Roberta nella tela del ragno, ma sul centro Anidra si indagava già per violenza sessuale e circonvenzione

Roberta Repetto è caduta in un mortale tela di ragno e forse non è stata la sola. Roberta, secondo le indagini dei Carabinieri, era solo una delle prede, quella che ha fatto la fine peggiore. Ma non l’unica. Sesso tantrico, adepte ridotte in schiavitù che pagavano per lavorare e lavare i piedi al guru, fiumi di denaro confluiti nelle casse del centro (su questo indaga ora la Guardia di finanza). Ecco la ricostruzione della trappola per donne fragili che secondo le indagini dell’Arma è stata allestita dal santone di Borzonasca e dai suoi supposti complici

Roberta è morta di cancro a 40 anni perché fino a 8 giorni prima che il suo corpo smettesse di lottare e si arrendesse alle metastasi non si è rivolta a un oncologo, non si è curata se non con tisane zuccherate e bagni nel fiume secondo le indicazioni del suo guru e di un medico che come lui adesso è finito in carcere. Tutto questo mentre i linfonodi si ingrossavano e i dolori della donna diventano lancinanti.
Roberta è stata “operata” di un melanoma senza anestesia nel 2018 su un tavolo della cucina del suo paradiso-prigione, un apparentemente sereno e bucolico agriturismo di Borzonasca come in zona ce ne sono tanti, nella misconosciuta ai più località di Stibiveri. In quel posto, secondo le indagini dei Carabinieri del Comando provinciale, in un’indagine coordinata dal generale Alberto Tersigni e dal maggiore Francesco Filippo, si sarebbe innescato e sarebbe attivo da anni un meccanismo perverso che prima avrebbe masticato Roberta, poi l’avrebbe sputata, lasciandola morire. Gli investigatori del comando provinciale dell’Arma, diretto dal colonnello Gianluca Feroce, hanno ricevuto ieri i complimenti del generale di Corpo d’Armata Claudio Vincelli, comandante Interregionale Carabinieri “Pastrengo” che ha giurisdizione sul territorio delle regioni del nord-ovest, in visita a San Giuliano.

Il padre padrone, imperatore e sultano di Anidra

Quando mamma e papà si impongono e portano Roberta all’ospedale di Lavagna non c’è già più nulla da fare: ancora poco giri sul quadrante dell’orologio e di lei si parlerà per sempre al passato. Roberta aveva affidato la sua vita al guru di Anidra, l’agriturismo di Borzonasca nato come ristorante agricolo, diventato, secondo le indagini, la roccaforte di una setta dove Vincenzo Paolo Bendinelli, secondo le mail e i messaggi che stanno nel fascicolo delle indagini dell’Arma, era il padre-maestro-padrone. Sulla pagina del centro olistico lo chiamano proprio così: maestro, padre.

La costruzione dell'”impero olistico”

Ma chi è Vincenzo Paolo Bendinelli? Un ex insegnante dei detenuti del carcere di Opera dal 1981 al 1989 che poi, agli inizia degli anni Duemila, approfittando dell’ampio consenso nella società per yoga, discipline orientali, feng shui, bagni di gong e saluti al sole, s’è inventato e costruito un piccolo e fruttuoso impero il cui funzionamento somiglia tanto a quello di una setta. Su internet si legge di lui: “Docente Tecnico del Benessere in Counseling Olistico” e “Docente Tecnico del Benessere in Tai Ji Quan”. Proprio così, con tutte le iniziali maiuscole. Su Linkedin Bendinelli si presenta come laureato in Filosofia e come “Presidente presso Anidra Università Popolare“.

L’Università Popolare specchietto per le allodole

Cosa è un’università popolare? Niente di più di un un’istituzione generalmente privata che giuridicamente si propone come associazione di promozione sociale o di volontariato, ma la gente legge “Università” e pensa a qualcosa di istituzionale e così non è. L’Università Popolare Anidra, secondo quanto di legge sul sito dell’organizzazione “Viene accreditata dall’Università Mercatorum come centro qualificato d’orientamento per lo svolgimento di progetti didattici, educativi e formativi dell’Ateneo». Ateneo che, in realtà, non è un ateneo. Mercatorum, comunque, è l’Università delle Camere di Commercio. Tutto contribuisce a conferire all’associazione un’immagine di prestigio e autorevolezza.
In questa struttura, il guru compare anche come “responsabile della formazione”. Le indagini dei Carabinieri, invece, tratteggiano la figura di Bendinelli, che ieri, davanti al magistrato si è avvalso della facoltà di non rispondere, come il padrone della vita di tutti: nessuno poteva mangiare fino a quando lui non mangiava, comandava su tutto e su tutti. Le donne che cadevano nella rete lo idolatravano ed erano sue cameriere. Peggio: schiave, pagando per esserlo. Gli portavano la colazione, gli lavavano i piedi, gli infilavano i calzini, erano convinte che avesse poteri magici, quasi divini.

I rapporti col guru, viatico per l’evoluzione spirituale

Lui era molto compreso nel suo ruolo, lo si evince dalle conversazioni sulle mail e sui messaggi. Non che sia un Adone e, anzi, se un bimbo dovesse disegnare un orco probabilmente lo disegnerebbe proprio così: col naso grande, gli occhi porcini, le labbra sottili, i capelli grigi incolti, le sopracciglia boscose, il doppio mento, il fisico sovrappeso. Non particolarmente raffinato nell’abbigliamento e nemmeno più giovanissimo, sfiorando ormai i 70 anni. Insomma, non esattamente l’oggetto del desiderio standard di una qualsiasi giovane donna. Anzi, i seguaci del Lombroso ne avrebbero di cose da dire. Eppure fare sesso con lui era considerato un privilegio, un viatico per l’evoluzione spirituale.

Chiunque finiva nella sua tela veniva avvolto ogni giorno di più. Bisognava pagare (e tanto) per essere ammessi a fargli da sguattera. Poi bisognava lavorare gratis e concedersi a lui per il sesso, anche di gruppo. Oppure avere rapporti con chi lui indicava.

Il sesso tantrico

Sesso tantrico, diceva lui, con un rigurgito di slogan degli anni Settanta probabilmente ignoto alle più giovani vittime che lo scoprivano come dovere per l’evoluzione spirituale e come perverso piacere di essere dominate dal maestro. Anzi, piacere che il maestro fosse così buono da voler dominare proprio loro. Il sesso tantrico è una teoria quasi filosofica che si concretizza in un insieme di tecniche volte a permettere al corpo e alla mente di liberarsi, di provare sensazioni molto profonde, aumentando il piacere dell’orgasmo, superandolo e amplificandolo. Quando la famiglia di una delle donne cadute nella tela di ragno, una ragazza di Brescia, aveva presentato denuncia a proposito del sesso tantrico praticato ad Anidra, nella convinzione che non fosse spontaneamente scelto dalla figlia, erano cominciate le indagini. Ma tutte le donne del guru avevano dichiarato di essere consapevoli e consenzienti. S’è scoperto dopo che prima dell’intervento della psichiatra inviata dalla Procura per capire cosa stesse accadendo tutti gli ospiti del centro venivano istruiti con precisione su cosa dovessero dire.

Le gelosie tra le donne dell’harem di Borzonasca, schiave paganti

Le indagini hanno messo in luce che ognuna delle donne viveva per piacere al “sultano”, per essere la preferita. Tra di loro c’erano gelosie e quando una si sentiva messa da parte e tentava di protestare veniva subito messa in riga dal guru: «Il percorso lo decido io, so quello che serve a te, come te lo devo ripetere?», scriveva lui a chi gli chiedeva più attenzioni. La tela del ragno era perfetta. Ed economicamente costosa per chi ci incappava. Secondo i carabinieri Roberta Repetto, figlia dell’ex sindaco di Chiavari Renzo, agente immobiliare, avrebbe versato ad Anidra sotto forma di donazioni 47 mila euro e altri 57 li avrebbe spesi sempre per il centro in 5 anni, per il “privilegio” di essere schiava del santone. Per i militari dell’Arma sarebbe stata vittima di manipolazione mentale di cui non solo Roberta sarebbe stata vittima. Il guru faceva comperare per Anidra immobili e terreni. Ora sul centro indaga anche la Guardia di Finanza che vuole far luce anche sulle prestazioni non retribuite degli “ospiti”, che anzi pagavano per poter lavorare, ma anche sui bilanci e sui fondi europei ricevuti.

I presunti complici

In carcere, insieme a Bendinelli, è finito un medico vero, Paolo Oneda, dirigente medico in Lombardia, che da tempo frequentava Anidra, ma lui non in veste di schiavo. Anzi. Secondo gli investigatori è stato lui ad asportare a Roberta, senza esame istologico e senza anestesia, il neo, che era un melanoma. Proprio sul tavolo della cucina e quindi non in ambiente sterile. Certamente è stato lui a scriverle, quando la povera donna era ormai quasi in punto di morte, di non dire chi la avesse “operata”, di dire che era stata lei a rifiutare l’istologico. La donna gli scrive: «Posso rifiutare la trasfusione? Ma tu cosa mi hai asportato, un neo verrucoso? Qui dicono che forse è partito tutto da lì. In caso lo dicessi chi posso dire che me lo ha tolto per non metterti in mezzo». Oneda le risponde: «Non sei tenuta a dirlo, a ricordare chi te lo ha tolto. Ti ricordi che tu non hai voluto fare l’esame istologico?». Sia il medico sia il santone, secondo quanto risulta dalle indagini dei Carabinieri, avrebbero detto alla povera donna di non dire chi la aveva “operata”. Ieri il medico ha risposto per due ore al gip di Brescia. «Siamo fiduciosi perché il nostro assistito si dichiara innocente». Nonostante le comunicazioni raccolte dai Carabinieri siano piuttosto chiare.

Le maldestra gestione social di Anidra causa indignazione

Bendinelli, invece, a Genova non ha detto una parola, s’è avvalso della facoltà di non rispondere. «Aspettiamo il suo ritorno, perché siamo certi che la verità verrà a galla» ha commentato Teresa Cuzzolin, amministratrice di Anedra. Ieri, sulla pagina del centro olistico è comparso un post di cordoglio per il decesso di Roberta. Sei mesi dopo la morte. Moltissimi e feroci i commenti a proposito dell’intempestività, dopo tanto tempo, di un dispiacere che ai più è apparso peloso. Chi gestisce l’account ha risposto che un messaggio era stato scritto anche a ottobre e che era stato rimosso su richiesta della famiglia. Più di una persona che la famiglia la conosce ha replicato che è una bugia e che mamma e papà mai hanno chiesto una cosa del genere. Sulla stessa pagina Facebook del centro olistico, l’8 marzo, Festa della donna, quando Roberta era già morta da 5 mesi, viene rilanciata una vecchia foto delle donne del centro, tra cui anche lei.
La donna, operata nell’ottobre 2018, nell’agosto dell’anno seguente sta già male per il melanoma che le sta invadendo il corpo perché non viene fermato con le cure adeguate. Nelle sue mail e nei messaggi a Bendinelli la donna, che vive ritirata (meglio sarebbe dire isolata, confinata) all’interno del centro Anidra, racconta dei sintomi che registra, sempre più forti, sempre più dolorosi. Si rimette al guru. Lui le risponde di meditare e di bagnarsi nel vicino fiume per purificarsi, bere tisane. Alla comparsa del secondo, doloroso, linfonodo, lui, che tanto ascendente e tanto potere aveva su di lei, invece di indirizzarla da un medico, le dice che è segno della «risoluzione del conflitto» interiore. Le suggerisce anche una dieta, mentre il tumore, un giorno dopo l’altro, la corrode. Oppure cambia discorso, le risponde con emoticon, le scrive di essere alle prese con una “tragedia”: la barca che gli si è allagata.

Le pressioni per non uscire dal centro e non denunciare

Roberta è come le prede di quei grossi ragni tropicali nelle cui enormi tele cadono anche lucertole, avviluppate e poi stordite, immobilizzare da un veleno che le costringe ad assistere all’aracnide che si ciba delle loro stesse carni. Fino alla morte. È proprio nell’agosto del 2019 che, forse, Roberta comincia a rendersi conto di essere prigioniera nella spaventosa tela del ragno: «Ciao Paolo – scrive in una mail inviata al santone – sono molto triste e stanca mi è tornata quella sensazione… se non basta il lavoro che faccio… vivere da sola, il cibo, l’affidamento per i disturbi fisici… non vedo nulla di male a farmi qualche serata lontana dal centro, mi sento umiliata, mi sono sentita umiliata è come se le qualità che ho non servissero a nulla e per il resto rimango una merda perché mi faccio una serata in pizzeria a fronte di cinque anni senza praticare e l’essere andata a vivere da sola nel centro e l’essermi fatta operare senza anestesia e fidarmi di te sulle cose importanti ma poi mangio una pizza e vengo trattata come una merda». Evidentemente al santone non piace che Roberta frequenti altra gente, fuori dal suo harem, fuori dall’agriturismo in cui è quasi dio, padrone di tutto e di tutti. Forse teme che qualcuno, al di fuori di Anidra, tenti di rompere la tela e che tutto venga a galla.

L’indagine dopo la denuncia a Brescia per circonvenzione

Secondo le indagini dei Carabinieri dopo la denuncia della famiglia bresciana, a portare le vittime, ragazze fragili, nella tela del ragno era la compagna di Oneda, Paola Dora, 40 anni, psicologa, come lui dipendente dell’ospedale di Manerbio. Un anno fa, a seguito di quella denuncia, la procura aveva nominato un consulente per una perizia psicologica sulle ragazze che però, pare debitamente istruite e forzate dal condizionamento psicologico in cui sono state compresse, hanno sempre assicurato che i rapporti sessuali erano consensuali. La Procura, è convinta, però, che la manipolazione sarebbe stata funzionale a spingere le ospiti tra le braccia di Bandinelli e nelle fauci dell’organizzazione Anidra. Tra i corsi tenuti dal guru di Borzonasca ce n’era uno, tenuto insieme alla psicologa indagata, in cui il guru spiegava proprio le tecniche tantrico sessuali. Era così che si cadeva nella tela del ragno.

Ora il guru e il medico sono accusati di omicidio volontario con dolo eventuale, per cui sono stati arrestati. Per l’altro filone d’indagine, avviato nel 2019 dalla Procura di Brescia, oltre a Oneda e Bendinelli, è indagata in concorso per violenza sessuale e circonvenzione d’incapace anche la psicologa, vicepresidente del centro Anidra, sul cui sito la stessa Dora si definisce “operatore tecnico del benessere in consueling olistico”.

Il quadro che ne esce, se confermato dal giudizio dei magistrati, è agghiacciante. Una setta capace di ridurre in schiavitù donne fragili avrebbe agito indisturbata, senza che nessuno se ne accorgesse, per oltre vent’anni a pochi chilometri da Chiavari.

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