Gli anarchici: «Sabotati due ripetitori la notte del 18 luglio». Ma nessun traliccio è stato danneggiato

La rivendicazione, con dedica a Carlo Giuliani, compare sul sito di area Roundrobin.info. Le uniche notizie recenti (ma risalenti ormai a qualche giorno fa) che si possono mettere in connessione con la rivendicazione riguardano il ritrovamento presso i ripetitori del Monte Figogna, da parte degli operai di una azienda di manutenzione, di alcune bottiglie molotov che non si sono incendiate per via dell’innesco non funzionante

«I nostri nemici di sempre, donne e uomini dell’autorità – scrivono gli anarchici sul sito di aerea dove spesso compaiono le rivendicazioni -, affinano sempre di più il loro arsenale fatto di ferro, silicio e plastica e di questo non bisogna mai demoralizzarsi. Sono svariati i metodii per assestare dei colpi al nostro nemico, noi abbiamo scelto l’azione violenta rivoluzionaria! La propaganda col fatto è la filosofia che sposiamo, e la perpetreremo fino a quando non cammineremo sulle macerie di questa società di plastica». Poi gli estensori del testo chiamano all’azione «tutte e tutti coloro a cui arde il cuore e hanno voglia di sprigionare le proprie fiamme di rabbia e vendetta contro quello che li opprime».

«Noi lo abbiamo fatto la notte del 18 luglio sabotando col fuoco due ripetitori» cosa che, però non è avvenuta. Poi la dedica al ragazzo ucciso durante il G8 di Genova di cui. in questi giorni si ricorda il ventennale: « Non rincorriamo scadenze, agiamo secondo i nostri tempi ma il caso ha voluto che in questo periodo ricorra il ventennale delle bellissime giornate di rivolta del g8 di Genova e della tragica morte di Carlo Giuliani. In questi 20 anni, su quelle giornate, politici, capetti e politicanti di movimento, preti e persino la famiglia di Carlo, hanno vomitato – chi analisi riformistiche e prive di verità chi vere e proprie diffamazioni sulla persona di Carlo. Potremmo sbagliarci, ma sarà probabile che le stesse analisi del tempo verranno riproposte nei giorni a venire. Noi invece vogliamo ricordarlo dandogli la dignità che merita, senza ipocrisie, lontani da idolatrie».

«Le fiamme che la notte scorsa abbiamo sprigionato per incendiare quei due arti del dominio, vogliamo dedicarle a Carlo e a tutti i ribelli e le rivoluzionarie che nel mondo sono cadute combattendo per la libertà, l’uguaglianza, la giustizia sociale. Questi sono alcuni principi che rientrano in quella che noi, filosoficamente – e con i nostri mezzi – praticamente, definiamo Guerra Sociale».

Solo che di fiamme non ce ne sono state. Quantomeno a Genova e in Liguria.

In copertina: foto di repertorio

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