Il Governo apre ai servizi tipo Uber e riforma le licenze per abbassare i prezzi. Tassisti sul piede di guerra

È stata confermata nel testo la delega al governo per il riordino dei servizi di mobilità urbana non di linea che prevede, tra l’altro, la regolazione dei servizi tipo Uber e una riforma delle licenze taxi e Ncc, con l’obiettivo di garantire al consumatore prezzi più bassi. I tassisti hanno subito dichiarato lo sciopero per essere esclusi dal DDL “Concorrenza”

Il conferimento delle licenze sarà più semplice: con un decreto, entro sei mesi, il governo dovrà «adeguare l’offerta di servizi alle nuove forme di mobilità esistenti che utilizzano app e piattaforme tecnologiche» per connettere passeggeri e conducenti, «riducendo gli adempimenti amministrativi» a carico degli esercenti degli autoservizi.

I tassisti dichiarano subito lo sciopero nazionale contro il DDL “Concorrenza”. Anche a Genova taxi fermi mercoledì 24 novembre.

Come ha ricordato Mario Draghi il 4 novembre scorso, il ddl “Concorrenza” è una legge che il governo italiano è tenuto a produrre con cadenza annuale, ma che, dal governo Berlusconi (2009) in poi, e con l’eccezione del 2017, non si è mai concretizzata. Draghi ha quindi tentato una “terza via” per ovviare agli ostacoli di natura politica.

Il disegno di legge, quindi un testo con cui si progetta l’emanazione di un atto normativo di rango primario, interviene a «rimuovere ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, a promuovere lo sviluppo della concorrenza e a garantire la tutela dei consumatori, anche in applicazione dei princìpi del diritto dell’Unione europea in materia di libera circolazione, concorrenza e apertura dei mercati, nonché alle politiche europee in materia di concorrenza””

Il settore dei servizi di mobilità urbana non di linea – che comprende anche i tassisti, ma non solo, perché annovera anche Uber e noleggio con conducente (NCC) – sarà oggetto, entro 6 mesi, di un decreto legislativo (quindi un provvedimento di competenza del governo) che garantisca la “promozione della concorrenza, anche in sede di conferimento delle licenze, al fine di stimolare standard qualitativi più elevati”. Queste le parole contenute nella bozza del ddl “Concorrenza”.

I tassisti non vogliono l’apertura del mercato a cui da anni l’Italia si dovrebbe adeguare per rendere il servizio meno caro per i consumatori. Così, mercoledì 24 novembre anche a Genova tutte le organizzazioni sindacali di categoria, riunite nel Coordinamento sindacale Taxi Genova, aderiscono allo sciopero generale del servizio taxi, proclamato a livello nazionaleI lavoratori si fermeranno dalle 5 alle 22. La centrale operativa della Cooperativa RadioTaxi Genova garantirà esclusivamente il servizio minimo di trasporto “sociale” per anziani, portatori di handicap e malati.

«Il nostro settore garantisce un servizio pubblico regolamentato, in cui le tariffe sono certe, visibili e amministrate, perché stabilite per legge dal Comune. Scavalcare gli enti locali, togliendo loro la competenza sulle tariffe, vuol dire favorire chi vede nel settore trasporti un business e cedere a fredde logiche di mercato un comparto che offre un servizio pubblico essenziale – spiega Attilio Dondero, portavoce del Coordinamento sindacale taxi Genova – Per questo difendere il settore dall’ingresso incontrollato delle multinazionali e chiedere regole chiare e uguali per tutti significa non solo salvaguardare i lavoratori, ma soprattutto tutelare i cittadini e i consumatori, che sono per noi al centro delle priorità».

Gli operatori del servizio taxi chiedono quindi «lo stralcio dell’articolo 8 del Ddl Concorrenza (praticamente di essere esclusi ancora una volta dalle liberalizzazioni che ormai riguardano pochissime categorie come i farmacisti e i notai n. d. r.) e la ripresa del percorso di riforma della legge sul trasporto pubblico non di linea, avviato da alcuni anni ma rimasto incompiuto dal febbraio 2019».

A Genova sono operativi 869 tassisti, 734 dei quali soci della Cooperativa Radio Taxi Genova.

Gli operatori della cooperativa Gexi aggiungono, tra le altre cose: «Abbiamo il timore che lo scopo reale del Governo, sia permettere l’ingresso nell’ambito del trasporto pubblico, a ben note multinazionali, piegandosi al volere e al potere di chi avrebbe la sola ambizione di deregolamentare il settore, anche a scapito della clientela. Abbiamo visto in altri paesi la capacità di adeguare tariffe in base alla richiesta e situazioni relative alla sicurezza a bordo, non propriamente adeguati agli standard a cui i nostri clienti sono abituati». E ancora «Della questione fiscale non ne parliamo nemmeno, tutti i grandi gruppi ci hanno insegnato dove, come e quanto gli è permesso pagare le imposte, ovviamente beneficiando di un’evidente disparità che inevitabilmente crea anche una concorrenza sleale e iniqua».

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