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Becchi shock sulla morte di Sassoli. Unige costretta a prendere le distanze

Chiamato in causa da decine e decine di commenti indignati per il post dell’ideologo sovranista sulla scomparsa del presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, l’Ateneo scrive su Twitter di non condividere la sua opinione ed è costretto a prendere una posizione certa, chiara, univoca anche sul movimento no vax: «UniGe sottolinea che, come sede del sapere e della ricerca, si attiene rigorosamente alle evidenze scientifiche, tutte a favore della validità e della necessità sempre più stringente di una capillare campagna vaccinale che porti il Paese e la vita di tutti verso la normalità». Intanto, si intravedono sempre meno nascoste le manovre di chi vuole raccogliere l’eredità del populismo in scadenza come una mozzarella avariata per passare all’iper populismo e tentare di acchiappare qualche seggio in Consiglio comunale grazie alla paura suscitata ad arte dalle bufale no vax

Prima ideologo del M5S, poi ideologo della Lega: sempre ideologo del populismo è rimasto, poco importa se qualunquista o sovranista. Paolo Becchi, professore ordinario di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Genova in odor di età della pensione (compirà 67 anni il 16 giugno prossimo), negli ultimi mesi si è visto spesso alle iniziative dei no vax/no green pass con Italexit e l'”Alternativa c’è” che, guardacaso, recentemente hanno avanzato la candidatura a sindaco di Genova di Mattia Crucioli, come Gianluigi Paragone transfuga dal M5S. Una manovra che ha dato concretezza ai sospetti di chi sin dall’inizio ha pensato che manifestazioni e proteste, da quelle in tema Covid a quella per il “no” al polo petrolchimico a Sampierdarena, siano in realtà niente altro che una marcia di avvicinamento elettorale alle Comunali. Così Becchi passa dal populismo all’iperpopulismo del terrapiattismo sanitario che punta a raccogliere cocci e voti di M5S e Lega, in netto calo alle ultime Comunali che si sono svolte in Italia, quelle in cui, a Savona, insieme ai pentastellati, lo sprofondare della Lega ha negato la vittoria al centrodestra. Non sembra un caso che tanti esponenti della Lega e del M5S, anche in Liguria, abbiano come minimo comun denominatore la “causa” no vax, quell’anelito preilluminista e pregalileiano infarcito di bufale e fandonie anti scientifiche ripetute all’ossesso e gettate come un appanno in rete per rastrellare chi abbocca.

La rete e i social, dove anche la più sonora frescaccia, ben impaginata, assume dignità di stampa, sono l’habitat naturale del populismo: non è un caso, possiamo dire col senno di poi, che il M5S abbia fatto la guerra da sempre ai media, prima dalle piazze, poi con iniziative parlamentari e governative che molti ne hanno materialmente uccisi col taglio dei contributi ai giornali in cooperativa, come il Corriere Mercantile chiuso ormai da 5 anni, e a quelli di partito. Col preciso intento di imporre “la via-verità-vita” secondo il Movimento, attraverso il “Blog delle Stelle” frizzato al 21 marzo di quest’anno e sostituito da Beppe Grillo con un suo blog personale dopo l’esplosione-implosione del partito.

Nel frattempo avevano preso piede i social dove dapprima la Lega si è mossa con metodo identico al M5S, poi ha messo in campo “La Bestia”, il nome del successo Facebook e Twitter di Matteo Salvini. Si è ipotizzato di tutto, persino che fosse uno strumento, un mega computer, un programma in grado di analizzare in tempo reale l’orientamento dei commenti e delle reazioni ad un post. Che potesse decidere su quali temi calcare nel post successivo. Che termini usare. Come moderare dolcezza e cattiveria. Un software che avrebbe aumentato la viralità della comunicazione, il numero di reazioni, cavalcando paure e aspettative anche pilotando l’andamento dei commenti con eserciti di account fake. Si sono visti scontri epici tra i sostenitori e account palesemente falsi sulle pagine del leader del Carroccio e su quelle dei leader M5s. Poi, nell’agosto 2019, lo scontro è uscito dai social e dai corridoi del parlamento per approdare in diretta tv al Senato. Durante il suo discorso, l’allora premier pentastellato Giuseppe Conte ha voluto dire a Salvini “qualcosa che non gli aveva mai detto”. Lo ha attaccato, ad esempio, sull’ostentazione dei simboli religiosi durante i comizi. Salvini, per tutta risposta, si è messo a baciare compulsivamente il rosario. Lì il Golem della comunicazione ha cominciato a mostrare i suoi piedi di argilla e il leader del partito che porta il suo stesso nome (“Lega Salvini Premier”) a perdere molto del suo smalto anche sulla rete. Il più consistente calo di visualizzazioni e commenti è arrivata quando l’inventore de “La Bestia”, Luca Morisi, è stato indagato per presunta cessione di stupefacenti.

Paradossalmente, il crollo dei voti ha riguardato entrambi i partiti populisti perché gli italiani hanno cominciato a disaffezionarsi al metodo. La Lega, nelle intenzioni di voto, aveva superato il 40%, il M5S, alle elezioni del 2018, aveva raccolto il 32% dei consensi. Da una parte e dall’altra, i due partiti populisti avevano sbranato consensi e voti ai partiti tradizionali, ma alle ultime elezioni comunali sono franati per un ritrovato bisogno di Politica da parte degli elettori. Chi raccoglie i cocci (e i voti) di queste due movimenti? Nella Lega c’è l’anima economicamente più liberale, che vede come esponenti di punta il ministro Giancarlo Giorgetti e il presidente del Veneto Luca Zaia. L’astro di Salvini sembra sensibilmente appannato dopo che aveva portato la Lega da 5 al 40% per poi vederlo scendere al 20%. Lo spirito sovranista potrebbe soccombere a quello europeista e liberale. Qualche tempo fa, qualcuno aveva favoleggiato anche di un nuovo partito con a capo Salvini, svelandone persino il nome: “Prima gli Italiani”.

Anche il M5S si presenterebbe, oggi, ad elezioni più che dimezzato, dal 32 a circa il 15% secondo i sondaggi più recenti. Dietro al nuovo movimento Italexit-Crucioliani ci sono proprio i transfughi pentastellati che ora parlano una lingua comune con parte della Lega, quella no vax/no green pass. No vax è certamente il senatore leghista ipercattolico, conservatore, anti gender, antiabortista Simone Pillon che ha partecipato a manifestazioni contro i vaccini e il green pass con Vittorio Sgarbi. Anche nelle manifestazioni genovesi, peraltro, si vedono frasi tratte dalla Bibbia e simboli religiosi.
Non è escluso che i punti di tangenza tra parte della Lega e i transfughi del M5s convergano nella creazione del nuovo partito iper populista e certamente le anime no vax, separate o unite, tenteranno di conquistare qualche seggio anche alle Comunali di Genova o di altre città italiane.
Non ci sarebbe da stupirsi se già ora nelle amministrazioni comunali e nelle giunte regionali d’Italia ci fossero (anche in Liguria), al momento di esibire il green pass rinforzato, imbarazzanti assenze del certificato verde da vaccinazione o guarigione. Qualche possibile nome circola già.

I no vax hanno fatto ampio uso dei social (con tanto di raffica di profili fake) seguendo le orme dei partiti populisti e facendo l'”upgrade” alla messaggeria Telegram dove in una marea di gruppi si scambiano convocazioni per le manifestazioni (che dopo la candidatura di Crucioli al ruolo di sindaco di Genova non si possono che targare come politico/elettorali), informazioni sulla presenza di controlli o ristoranti che, contravvenendo alle norme, accettano anche chi non è in possesso di certificato verde.

E allora perché stupirsi se Becchi, l’ideologo passato in forze dal populismo al populismo 2.0, usa proprio i social (in questo caso Twitter) per lanciare la consueta manciata di sospetti su quella che definisce “tirannia sanitaria”, in pieno stile no vax? Solo che, come si dice, l’ha fatta fuori dal vaso avanzando sospetti tipicamente antivaccinisti sul povero Sassoli, morto la notte scorsa a 65 anni in un reparto oncologico a causa della Legionella che si è innestata su un quadro oncologico pregresso molto pesante.

Gli ingredienti anti vaccinisti ci sono tutti: complottismo costruito su palesi bufale e il soffiare sulla nuova paura che ha sostituito, in periodo di Covid, quella per gli stranieri. È proprio questo fenomeno ad aver mitigato l’effetto sull’elettorato delle argomentazioni xenofobe di certe parti della Lega. Quasi che ci sia chi è così limitato da provare una sola paura per volta. Il meccanismo del populismo, indipendentemente dall’argomento trattato, è sempre lo stesso: bufale, paura, ripetizione ossessiva di menzogne, abitudine a tentare di usare la massa anche a una manifestazione locale (contro i vaccini o contro lo spostamento dei depositi chimici) e a cavalcare anche col passaparola situazioni di oggettiva difficoltà. Al massimo viene affinato il metodo attraverso l’ultima tecnologia comunicativa, in questo caso Telegram.

Quello di Becchi non è un post casuale, non è frutto delle intemperanze di uno squilibrato. È l’ennesimo atto “politico” del nuovo iperpoulismo.

Come si è detto, però, questa volta (per la gioia di chi punta sugli algoritmi che fanno diventare “di tendenza” i post e quindi contribuiscono comunque alla propaganda) contro le quattro righe caine del professore, il populista no vax che non si è fermato nemmeno davanti alla morte di un uomo, c’è stata una sollevazione di utenti, tra insulti e indignazione, che ha costretto l’Università non solo a prendere le distanze da Becchi, ma anche a fare una pubblica dichiarazione a proposito della propria linea “sì vax”. L’Ateneo prenderà altri provvedimenti oltre a due post su Twitter? Sulla pagina di Unige li stanno chiedendo in tanti.

Al di là del fatto specifico, è evidente che sia venuto il momento di dire che spargere bufale e menzogne su un tema scientifico non è “esprimere un’opinione”, ma, appunto, raccontare bufale e menzogne tanto quanto dire che gli asini volano. Quelle bugie che elargite a piene mani sui social, in rete, sulle messaggerie, vengono captate da chi è più spaventato, stanco, arrabbiato o credulone. Non è difficile riconoscere la costruzione di un disegno dal respiro politico e intenzioni squisitamente elettorali. AI danni della salute pubblica.

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