Oggi a Genova 

Altri tre agenti feriti nella movida, i sindacati di Pl: «Temiamo accada l’irreparabile»

Uno degli operatori in profilassi di monitoraggio per Hiv ed Epatite perché è stato preso a morsi. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl chiedono incontro al Prefetto, auspicano maggiore collaborazione con le forze dell’ordine e chiedono un approccio diverso al marasma della vita notturna. Ad esempio agendo sugli orari dei locali, ma anche avviando iniziative educative e sociali. Il problema è complesso: lo analizziamo passando in rassegna le resistenze di ognuna delle parti in causa: Amministrazione, Forze dell’ordine, associazioni di categoria, abitanti, sindacati, locali e ragazzi (con le loro famiglie). Sono proprio le resistenze di ognuna di queste parti a impedire la soluzione del problema

«Ennesima serata di servizio in centro storico dove tre lavoratori terminano in infortunio, uno dei quali in profilassi di monitoraggio per HIV e Epatite perché preso a morsi – dicono i sindacati -. È questa la condizione in cui operano i lavoratori della Polizia Locale di Genova: pattuglia di tre persone in turno 21.00/04.00 senza formazione adeguata per l’operatività in ordine pubblico, con dotazioni il cui utilizzo è stato appreso per lo più attraverso corsi on line. Che cosa bisogna aspettare ancora perché si ammetta che l’organizzazione del piano di sicurezza del Centro Storico non può e non deve andare avanti cosi? Domanda che non rivolgiamo solo all’Amministrazione comunale genovese ma anche al Prefetto dal quale come Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl attendiamo una convocazione da circa due mesi in merito alle aggressioni degli agenti di PL in centro storico. È da tempo che come organizzazioni sindacali chiediamo di rivedere gli interventi operativi in centro storico. È necessaria formazione continua e permanente su protocolli operativi, dotazioni adeguate ad un servizio che altro non è che ordine pubblico, un tempo effettuato prerogativamente da forze di polizia, formate e supportate da numeri e mezzi. Il problema del centro storico non è solo una questione di numeri di agenti impiegati. Certo più si è meglio è – perché nel momento della movida ci sono situazioni che si modificano improvvisamente, che non sono arginabili solo con un alto numero di operatori in servizio ma per le quali servono adeguati protocolli di azione da seguire».

La questione è complessa e sfaccettata.

*Due comitati di abitanti chiedono la chiusura anticipata di tutti i locali (quelli che che creano problemi come quelli virtuosi) e minacciano di denunciare il Comune che non garantisce loro il sonno. A Torino i residenti di San Salvario l’hanno spuntata prima alla causa civile, poi al Tar che ha fermato la richiesta di sospensiva degli esercenti quando questi hanno chiesto di stoppare i provvedimenti presi dall’Amministrazione dopo che il Comune era stato condannato a pagare 50 mila euro per ogni famiglia (quasi un milione e 200 mila euro) per le conseguenze della mala movida. Quali sono i provvedimenti torinesi che gli esercenti chiedevano di sospendere? Niente che non sia stato fatto anche a Genova: chiusura alle 21 per gli esercizi commerciali e alle 24 per gli artigiani alimentari, somministrazione solo dentro i locali e nei dehors per i pubblici esercizi.
Gli abitanti della “rive gauche” genovese tendono a non distinguere il grano dalla pula (li si può capire, non dormono nel fine settimana per 10 mesi l’anno), ma la loro “soluzione”, la chiusura alle 23:30 per tutti, soprattutto dopo le chiusure covid, determinerebbe il fallimento di molte aziende e la perdita di molti posti di lavoro. Inoltre creerebbe uno svantaggio competitivo con i colleghi delle altre zone della città davvero ingiusto per i molti locali seri della zona, quelli che rispettano le regole.
I cittadini chiedono anche presidi fissi di Pl/Forze dell’ordine. Ma Polizia e Carabinieri non intendono metterci più degli 8 uomini (con quelli dell’Esercito) che ci mettono oggi: è stato ribadito anche all’ultima riunione tematica in Prefettura.
*Le associazioni di categoria dei locali propongono da tempo iniziative diverse per qualificare la movida, ma l’assessorato al Commercio non li ha mai veramente ascoltati né, tantomeno, ha provato a costruire un progetto con loro e con gli abitanti e ha invece proposto misure di cui prevedere il fallimento non era difficile alla luce dei fallimenti del metodo nei decenni precedenti, infatti sono state in gran parte bocciate dal Tar. Per l’incapacità dell’assessorato di mettere a punto soluzioni efficaci proseguendo su una linea già più volte fallita in passato, rischiano di rimetterci i molti locali virtuosi. Vero è che le associazioni alcun controllo hanno sui locali non virtuosi.
*I ragazzi, al grido di “era meglio il silenzio dello spaccio?!!!” (in realtà lo spaccio c’è sempre perché i venditori vanno dove c’è il mercato e a questo si aggiunge il baccano) si sono presentati nei giorni scorsi a un’assemblea dei residenti rivendicando il diritto di continuare a fare quel che vogliono. Il ruolo delle famiglie è di completa assenza. Non è infrequente il caso di genitori di ragazzi anche minori coinvolti in episodi di violenza, ma anche in stato di ubriachezza fino al coma etilico, che invece di farsi immediatamente carico del problema dei loro figli, fanno spallucce, dicono di non aver contezza del problema di etilismo della loro progenie e si lamentano persino di essere stati disturbati.
Alla stessa riunione alcuni gestori di pubblici esercizi hanno detto di non riuscire a contenere da soli la clientela al di fuori delle attività.
*Le forze dell’ordine non hanno mai visto di buon occhio i servizi nella movida, da un paio di decenni cercano di contenere l’impegno “gestendo” le richieste di impegno delle Amministrazioni che si sono susseguite. Di fatto, gli abitanti lamentano continuamente le mancate risposte puntuali. Pare che anche alle ultime riunioni al tavolo per l’ordine e la sicurezza in Prefettura abbiano dato picche alla richiesta del Comune di impiegare più personale. La resistenza dei sindacati della Polizia di Stato sul tema è piuttosto forte. Le posizioni si riducono spesso – sintetizzando i comunicati sindacali – a un “non vogliamo che ci vada la Pl, ma non vogliamo andarci nemmeno noi”. La pressione sull’amministrazione di riferimento è fortissima. In parte (la parte che riguarda le azioni amministrative e sociali necessarie) la posizione è condivisibile. Resta però la necessità di tutela di abitanti e popolazione fino a quando queste non saranno pienamente attuate. Oggi il sindacato di Polizia di Stato Siap scrive in una nota: «A Genova abbiamo una Polizia Locale che negli ultimi anni ha moltiplicato in modo esponenziale il proprio organico (peraltro restando sotto organico n. d. r.) senza che si sia mai pensato di coordinare la propria attività con la Polizia di Stato e Carabinieri che pur avendo competenze specifiche sulla gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico a differenza della Polizia Locale hanno organici in sotto numero». Il sindacato, pur sottolineando giustamente la necessità di misure sociali ed educative, dimentica, forse, che i coordinamenti sono stati tentati (al tavolo per l’ordine e la sicurezza in Prefettura) e che i servizi congiunti notturni finivano quasi sempre con lunghe escursioni in zone del centro storico anche lontane dalla movida al controllo della presenza in casa di persone agli arresti domiciliari, compito delle forze di Polizia legato all’amministrazione della giustizia e non certo urgenza di vivibilità della città. Di fatto, coi servizi congiunti notturni, si sottraeva anche il personale della Pl dal territorio della movida per periodo anche non brevissimi.
*La Polizia locale si è impegnata, negli ultimi anni, in maniera massiccia con uomini e mezzi mai visti. Il veloce ricambio dettato da quota 100 e la necessità di rimpinguare l’organico sceso nel 2017 ben al di sotto i livelli di guardia (di almeno la metà dell’organico in pianta) ha fatto sì che a chi aveva esperienza si sostituissero giovani certamente più prestanti per età, ma non sempre preparati ad affrontare un problema macroscopico. Parlando di formazione, non è certo stato facile attuarla su centinaia di agenti e ufficiali in tre anni, con l’handicap Covid. Inoltre in Italia s’è sparsa la voce che Genova concede a tutti la mobilità, così in tanti, soprattutto dal sud, vengono a fare il concorso, lo vincono, e tornano a casa in mobilità in poco tempo. Stiamo formando agenti per tutta Italia e ogni volta dobbiamo ricominciare daccapo.
*A volerla dire tutta, esiste anche una resistenza dei sindacati di Polizia locale alla richiesta di flessibilità degli orari legata al mantenimento della “tripla” che non esiste più in nessuna grande città d’Italia: il personale ha diritto a rotazione breve a una settimana su 3 a tre giorni di festa, venerdì sabato e domenica o domenica, lunedì e martedì. Questo fa sì che il sabato la forza sia dimezzata e la domenica lavorino solo due turni su sei. Se si impiegano in notturna i lavoratori, si perdono per esaurimento dell’orario gli agenti che servono, ad esempio, per partite e manifestazioni del fine settimana. I sindacati, però, rifiutano di accettare turni che cavalchino gli orari della movida e la politica, prima come adesso, si è sempre rifiutata di adeguare gli orari alle esigenze della città. Anche la giunta Bucci non lo ha fatto in questi quattro anni e mezzo e certo non lo farà adesso in prossimità delle elezioni. Per quanto riguarda le dotazioni, il Corpo di Genova ha montato velocemente la china: cinque anni fa era considerato in Italia il cimitero degli elefanti, con età media dei funzionari di 58 anni e degli agenti di 54, con le divise – letteralmente – con le toppe, senza alcuna dotazione di sicurezza se non i guanti di pelle. Sono arrivati guanti e giubbotti anti taglio e persino i giubbotti anti percosse studiati appositamente. Ora il Corpo di Genova è considerato all’avanguardia in Italia. Vero è, proprio come dicono i sindacati, che la movida non si può risolvere con la sola presenza della Polizia locale. L’Amministrazione comunale ha cominciato adesso un’azione di educativa di strada. Ovvio che gli effetti non si potranno ottenere che a medio-lunga scadenza.
*Dando atto all’Amministrazione comunale di averci messo in questi quattro anni e mezzo uomini e mezzi sul fronte della Polizia locale che mai prima si erano visti e di aver finalmente cominciato, di recente, il percorso social-educativo sulla strada (manca ancora totalmente quello sul fronte della scuola) che era assente da sempre, non si può non sottolineare che l’approccio degli assessorati al Commercio e al Centro storico è stato fallimentare per mancanza di capacità valutazione del problema, di know how relativo alle soluzioni (un po’ come Pacman che continua a sbattere contro il muro senza cambiare strada, questo per quattro anni consecutivi), di dialogo e confronto con i vari soggetti in causa.

Come abbiamo visto, il problema è decisamente sfaccettato e ci sono resistenze un po’ da tutte le parti in causa. Il combinato congiunto di tutte queste resistenze dà origine al disastro che stiamo vivendo, che è sociale e non necessariamente legato al territorio, tanto che d’estate si sposta a levante. Ha bisogno, quindi, oltre che di repressione, anche di iniziative sociali ed educative che devono passare anche per la scuola dove l’impegno, che già era scarso, è stato abbandonato completamente a causa del Covid. Alla fine dei vari lockdown i giovani, compressi, sono “esplosi” in comportamenti devastanti, prima di tutto per se stessi, poi per la popolazione delle zone dove decidono di mettere in atto le loro scorribande alcoliche invocate quasi fossero un diritto, che siano in corso Italia o nei carruggi.

Per i sindacati: «È necessario che l’Amministrazione comunale intervenga sul problema affrontando il tema “centro storico” da diverse angolazioni. Innanzitutto garantendo sicurezza agli operatori di polizia locale che lavorano in quel territorio, coinvolgendo e sensibilizzando gli operatori economici e la cittadinanza; diversificando gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali, ricercando spazi alternativi per i giovani, intervenendo nelle scuole di ogni ordine grado con un’ampia sensibilizzazione alla legalità e al senso civico, attivando una campagna mediatica e scolastica sull’abuso di alcool e sostanze stupefacenti, aumentando gli investimenti sulle politiche giovanili per creare alternative ricreative sane e non anacronistiche. Se veramente ci sarà la volontà di risolvere il problema analizzando con cura gli aspetti di tale fenomeno potranno esserci risposte adeguate ma fintanto che il problema rimarrà solo quello di presenziare per “far vedere” alla cittadinanza che l’Amministrazione fa il possibile, buttando in strada agenti di polizia locale neoassunti come fossero “carne da macello”, avremo in cambio solo infortuni, tanta carta da scrivere, tante belle parole ma nulla di più. Nella speranza che non accada a qualche Agente di Polizia Locale qualcosa per cui rispondere alla Procura, da parte dell’Amministrazione, e di cui far piangere, per la vita, la famiglia rimasta a casa, attendiamo una convocazione urgente da parte del Prefetto e auspichiamo si possa sviluppare una maggiore collaborazione tra forze di Polizia e Polizia locale cosicché lavorare in Centro Storico non sia solo una maledizione del turno».

È decisamente il caso di abbandonare, da parte di tutti, le rispettive resistenze, di smetterla di parlare del problema scaricandolo solo sulle altre parti e di impegnarsi finalmente tutti quanti a risolverlo.

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