La Dia sequestra a Genova e in Liguria beni di imprenditore indiziato di associazione mafiosa

L’ombra della ‘Ngrangheta si proietta di nuovo tra Liguria e Calabria: l’uomo sarebbe collegato all’articolazione operante nel nostro dove da tempo la cosca risulta radicata e da dove mantiene uno stretto collegamento con la sede di origine

Il sequestro ha interessato l’intero capitale sociale e patrimonio aziendale: 4 società, operanti nel settore edile ed immobiliare, 21 fabbricati e 13 terreni, tra Genova e provincia, Cittanova (Reggio Calabria), Bardi (Parma) e Bardineto (Savona), conti correnti e posizioni finanziarie per un valore stimato di circa 2 milioni di euro.

La Direzione investigativa antimafia, su disposizione del Tribunale di Reggio Calabria ha eseguito un decreto di sequestro di beni nei confronti di un imprenditore originario di Cittanova: l’uomo, nel luglio del 2016, era stato arrestato nell’ambito della operazione antimafia “Alchemia”, perché accusato del reato di associazione di tipo mafioso, quale partecipe della cosca Raso-Gullace-Albanese.

Nonostante il Tribunale di Palmi nel luglio del 2000 abbia poi assolto l’uomo dall’imputazione per non aver commesso il fatto, il Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della Procura Reggina, a seguito delle approfondite indagini patrimoniali della Dia ha comunque emesso il provvedimento di sequestro ritenendo il soggetto comunque caratterizzato da una pericolosità sociale in quanto indiziato di appartenere all’associazione mafiosa Raso-Gullace-Albanese di Cittanova, e in particolare all’articolazione operante in territorio ligure, dove da tempo la cosca risulta radicata, da dove mantiene uno stretto collegamento con la sede di origine.

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