Linea Condivisa vuole un monumento al biscotto del Lagaccio nel quartiere del Centro Est

Per il consigliere del Municipio Palomba, che ha presentato con Curtaz una mozione, è un’idea per la promozione turistica da replicare con altre specialità tipiche

Nell’impegnativa la richiesta era quella di un monumento, ma Palombo si accontenterebbe di una targa «nel punto preciso dove circa quattro secoli fa nacque questa peculiarità gastronomica conosciuta in tutto il mondo».

«Bisogna tenere conto – dice il consigliere di Linea Condivisa – che la storia del Lagaccio è strettamente legata alla sottostante Villa del Principe, altra perla turistica compresa nel nostro municipio, e al bacino artificiale voluto dalla famiglia Doria per rifornire d’acqua la sontuosa fontana di Nettuno, i mulini del palazzo e la flotta. Proprio in uno stabilimento di panificazione del quartiere, nel 1652 si iniziò a fare questo particolare biscotto che prese il nome di “Biscotto del Lagaccio” e a tutt’oggi prodotto e riconosciuto con questo nome. Volevamo che fosse riconosciuta la paternità storica di qualcosa di buono in un quartiere troppo spesso ricordato per questioni spiacevoli per questo l’idea di un monumento, al momento congelata, che possa suscitare maggior curiosità turistica intorno alla zona e un maggior indotto agli esercenti panificatori della zona, anche perché nella mozione è previsto un bollino di riconoscimento“qui si produce il vero biscotto del Lagaccio. Per il momento ci accontenteremo della targa. Poiché il territorio è ricco dal punto di vista delle specialità enogastronomiche, allargando il ragionamento si potrebbe proporre la costruzione di piccoli monumenti dedicati a specialità culinarie con un passaporto per il turista in cui mettere il timbro per ogni monumento visitato  sullo stile delle “big bench” (le grandi panchine colorare sistemate ormai un po’ ovunque in Italia e non solo), un modo forse bizzarro, ma creativo e originale per attirare e coinvolgere il turista».

Questo tipo di biscotto veniva un tempo chiamato, soprattutto nell’ovadese, anche biscotto della salute (in genovese bescheutti da salûte). In realtà, si tratta due prodotti distinti provenienti dalla medesima, antica tradizione ligure e del basso Piemonte. Mentre un tempo la principale differenza fra i due era la presenza fra gli ingredienti del Lagaccio di liquore o essenza di anice, nel corso del XX secolo i due prodotti si sono sempre più differenziati a livello merceologico e commerciale. Il Biscotto del Lagaccio si è affermato come prodotto di nicchia, più simile alla “pasticceria secca”, grazie all’attività sia di produttori artigianali che di piccole aziende locali. Il Biscotto della Salute (o Biscotto Salute, nella denominazione commerciale) ha visto svilupparsi dai primi del Novecento una importante produzione industriale, con buone fortune commerciali, identificandosi, diversamente dal Lagaccio, più come fetta biscottata dolce, da prima colazione, che non come prodotto di pasticceria.

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