Salta il Palio della Tavola Bronzea, tra figuranti senza green pass e voci di mancato contributo comunale

La rievocazione storica no, le bancarelle, la gara di pesto e i concerti sì. Alla tradizionale manifestazione di Pontedecimo è mancata anche quest’anno la parte di ispirazione culturale, ma anche di potenziale forte impatto turistico (se fosse promossa), già cancellata nel 2017 per allerta rossa, nel 2018 per il crollo del ponte, nel 2020 per il Covid. Stavolta il taglio sarebbe dovuto al fatto che molti figuranti dei gruppi storici sarebbero privi di certificato verde. Ma sembra che a mancare sia stato soprattutto il contributo comunale: meno di un paio di migliaia di euro. Sia come sia, Genova rinuncia alla propria storia più volentieri che alle bancarelle

Il problema, secondo il presidente del Municipio Federico Romeo, è stato determinato dal fatto che una parte dei gruppi storici non potessero garantire la presenza perché molti dei giovani figuranti sarebbe senza green pass. Eppure di rievocazioni storiche a Genova e in riviera quest’estate ce ne sono state diverse. Viene, poi, da chiedersi se tutti coloro che hanno presenziato alle varie iniziative, dal concorso di fotografia canina e felina al mercato, dai concerti alla gara di pesto, avessero il certificato verde e da chi sia stato controllato. Romeo spiega che quanto di competenza del Municipio è stato discusso in aula dove tutti i gruppi avrebbero compreso la difficoltà tagliando corto sulle polemiche. Non tutto, però, è di competenza municipale: parte della Fiera è sotto la diretta organizzazione dell’assessorato Commercio-Grandi Eventi-Vallate.

In realtà di polemiche ce ne sono a bizzeffe. Alcune vengono da Rivarolo e Bolzaneto dove non piace l’idea di estendere a tutta la vallata i fondi concessi dalla Fondazione San Paolo per la ripartenza dopo il crollo del Ponte Morandi. Romeo spiega che è stato deciso di “spalmarli” su tutto il territorio, che – in alcune zone di più e altre di meno – ha comunque sofferto. Per ripartire tutti insieme.

C’è poi l’annullamento del Palio “costruito” nel 1991 per ricordare la Tavola Bronzea di Polcevera, detta anche Sententia Minuciorum, una lamina di bronzo sulla quale è incisa un’iscrizione in lingua latina che riporta una sentenza emessa dal Senato romano nel 117 a.C. Il reperto, di primaria importanza non solo per la storia locale, ma anche per la storia del diritto, l’epigrafia e la linguistica, è ora conservato nel Museo Civico di Archeologia Ligure di Pegli. Il Palio voleva ricordare la disputa tra Genoati e Veturi Langensi per il diritto di sfruttamento agricolo e pastorale dell’alta Valpolcevera (117 a.C.) e il ritrovamento nel 1506 della Tavola che documenta appunto quella vicenda.

Delle iniziative pensate per il palio è rimasta solo la parte commerciale, cioè il mercato. Cancellati ancora una volta le gare, tra cui il tiro con l’arco medievale, il tiro alla fune a squadre, le corse a cavallo con lancia, anelli e giostra del saracino tra i Comuni polceveraschi. Tutta “colpa” di coloro che non possono esibire il covid pass? Pare di no. Sembra, infatti, che la Direzione Grandi Eventi non abbia concesso il contributo richiesto dal Municipio (meno di 2mila euro, una cifra irrisoria rispetto a cifre “investite” in altre manifestazioni) limitandosi a farsi carico delle spese di competenza per gli eventi allestiti e patrocinati, di carattere quasi esclusivamente commerciale: la gara di pesto e, appunto, tutti gli adempimenti collegati al mercato.

Così Genova lancia la Festa della Bandiera, ma dimentica un altro pezzo importante della propria storia, un documento eccezionale che racconta molto del territorio nel secondo secolo avanti Cristo, lo stesso in cui Roma attaccò di nuovo la Dalmazia tecnicamente conquistata l’anno precedente (il 118 a. C.) ad opera di Lucio Cecilio Metello, ma dove, a causa della resistenza dei Dalmati e delle incursioni del Celti, solo nel 33 a.C. nasce la provincia romana di Dalmatia.

A quel tempo Genova era federata a Roma e aveva sotto la sua giurisdizione la popolazione dei Veturi Langensi, stanziati nel territorio della Val Polcevera.

Cosa successe lo racconta il sito Visit Genova.

Nell’utilizzo del territorio i Genuati tendevano a privilegiare lo sfruttamento dei boschi, mentre i Langensi erano interessati soprattutto alle colture prative e questo generava continui conflitti riguardo a quali fossero i confini delle aree controllate dalle due popolazioni.

La contesa raggiunse una fase talmente acuta e densa di disordini che fu necessario ricorrere al supremo tribunale di Roma: il Senato Romano nel 117 a.C. inviò in Val Polcevera due magistrati, Quinto e Marco Minucio Rufo, con i loro tecnici ed i rappresentanti genuate e langense. La controversia fu risolta e furono date le disposizioni per la determinazione dei confini. La sentenza emessa dai magistrati fu incisa su due tavole di bronzo che furono consegnate alle parti in causa.

Nel 1506 una di quelle tavole fu ritrovata, nelle vicinanze di Serra Riccò, dal contadino Agostino Pedemonte che, pensando di poter ricavare del denaro dalla vendita del metallo, la vendette a un calderaio di Genova. Il Governo della Repubblica di Genova, appresa da uno studioso la notizia ed intuendone il grande valore storico, comprò la “Tavola”.

In copertina: una foto del palio risalente a diversi anni fa, dal sito Visit Genova

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