La mala movida approda in Consiglio a Tursi. Viale «Tutto sulle spalle della nostra Polizia locale»

Nonostante la lunga tregua di lockdown e coprifuoco durante la quale ci sarebbe stato tutto il tempo per elaborare i progetti di prevenzione e mitigazione, siamo arrivati alla ripresa della vita notturna senza alcun piano, senza alcun progetto pronto, continuando a puntare sulla repressione muscolare che, come è evidente, serve ma non basta. L’assessore alla Sicurezza chiede un impegno maggiore delle forze dell’Ordine. La Polizia locale, che fa il suo e più del suo, viene usata come foglia di fico di tutta la prevenzione che si sarebbe dovuta organizzare durante il coprifuoco e invece non è stata nemmeno pensata

Nell’ultimo fine settimana tre agenti della Polizia locale intervenuti per sedare una rissa, sono stati feriti in via San Bernardo. Secondo Alessandro Terrile (Pd) «Questi eventi dimostrano, ancora una volta, come la gestione della movida nel centro storico sia fuori controllo». Il capogruppo Dem ha chiesto oggi in consiglio comunale «Quali azioni intende porre in essere la giunta a tutela della legalità, degli esercizi commerciali rispettosi delle regole e della quiete degli abitanti?».

Gli ha risposto l’assessore alla Sicurezza Giorgio Viale che anche questa volta ha preso su di se tutta la responsabilità della partita e ci ha messo la faccia, bisogna dargliene atto, nella Sala Rossa di Tursi, malgrado la questione sia in realtà in gran parte in capo all’assessorato al Centro Storico e al Commercio che, come spesso accade, nelle questioni spinose si defila: «Guardando cosa stanno facendo altre grandi città quali Torino, Venezia, Verona, Messina, Bari, Reggio Calabria posso dire che a livello di Polizia locale stanno facendo quello che noi abbiamo già fatto – ha detto Viale -. Queste altre città stanno facendo, o hanno già fatto, ordinanze come la nostra per vietare il consumo di alcol dopo le ore 24:00 all’esterno dei locali. Questo per salvare i locali “sani” ed evitare certe scene che si sono viste. Io ritengo che sia fondamentale avere dei rinforzi a livello di forze dell’ordine perché non tutto, ovviamente, può ricadere sulle spalle della nostra Polizia locale che, anzi, ringrazio perché volenterosamente sta mettendo una “toppa” a delle situazioni che non sarebbero nemmeno di loro specifica competenza, ma loro con grande spirito anche di sacrificio stanno lavorando in questo senso».

«Il Comune di Genova, con le ordinanze che ho citato prima, è stato anche un precursore sul piano nazionale – ha continuato Viale -. Per tutti gli altri aspetti stiamo aspettando il piano sulla prevenzione degli esperti che abbiamo interpellato: associazioni che lavorano sul territorio e che abbiamo già avuto modo di conoscere nelle diverse commissioni. E poi i locali che fanno mala movida, che vendono alcolici ai minori, devono essere chiusi e gli deve essere ritirata la licenza, ma queste sono misure successive alla prevenzione e noi stiamo operando in assenza di una legislazione nazionale, in quanto è compito del Ministro degli Interni gestire l’ordine pubblico. Stiamo facendo tutto con le nostre forze, con l’aiuto degli esperti in materia di abuso di alcol e droghe».

Sulla questione c’è grande confusione. Alcune chiusure sono già state attuate, ma non esiste una regola univoca, e, francamente, riesce difficile pensare che possa avere un senso una sospensione della licenza per 30 giorni (con 6 mesi di chiusura alle 21:30) a un locale incolpevole di irregolarità gravi e illiceità che abbiano turbato l’ordine pubblico e la vivibilità. Ci si chiede sulla base di quale regola sia stata decisa la chiusura del locale per un’inosservanza (la mancata richiesta per l’insegna), che la legge regionale definisce risolvibile con due o trecento euro di sanzione amministrativa. Decisamente, le procedure degli uffici dell’assessorato al Commercio dovrebbero mettersi al riparo da situazioni così poco comprensibili e che al Tar rischiano di franare miseramente costando parecchio alla collettività. L’impressione è che si proceda a tentoni confondendo incomprensibilmente il bambino con l’acqua sporca. I risultati, come è chiaro a tutti e soprattutto alla gente del centro storico, sono tendenti allo zero, perché ci si concentra solo sui locali e non si tiene in considerazione tutta la problematica sociale ed educativa e nemmeno si ragiona sul fatto che spesso i giovani arrivano in centro storico con lo zaino pieno di bottiglie acquistate di giorno al supermercato. Per adesso esistono solo l’azione della Polizia locale e le chiusure dei locali decise dagli uffici del Commercio. Niente altro, ed è decisamente poco a fronte di quanto messo in atto nelle grandi città sotto questo profilo: delocalizzazione della movida, app per censire il rumore condivise con i gestori dei locali e i cittadini, iniziative che possano dare ai giovani quello che qui non hanno: un’alternativa a incerirsi di alcol che potrebbe essere costituita, ad esempio da iniziative di musica dal vivo in luoghi lontani dai centro abitati.

Quello che è chiaro, anche dalla risposta in Consiglio, è che per adesso non esiste un piano di prevenzione e che siamo ancora lontani dall’approvazione e ancora di più dall’attuazione. Pensare di risolvere la questione solo con la repressione è l’errore di fondo: non ha mai funzionato. La Polizia locale e la Sicurezza si fanno carico totale del tentativo di tamponare la situazione per quanto spetta all’Amministrazione, che però dovrebbe fare ben altro perché davvero l’ordine pubblico spetterebbe ad altri, ma al Comune spetterebbe mettere in atto quello che non fa: iniziative sociali ed educative per i giovani sul rischi dell’alcol, alternative credibili per passare la serata, zone di “decompressione” come quelle messe in campo da tante altre città. Qua si parla (tanto) e si buttano in strada gli uomini della polizia locale in osservanza a un approccio muscolare che, da solo, non ha mai portato da nessuna parte in nessun posto nel mondo.

Barcellona sono state create zone relax di decompressione post serata con musica e alcolici ma anche analcolici, acqua, bevande.
Bergamo, in estate, spostano i locali della parte alta dando spazi gratuiti fuori le mura nel monastero di Sant’Antimo, con iniziative di qualità: jazz, musica d’ambiente dove ti diverti e bevi ma, non devi bere come unico modo per “far qualcosa”».
Lisbona sono stato chiusi in anticipo Bairro ed è stata trasferita la movida senza limite di orario nella zona degli ex doc portuali sul Tago, ora piena di locali.
Esempi ce ne sarebbero a bizzeffe e ben più autorevoli di quelli di Reggio Calabria e Messina che, francamente, per numero di abitanti e caratteristiche non reggono il confronto con Genova.
Altre città hanno quantomeno approntato un approccio virtuoso al problema del rumore. È il caso di Torino con una app e che potrebbe essere utilizzata a Genova per convincere i ragazzi a spostarsi in altri punti dove fossero organizzate iniziative alternative.

Qui viene semplicemente usata la Polizia locale in forze come foglia di fico di tutto quello che non è mai stato fatto nonostante ce ne sia stato tutto tempo nell’ultimo anno e mezzo. E si vede.

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