Piazza Negri, cantiere mai partito e Sant’Agostino perde i pezzi. La denuncia degli abitanti

Cantiere, come da cartello, dell’assessorato ai Lavori pubblici. Il Centro storico cade a pezzi: c’è, infatti, anche la questione della ex chiesa (oggi auditorium) di San’Agostino: perde i pezzi e le infiltrazioni sono evidenti. Dovrebbe diventare un’estensione dell’esposizione del museo chiuso da mesi per gli urgenti interventi di sicurezza, magari, finalmente, con la collezione Bruschettini, ma per adesso i muri stanno ad annerirsi per le infiltrazioni d’acqua mentre da anni una mantovana, sulla facciata, protegge i passanti dai distacchi. Perché non si fa nulla per salvaguardare questo patrimonio impegnando i fondi del “Piano Caruggi” per il centro storico fuori dal perimetro, ad esempio in Galleria Mazzini

Simona, che abita in zona, ci scrive inviandoci alcune foto e sottoponendoci il problema di «una delle più belle piazze del centro storico genovese, da troppo tempo martoriata».
«La scorsa primavera – scrive Simona -, il Comune ha qui aperto un cantiere, precisamente sul sagrato della duecentesca chiesa sconsacrata di Sant’Agostino, uno dei pochi esempi di gotico genovese che ci restano (dopo le demolizioni ottocentesche di conventi e chiese n. d. r.). Ho sperato che finalmente partissero gli interventi sul rosone dell’edificio, che – così mi fu spiegato a suo tempo da uffici comunali – perde pezzi, ragione per cui la facciata è sfigurata da oltre 4 anni da un ponteggio di protezione e la ex chiesa chiusa a mostre ed eventi. Invece no, nessun’azione in tal senso. Il cantiere serve per tutt’altro, cioè per interventi su una palazzina (di edilizia popolare, proprietà del Comune n. d. r.) del vicolo attiguo alla piazza, da raggiungere, mi hanno riferito alcuni vicini, tramite una gru (mi auguro che non ci fossero alternative possibili…). Cartello, gabbiotto e gabinetto di cantiere ci sono. Pure quella che credo essere una centralina per il cantiere, sistemata in modo dubbio a fianco del civico n°6. Ma tutto è in stato di abbandono. Il cartello di cantiere prevede 623 giorni di attività. Considerato che centinaia ne sono già passati dalla presunta data di inizio lavori (29 marzo 2021) senza che i lavori siano effettivamente partiti, cosa ci si deve aspettare in piazza Negri nei prossimi anni? Sarebbe inoltre interessante capire quando saranno ultimati i lavori sul museo di Sant’Agostino, chiuso da lungo tempo, al pari dell’accesso, dalle piazze Negri e Sarzano, all’unico chiostro triangolare di Genova».

A Simona spieghiamo che la chiusura del museo di Sant’Agostino (anche in questo caso i lavori sono affidati ai Lavori pubblici) era assolutamente necessaria perché le vetrate esterne e interne rischiavano di crollare in pezzi (sui passanti) al primo tuono. Purtroppo le strutture museali sono state lasciate andare per decenni e siamo arrivati all’inevitabile: la chiusura di Palazzo Rosso per la messa a norma dell’impianto elettrico (altrimenti sarebbe stato comunque chiuso dalla Asl), la chiusura del Museo Chiossone (le infiltrazioni rischiavano di rovinare struttura e collezione), la chiusura del Museo di Sant’Agostino che conserva una collezione unica di arte medioevale (cioè di quando Genova era capitale del mondo conosciuto) tra cui una parte del monumento funerario di Margherita di Brabante di Giovanni Pisano, prima contenuta nella chiesa di San Francesco di Castelletto demolita per fare posto ai giardini di palazzo Galliera. La statua era stata mandata al restauro presso al’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ed è ora pronta per l’esposizione. Il museo dovrebbe essere pronto per la riapertura entro l’apertura della grande mostra “Barocco Superbo” tra Genova e Roma, quando la città godrà di una eccezionale occasione di promozione del turismo culturale. Non sarà così: i lavori di Palazzo Rosso non finiranno prima della fine del mese di gennaio e in due mesi sarà molto difficile riallestire tutto (non è come spostare i mobili di casa, si devono usare aziende specializzate e tutto deve essere fatto di concerto con la Soprintendenza) e per la fine dei lavori del museo di Sant’Agostino di parla della fine di marzo. Dopo ci sarà da riallestire.
Tra l’altro, il Museo di Sant’Agostino, nell’eccezionale allestimento di Franco Albini (che ha restaurato il monastero dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale) è uno dei più prestigiosi museo medioevali del mondo. L’auditorium, ex chiesa, dovrebbe diventarne l’estensione, anche grazie all’acquisizione della collezione Bruschettini di cui si parla da anni e anni, in aggiunta alla ricca collezione dei magazzini del museo di Sant’Agostino. Col problema, però, che la si sta lasciando cadere a pezzi.

Un altro residente ci invia questa foto e questo video, a testimonianza del fatto che le infiltrazioni nei muri dell’antica chiesa, oggi di proprietà del Comune, sono evidenti e nessuno sta intervenendo. Dei tanti fondi “per il centro storico” impegnati dal Comune e scritti e presentati nel piano “Carrugi” anche per aree palesemente esterne alla città vecchia (come Galleria Mazzini) non si sono trovati quelli per salvaguardare questo antico edificio già in parte coperto da anni da mantovane per evitare la caduta a terra di distacchi. Perché il Comune non tutela e lascia andare in rovina questo gioiello di architettura gotica? Sono i residenti della zona a denunciare lo stato di abbandono che è sotto gli occhi di tutti.

La chiesa fu fondata dai frati agostiniani intorno al 1260, quando, a seguito della bolla Licet Ecclesiæ Catholicæ emanata il 9 aprile 1256 dal papa Alessandro IV le varie comunità di eremitani agostiniani vennero riunite in un unico grande ordine. In questa circostanza, una di queste comunità, che aveva sede presso la chiesa di Santa Tecla, sulle alture di S. Martino d’Albaro, si trasferì entro le mura di Genova, trovando inizialmente sede in alcune case nei pressi del convento di S. Caterina di Luccoli. Per contrasti con le monache clarisse di S. Caterina i frati agostiniani dovettero trovare un’altra sistemazione; accordandosi con il rettore della chiesa di S. Salvatore in Sarzano nel 1260 poterono iniziare la costruzione della chiesa e dell’annesso convento su terreni ad essa adiacenti. I fondatori dedicarono a S. Tecla anche il nuovo complesso religioso, ma popolarmente fu sempre chiamato “Sant’Agostino” perché officiato dai religiosi di tale ordine.

Il chiostro e il campanile
La chiesa vide nel 1270 la nomina dei capitani del popolo Oberto Spinola e Oberto Doria, e quella del primo doge Simone Boccanegra nel 1339. Sarebbero stati proprio i “due Oberti”, i diarchi saliti al potere nel 1270, a stabilire che i magistrati del comune, nella ricorrenza dei santi Simone e Giuda Taddeo (28 ottobre) offrissero alla chiesa la cera per le candele e un pallio, tradizione abolita nel 1402 dal maresciallo Boucicault, governatore di Genova per conto del re Carlo VI di Francia.

Alcune modifiche intervennero nel corso dei secoli, in particolare nel XV, XVII e XVIII secolo, con aggiornamenti intonati ai gusti delle varie epoche.

Gli agostiniani dovettero abbandonare il complesso nel 1798, per le leggi sulla soppressione degli ordini religiosi emanate dalla Repubblica Ligure. Dopo l’abbandono del convento la chiesa non tornò più al culto; sconsacrata, fu adibita ad usi civili ed ebbe inizio un lungo periodo di degrado. Depredata delle opere d’arte, fu trasformata in magazzino del Genio militare, in seguito fu affittata a privati e divenne prima l’officina di un fabbro e poi il laboratorio di un falegname; in seguito ospitò un ricreatorio che fece realizzare all’interno un grande palco per rappresentazioni teatrali.

Già intorno alla metà dell’Ottocento avevano iniziato a levarsi proteste sulle condizioni in cui era tenuto l’edificio, proteste di cui si fece promotore anche l’Alizeri, che per primo propose di utilizzare il complesso come museo. Sarebbero però passati quasi ottant’anni prima che, negli anni venti del Novecento, ne fosse deciso il restauro, affidato a Orlando Grosso, per destinarlo a sede del nuovo Museo di Architettura Medioevale. I restauri, completati nel 1932, permisero anche di riportare alle luce gli originari affreschi del Trecento e del Quattrocento.

Nel 1939 nella chiesa fu allestita una grande mostra delle Casacce, le storiche confraternite genovesi: nella navata centrale della chiesa fu ricostruita una processione con i tradizionali Cristi accompagnati dai confratelli con il loro ricco apparato processionale.

I restauri appena conclusi vennero in gran parte vanificati durante la seconda guerra mondiale; in due diverse circostanze, nel 1942 e nel 1944, il complesso venne gravemente danneggiato da bombardamenti aerei, che causarono il parziale incendio del tetto della chiesa e il crollo della volta interna dell’abside. Anche parte del chiostro seicentesco fu distrutta, insieme con gli ambienti sovrastanti. Un primo intervento di messa in sicurezza fu eseguito già nel 1945, poi negli anni successivi fu condotto un restauro conservativo completo.

Nel dopoguerra il complesso fu utilizzato per alcuni decenni come deposito di sculture, frammenti architettonici e affreschi staccati provenienti dalle chiese distrutte, che hanno costituito il nucleo del Museo della Scultura di Sant’Agostino, finalmente aperto nel 1984. I lavori di sistemazione del museo, condotti dallo studio dell’architetto Franco Albini, vennero eseguiti tra il 1977 e il 1986 e coinvolsero anche la chiesa, che fu trasformata in auditorium e talvolta ospita rappresentazioni del teatro della Tosse, che ha sede nella stessa piazza Renato Negri su cui si affaccia il prospetto principale della chiesa.

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