Incidenti, auto rovesciate, ragazzi in coma etilico al Ps, vandalismo e risse. Alcol: è emergenza sociale

Le sanzioni per guida in stato di ebbrezza si contano a decine ogni fine settimana. Stanotte un auto condotta da un ragazzo ubriaco con a bordo un altro ragazzo ubriaco s’è ribaltata in via Robino. La mala movida fluttua tra il centro storico e il levante della città. Al mattino le strade sono tappezzate di orina e vomito. Ogni notte per i soccorritori delle pubbliche assistenze, le forze dell’ordine devono correre di qui e di là. Cosa fanno le istituzioni di ogni livello? Assolutamente nulla. La società si limita a criticare i ragazzi senza capire che i loro comportamenti sono figli di quelli delle generazioni precedenti che li hanno privati della cura, degli ideali o anche, semplicemente, delle cose da fare assieme. Loro cercano la socialità dove possono e la trovano solo con una birra in mano in mezzo alla strada

L’auto che si è ribaltata ieri sera in via Robino

Aumenta il consumo di stupefacenti, compresa l’eroina da iniettarsi in vena, tanto che per le strade del centro storico (e non solo) le siringhe si stanno moltiplicando, come una volta, come negli anni Ottanta. Mentre sulla generazione 15-25 anni si agita lo spettro dei circa 300 morti l’anno per overdose, si moltiplica l’uso di droghe chimiche, del crack ma soprattutto dell’alcol. In tanti si fanno l'”apericrack”. Si chiama così l’abitudine di passare la serata con una cifra tutti sommato modesta anche per un ragazzo che vive in famiglia e ancora non lavora: 5 euro di crack e 5 chupiti a un euro o una bottiglia di alcolico comperata al supermercato nel pomeriggio. Il risultato è un magma di giovani ubriachi che si muove per le strade, magari davanti ai locali ma non di rado senza consumare dentro quei locali. L’appuntamento è comunque lì, davanti a questo o quel bar di moda, già con la birra in mano.
L’alcolismo farà forse meno impressione all’opinione pubblica, ma non farà meno morti dell’eroina.

L’alcol è ritenuto dai giovani non un piacere (se bevuto con moderazione), ma un “diritto inalienabile” anche in quantità smodata, perché se provi a far presente il problema ti rispondono che è una loro “libertà costituzionale” impetroliarsi fino a star male ed è quello che loro chiamano “vivere”. Intervengono a stormo sui social quando qualcuno prova a denunciare situazioni di forte degrado. Scrivono che è un loro diritto stare fuori fino alle 5 del mattino, gridare, cantare, tenere svegli interi quartieri che sarebbero “pieni di vecchi” e se qualcuno prova a obiettare che c’è gente che l’indomani lavora, che ci sono bambini, anziani e persone che stanno male, li riempiono di insulti.

Poi, la notte, è un viavai di ambulanze con ragazzi pestati da altri ragazzi (stanotte la polizia locale è intervenuta nel centro storico per l’ennesima rissa, nel caso specifico tra giovani italiani) e giovani ubriachi che rischiano il coma etilico. La novità, rispetto a qualche anno fa, è che non si tratta più solo di maschi, ma siamo esattamente al 50% tra maschi e femmine.

D’inverno lo sballo si concentra nel fine settimana e i feriti/ubriachi si concentrano nel centro storico e finiscono al Galliera. Quando la scuola finisce il problema si allarga al levante della città e al San Martino e ad altri giorni della settimana

In corso Italia sono esasperati, ma anche nel resto del levante. Chi è inorridito davanti agli assembramenti per la finale degli Europei deve capire che gli stessi assembramenti si verificano tutte le sere nel fine settimana nel centro storico e sui lungomare.

Di risse se ne sono viste parecchie già l’estate scorsa, ma quest’anno è un continuo insultarsi, pestarsi, aggredirsi, tra un fiotto di vomito e l’altro. Al mattino il territorio sa di orina fatta dove scappa (che si sia uomo oppure donna) e, appunto, di alcol rigurgitato.

Cosa fanno le autorità? Danno la risposta più semplice e semplicistica, necessaria ma non sufficiente: ci mettono le divise. Ogni documento chiesto ai ragazzi finisce, quando va bene, in denunce per bestemmie e oltraggio a pubblico ufficiale e sempre più di frequente in resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Per intervenire su una rissa bisogna essere in tanti o si rischia di prenderle. E si arriva a un limite in cui i “tanti” diventano “troppi” e non puoi nemmeno intervenire manganellando a destra e a manca, perché si tratta di ragazzini allo sbando, non di delinquenti consumati. Alla fine ci rimettono le gli operatori in divisa. Quando intervengono, perché la scorsa settimana un paio di interventi passati dalla Polizia locale alla Polizia di Stato per competenza territoriale e di istituto (la Polizia locale non ha competenze sull’ordine pubblico) non sono stati messi in atto per la quantità di giovani concentrata nello stesso luogo. Non basterebbe un esercito e non è nemmeno giusto usarlo abitualmente per questo scopo. La repressione senza prevenzione è inutile, ipocrita e immorale.

La vera soluzione, a medio lungo termine, manca totalmente. Nessuno ha ancora riflettuto sul fatto che un intervento sociale strutturato è necessario, che il problema supera di parecchio la mala movida: la cristallizzazione di un profondo disagio sociale di una generazione in combinato congiunto con la compressione da mancanza di libertà del periodo Covid. C’era già prima (si tratta di un processo che da tempo si alimenta e cresce) e ora sta esplodendo in tutta la sua violenza. Passa per l’abbandono del ruolo educativo da parte della famiglia: un genitore non lo vede che il figlio adolescente torna a casa tutte le notti ubriaco? E come mai ci sono ragazzini di quindici anni a zonzo fino alle 4 del mattino in stato di ebbrezza totale? Mamma e papà non se e accorgono?
Poi c’è la responsabilità della scuola che da tempo ha abdicato per la maggior parte al ruolo di soggetto educatore civico. A questo contribuiscono, di nuovo, i genitori che a scuola vanno a “difendere” i figli dai professori per partito preso. E sono sempre di più. Ovviamente, anche questo aspetto con la Dad si è moltiplicato fino ad azzerare il ruolo della scuola in questa partita.
Poi c’è la società: cosa offriamo ai ragazzi in alternativa al ciondolare ubriachi per le vie della città? Poco più di nulla. Anche qui il Covid ha avuto il suo ruolo moltiplicatore dei problemi chiudendo tutte le attività sportive non agonistiche. Ma da sempre (o, comunque, da troppo tempo) a Genova mancano luoghi di aggregazione per la musica dal vivo fatta dagli stessi ragazzi. Cos’altro c’è? Un po’ di sociale da parte delle associazioni, ma sempre più in difficoltà anche per i costi. Il volontariato dove c’è funziona (come ai Giardini Luzzati), ma non basta.

Ogni soggetto educatore deve prendersi le proprie responsabilità, farsi un esame di coscienza, spendersi per rimontare la china. Non è legittimo gettare la croce sulla generazione giovane perché è il frutto delle azioni (o non azioni) quelle precedenti. I ragazzi sono vittime, non carnefici. Se non hanno valori è perché questi valori non sono stati trasferiti, se non hanno interessi è perché nessuno si è preso la briga di coinvolgerli. Resta la voglia di socialità, la voglia di fare parte di un gruppo, solo che l’unico collante a disposizione è l’alcol e magari sono anche gli stupefacenti. Così il gruppo diventa branco. Le generazioni precedenti se ne accorgono solo ora, ora che non dormono per il baccano fino al mattino, ora che alla mattina escono di casa e pestano orina e vomito, cocci di bottiglia e siringhe.

C’è un segnale forte del riavvicinamento dei giovani alla politica, a sinistra e a destra. E questo è genericamente (salvo punte estreme da entrambe le parti) un buon segnale: la voglia di essere gruppo si coagula in una voglia di costruire secondo degli ideali che alla generazione immediatamente precedente è mancata (e si vede).

Per la restante parte dei ragazzi non è troppo tardi. La famiglia, la scuola, le istituzioni devono fare qualcosa e perché vedono i 15-25enni a far baccano sotto le loro finestre e ne vengono infastiditi. In particolare, le istituzioni devono offrire alternative allo sballo alcolico, potenziare lo sport amatoriale. Stiamo parlando di sport e non di tifo perché purtroppo è nei gruppi organizzati di tifosi che sono nati comportamenti violenti che hanno visto, nei mesi scorsi, la contrapposizione tra genoani e sampdoriani. Al di là dei provvedimenti, delle denunce e dei Daspo, sarebbe opportuno che finalmente le società mettessero alla porta i tifosi violenti.

Le istituzioni devono agevolare qualsiasi passione che sia musica o cultura in senso lato. Bellissime (anche se troppo poco numerose) sono le associazioni dei giovani che si dedicano a ripulire la città. Occorre investire in iniziative non solo sociali perché costruendo una rete di occasioni di interesse si costruiscono le nostre autostrade immateriali per il futuro. E allora bisogna che la politica smetta di dividere, di emarginare, di agire per cassetti secondo gli stretti interessi elettorali. I ragazzi cercano il gruppo e questo gruppo può essere positivo o devastante. Bisogna offrire loro luoghi per la musica, luoghi per lo sport, luoghi dove esercitare le proprie passioni, dallo skateboard agli scacchi fino alla street art, per staccarli anche dai videogiochi basati su simulazione di azioni violente con comportamenti che replicano con una leggerezza inevitabile nella vita reale ed è per questo che tante liti finiscono in rissa.

Sembra che per adesso, secondo quanto dicono i medici dei pronto soccorso, il problema non sia l’etilismo cronico: i ragazzi bevono solo in gruppo, solo quando escono la sera, magari sfidandosi a chi beve di più. O gli si offre un motivo di aggregazione indipendente dai chupiti o la situazione finirà per incancrenirsi sotto il profilo sanitario e ben prima non sarà più governabile sotto il profilo dell’ordine pubblico e della vivibilità della città.

Bisogna che non solo le istituzioni, ma anche i cittadini, capiscano che investire sui ragazzi è più importante di ogni buco nel marciapiede da rabberciare, di ogni erbaccia non tagliata e che una bella quantità di denaro deve essere convogliata sulle iniziative sociali e anche non sociali in senso strettissimo, ma di aggregazione positiva che allontani dalle dipendenze, alcol in primis. Non è un processo breve e se non lo iniziamo subito potrebbe diventare troppo tardi, se già non lo è.

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