Vaccini in vacanza, la Lombardia si irrigidisce. Toti: «Figliuolo “nervoso” rispetto alla creatività della Regioni»

Il presidente della Liguria: «Sulle iniziative vaccinali per maturandi e turismo devo dire che ho trovato una struttura commissariale un po’ nervosa, diciamo, rispetto alla creatività delle Regioni» Tutto sta nell’apertura delle anagrafi regionali che, se condivise, possono permettere di mettere a sistema i vaccini o anche la sola seconda dose da fare nelle località turistiche. Ma c’è chi rema contro

Chi ha paura dei vaccini nelle località turistiche? Ad esempio la piccola Valle D’Aosta che teme di essere invasa da tanti, troppi, vacanzieri piemontesi che potrebbero chiedere l’inoculazione nella regione confinante. Comprensibile, anche se una buona organizzazione consentirebbe di superare il problema organizzativo. Tra Liguria e Piemonte c’è già un accordo, firmato ieri. Attilio Fontana, presidente della Lombardia e la sua assessore alla Sanità Letizia Moratti sembrano essere decisi a far ritornare i cittadini (molti dei quali passano lunghi periodi nelle riviere liguri) a casa anche durante le ferie per l’inoculazione. Il problema non sta, evidentemente, in un improbabile assalto dei nostri corregionali nelle località della Pianura Padana. L’organizzazione sarebbe tutta a carico della Liguria perché il flusso sarebbe, come per tradizione, nord-sud. Eppure Fontana è del fronte de “no” su cui sembra si sia schierato il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo, modificando il suo primo orientamento.
Con Toti e il collega piemontese Alberto Cirio, nel fronte del “sì” c’è, invece, il presidente del Veneto, Luca Zaia: «Una decisione nazionale si deve prendere sull’opportunità di somministrare la seconda dose ai turisti – ha detto -. L’approccio del vaccino in vacanza varia a seconda del contesto turistico in cui uno si trova. Penso che quello che hanno fatto i colleghi Toti e Cirio sia una cosa giusta, pensata su misura su due realtà di quella dimensione turistica. Altre regioni hanno invece meno esigenze del vaccino in vacanza perché hanno altre dimensioni. Il Veneto è la prima regione turistica in Italia con 72 milioni di presenze, di cui il 67% costituite da stranieri. Ho apprezzato e visto che la gran totalità degli esponenti politici, con ruoli anche nella sanità, piuttosto che il mondo degli scienziati, condividono l’idea che se un turista vuol farsi la seconda dose in vacanza la possa fare». Per il no è il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. Per lui, l’ipotesi di fare il richiamo nei luoghi di villeggiatura è «molto difficile».

Molto chiaro Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma, che a Rtl ha detto: «Sono stato tra i primi ad auspicare un’organizzazione della sanità che vada incontro alle esigenze dei cittadini anche in vacanza. Qui non si tratta di capricci, ma di organizzare il sistema sanitario in direzione della centralità della persona, i cittadini devono andare in vacanza. Trovo stucchevoli le polemiche tra le regioni, dobbiamo trovare un punto d’incontro, facciamo un accordo tra le Regioni, ci scambiamo le anagrafe regionali, nulla è impossibile».

Il “no” è francamente poco comprensibile: si tratta di facilitare la vita ai cittadini dopo un lungo periodo difficile. Con la condivisione delle anagrafi sanitarie regionali non ci sarebbero problemi: si potrebbero semplicemente trasferire le dosi utilizzate nel computo delle regioni in cui i cittadini vanno in vacanza.

«Dare la possibilità ai turisti che rimangono più di due settimane nella nostra regione di potersi vaccinare è un servizio in più che offriamo ai cittadini, che non comporta nessuno scossone alla campagna vaccinale in corso – commenta Giovanni Toti -. Liguria e Piemonte stanno conducendo la campagna vaccinale a ritmi elevati e si piazzano rispettivamente prima e terza nella classifica nazionale delle somministrazioni effettuate. Andremo avanti a vaccinare le categorie prioritarie, che rimangono il nostro primo obiettivo, ma una cosa però non esclude l’altra. La speranza quindi è che da Roma arrivi al più presto il via libera per poter attuare il nostro protocollo, che potrà poi essere applicato a tutte quelle Regioni che decideranno di far vaccinare i turisti».

Per domani si attende una riunione della Conferenza delle Regioni piuttosto combattuta proprio su questo tema.

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