Operazione Bronx: vendono droga sui social, 7 custodie cautelari e 12 denunce della Polizia

Sono stati interrogati 234 acquirenti, dei quali 45 soggetti di minore età, che hanno tutti confermato l’attività di spaccio, confermata da numerosi sequestri di sostanza stupefacente

Questa mattina, i poliziotti del Commissariato di Chiavari hanno concluso, con l’esecuzione di 6 custodie cautelari di arresti domiciliari emesse dal Tribunale di Genova, una vasta operazione di Polizia Giudiziaria mirata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti denominata “Bronx”.

L’indagine prende il nome dal quartiere Lavagnina di Sestri Levante soprannominato dagli stessi residenti “Bronx” luogo di residenza della maggior parte dei soggetti coinvolti nell’illecita attività di spaccio.

Ecco i risultati:

6 custodie cautelari di arresti domiciliari per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti
1 custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione”
11 deferimenti all’Autorità Giudiziaria per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti tra cui un soggetto di minore età
1 deferimento all’Autorità Giudiziaria per il reato di estorsione

L’indagine è partita l’estate scorsa a seguito della recrudescenza del consumo di sostanze stupefacenti del tipo “leggero” registrato fra i giovani e giovanissimi presenti nel levante ligure nel periodo post lock down (estate 2020).

Gli agenti della Squadra Investigativa del Commissariato di Chiavari hanno condotto un’accurata attività che ha portato alla luce la fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti principalmente localizzato nella cittadina di Sestri Levante all’interno di un quartiere denominato “Lavagnina” ma battezzato dagli stessi abitanti “Bronx”.

Dagli accertamenti eseguiti durante l’attività e a seguito dell’escussione di numerosi acquirenti tra i quali molti soggetti di minore età, e emerso che nella cittadina di Sestri Levante e per la precisione nel Parco di Sant’Antonio e all’interno del quartiere della “Lavagnina detto Bronx”, vi era un gruppo di ragazzi che da tempo aveva intrapreso una fiorente attività di spaccio e che la stessa era ben organizzata ed alquanto redditizia.

Durante gli accertamenti e durante l’attività info/investigativa è emerso che tutti i soggetti identificati come “pusher”, tra i quali due italiani, due soggetti di origine marocchina, un soggetto di origini rumene ed un soggetto di origini latino-americane, pur non avendo un legame associativo nello svolgere l’attività di spaccio, avevano un legame di collaborazione e di condivisione degli stessi acquirenti/clienti.

L’indagine è partita proprio dal soggetto di origini latino americane che già lo scorso anno era stato arrestato per il reato di spaccio.

La maggior parte dei pusher utilizzavano come mezzo di comunicazione i principali social Network che usavano per contattare i vari clienti o per essere contattati e in alcuni casi pubblicavano anche delle foto per pubblicizzare la sostanza stupefacente in vendita.

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