Al San Martino l’insufficienza cardiaca si prevede fino a 34 giorni prima

Il sistema è basato su un algoritmo esclusivo inserito i tutti i defibrillatori Boston Scientific che consente di monitorare ogni singolo paziente e di intervenire qualora venissero segnalate anomalie che possano indicare una possibile insorgenza di patologia cardiaca. Si è dimostrato di straordinaria importanza anche nel periodo del lockdown e dell’emergenza pandemica consentendo ai pazienti portatori di dispositivi, impossibilitati a spostarsi e a recarsi negli ambulatori per le visite di controllo, di essere comunque monitorati e assistiti senza problemi

L’Ospedale San Martino ha introdotto di recente – nel reparto di cardiologia – un nuovissimo sistema diagnostico che consente di segnalare con largo anticipo (fino a 34 giorni) la possibile insorgenza di insufficienza cardiaca, permettendo così ai medici di intervenire per tempo e prima che la condizione del paziente sia compromessa

Il sistema è stato accolto con grande favore dai cardiologi del San Martino. inoltre, si sta dimostrando di grande efficacia sul fronte della pandemia Covid in quanto il “monitoraggio a distanza” consente di tenere sotto controllo tutti i pazienti che abbiano avuto l’impianto di un defibrillatore e che siano impossibilitati a spostarsi per recarsi ai controlli presso gli ambulatori .

L’algoritmo che salva la vita

Attivato anche in Liguria il sistema Heartlogic che consente di rilevare con largo anticipo la possibile insorgenza di insufficienza cardiaca

Buone notizie per i cardiopatici della Liguria. Di recente, è stato attivato anche presso il Reparto Cardiologia, Clinica delle malattie cardiovascolari ’Ospedale San Martino di Genova, diretto dal professor Italo Porto, l’algoritmo Heartlogic™, il primo e unico strumento diagnostico per insufficienza cardiaca che consente di rilevare con oltre un mese di anticipo (ben 34 giorni) la possibile insorgenza di insufficienza cardiaca, consentendo ai medici di intervenire per tempo e scongiurando, in molti casi, i ricoveri ospedalieri.

In termini clinici va ricordato che l’insufficienza cardiaca è una condizione patologica progressiva, nella quale il muscolo cardiaco non è in grado di pompare sangue sufficiente alle cellule dell’organismo.

Messo a punto dalla ricerca Boston Scientific, il sistema Heartlogic™ è stato introdotto in vari paesi europei nel 2018 e consente di monitorare costantemente i pazienti cardiopatici portatori di defibrillatori, di trasmettere informazioni direttamente all’ambulatorio per il controllo dei dispositivi impiantabili ( unità di elettrofisiologia guidata dal Dr. Paolo Di Donna, con la collaborazione Dr. Paolo Sartori, Dr. Giuseppe Mascia e Dr. Paolo Rossi) e di segnalare con largo anticipo l’eventualità che si verifichi un episodio di scompenso cardiaco

Una patologia grave e progressiva

L’insufficienza cardiaca è una patologia progressiva che colpisce in prevalenza gli over 65. Ne soffrono, in Europa, circa 30 milioni di persone, è responsabile di oltre 3 milioni di ricoveri ospedalieri e di numerosi decessi ogni anno – In Italia riguarda 1 milione e mezzo di persone, con 170.000 nuovi pazienti ogni anno e circa 500 ricoveri al giorno.

L’algoritmo che salva la vita

Basato su un algoritmo multiparametrico esclusivo, il sistema Heartlogic™ è “incorporato” in vari defibrillatori impiantabili di Boston Scienific. La rilevazione della situazione cardiaca del paziente viene effettuata combinando i dati provenienti dai sensori multipli collocati nel dispositivo, incaricati di “controllare” i toni cardiaci, la frequenza cardiaca e respiratoria, l’impedenza toracica e tutti parametri che sono verificati in una normale visita cardiologica. Le informazioni trasmesse dai sensori confluiscono in un “trend numerico” che indica lo stato di progressione della malattia. Qualora si verifichino variazioni anomale rispetto ai valori standard, il sistema le segnala immediatamente, consentendo ai medici di intervenire tempestivamente, prima che la situazione clinica del paziente possa degenerare.

Commenta in proposito il professor Porto : «oggi, l’insufficienza cardiaca è la prima causa di ricovero nelle persone di età superiore ai 65 anni e ha un notevolissimo impatto sui sistemi sanitari. Si stima infatti che dopo il ricovero iniziale, ben il 24% dei pazienti venga nuovamente ricoverato, più o meno entro 30 giorni. Per questo, Heartlogic™ è di straordinario aiuto consentendo ai medici di essere allertati e messi in condizione di adottare per tempo le misure necessarie prima che la situazione del paziente sia compromessa».

Un grande alleato nella pandemia Covid 19

Heartlogic™ si è dimostrato di straordinaria importanza anche nel periodo del lockdown e dell’emergenza pandemica consentendo ai pazienti portatori di dispositivi, impossibilitati a spostarsi e a recarsi negli ambulatori per le visite di controllo, di essere comunque monitorati e assistiti senza problemi.

Non va dimenticato che innovazioni di questa natura possono contribuire concretamente alla “buona sanità” non solo in termini clinici, ma organizzativi ed economici, sia attraverso la prevenzione delle criticità e la riduzione delle ospedalizzazioni, sia con la presa in carico globale del paziente cardiopatico cui vengono assicurate cure efficaci, monitoraggio, assistenza continuativa e buona qualità di vita. Un aspetto rilevante è infatti quello di ottimizzare la gestione delle risorse ,dedicando maggior attenzione ai pazienti più critici che necessitano di un controllo più stretto e frequente. Questo è possibile grazie alla capacità del sistema multiparametrico di “stratificare” i pazienti con scompenso cardiaco. Una gestione basata sugli alert è maggiormente costo/efficace rispetto a una strategia di controlli regolari, calendarizzati in modo uniforme per tutti i pazienti. Vengono così gestite efficacemente anche le liste di attesa, altro tema sensibile in questo periodo e in quello a venire.

L’implementazione di un’assistenza territoriale e domiciliare efficiente consente, inoltre, di ridurre la spinta verso la mobilità extraregionale, che ha importanti ripercussioni sia sui costi diretti, ma anche indiretti come l’out of pocket. In definitiva, sulla equità di accesso ai servizi.

In copertina: foto di Marco Pelizza

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