dei “cinghiali urbani” che ormai circolano, la notte, persino in via XX Settembre e di giorno in tutte le aree vicine a quelle boschive, razziando i cassonetti della spazzatura. C’è chi invoca lo sterminio a colpi di doppietta, ma nessuno parla mai della possibilità di risolvere il problema in maniera incruenta, con il mangime che può sterilizzare le femmine. Infondo, i cinghiali non sono specie endemica e sono stati introdotti alcuni decenni fa. Non hanno nemici naturali nella nostra area e per questo si riproducono a dismisura. Il buonsenso ce lo siamo dimenticato all’epoca e continuiamo a dimenticarlo anche oggi, non percorrendo la strada migliore, più sicura per quanto riguarda il risultato, che sarebbe accettata anche dagli ambientalisti. E questo non solo per la peste suina, ma anche per i danni all’agricoltura e al possibile pericolo, soprattutto per la circolazione viaria, causato dai cinghiali che scorrazzano per le vie cittadine mettendo in pericolo soprattutto i motociclisti, ma anche gli automobilisti.

Domani ci sarà la riunione della task force allestita in tutta fretta dalla Regione dopo l’ordinanza di Speranza. «Io comunque sono favorevole a bloccare, ma dove ha senso: non credo che ad esempio si debbano chiudere i Parchi di Nervi – dice il sindaco Marco Bucci -. Stiamo facendo un check dei parchi comunali».

E mentre partiti di maggioranza e opposizione danno luogo al consueto valzerino su divieti e ristori nel tentativo di accaparrarsi questa o quella categoria, il presidente della Regione Giovanni Toti ha già scritto al presidente del Consiglio Mario Draghi perché sia attivato «in tempi strettissimi un tavolo permanente di monitoraggio coinvolgendo anche le altre Regioni interessate per elaborare le prime stime dei mancati redditi derivanti dal blocco delle attività e predisporre tempestivi e opportuni sostegni per tutti i settori delle economie locali interessati dal provvedimento e investiti da questo grave fenomeno».

«La situazione della peste suina sta destando grande preoccupazione – dice Toti – soprattutto alla luce di un grande mercato italiano di export della carne di maiale che vale 6 miliardi di euro. Ho parlato con il ministro Patuanelli e con il sottosegretario Costa e nei prossimi giorni con il sistema di Federparchi, di Anci e delle Camere di Commercio cercheremo di quantificare eventuali danni per chiedere al governo adeguati ristori. È chiaro che si tratta di un fenomeno preoccupante, che potrebbe incidere sulla nostra economia in modo particolare nei prossimi mesi e per questo ci siamo attivati col governo per evitare danni al nostro entroterra. Comprendiamo i disagi ma occorre grande responsabilità da parte di tutti».

È convocata per domattina, lunedì 17 gennaio, la task force per l’emergenza epidemica composta anche da Alisa, Anci, Cciaa e dipartimento regionale specifico.

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