Portavoce e capoufficio stampa, il caso approda anche in Consiglio comunale

Dopo la dura presa di posizione dell’Associazione ligure dei Giornalisti, i capigruppo dei partiti di opposizione di Lista Crivello (Gianni Crivello), Pd (Alessandro Terrile) e M5S (Luca Pirondini) chiedono conto all’Amministrazione della nomina del portavoce del sindaco Bucci anche a capo dell’ufficio stampa istituzionale. L’assessore Giorgio Viale risponde: «È così anche in città governate dai partiti che hanno presentato l’interrogazione»

Nominato Federico Casabella che guadagnerà 95 mila euro lordi (rispetto ai 39mila precedenti attribuiti come portavoce). Anche Alessandro Casu, collaboratore di Casabella, avrà un aumento (da 22mila a 45mila euro lordi) in ragione del maggior impegno dello stesso Casabella come capo ufficio stampa istituzionale di Tursi e del discendente aggravio del suo lavoro.
Due le obiezioni dei gruppi di minoranza: la spesa e il fatto che i due ruoli, di portavoce e capo ufficio stampa siano, a loro dire, non conciliabili.
L’assessore Viale ha risposto che la spesa dei grandi comuni per la stessa partita è molto più grande: noi spendiamo come Ravenna che ha meno di un terzo degli abitanti, ha detto Viale e che Comuni governati dagli stessi partiti dell’opposizione comunale hanno fatto la stessa scelta.
Il capogruppo Pd Alessandro Terrile ha detto a margine del consiglio di avere pronto un esposto che sarà depositato nei prossimi giorni.

Questa la presa di posizione di ieri dell’Associazione ligure dei Giornalisti

La giunta comunale di Genova, su proposta del sindaco Marco Bucci, ha deliberato di affidare al portavoce del primo cittadino anche la funzione di capo ufficio stampa dell’ente locale. In delibera si cita l’obiettivo di tale operazione: ottenere una maggiore integrazione tra le azioni di informazione e comunicazione…
È difficile dubitare del raggiungimento di tale obiettivo: possiamo immaginare che il portavoce non avrà difficoltà a confrontarsi con il nuovo capo ufficio e procedere come un solo uomo al comando.
Abbiamo tuttavia motivo di ritenere che tale decisione non sia la più efficiente ai fini di assicurare il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività delle comunicazioni da fornire agli organi di informazione e quindi ai cittadini. La legge 150, infatti, introducendo la figura del portavoce ha voluto operare una distinzione tra comunicazione istituzionale – propria dell’ufficio stampa – e comunicazione politica, svolta dal portavoce. L’ufficio stampa è al servizio dell’amministrazione e non degli amministratori o del sindaco. Il portavoce ha una relazione fiduciaria con il sindaco. Non a caso il legislatore ha previsto un regime differenziato di norme per l’incarico di addetto stampa e di portavoce. I componenti l’ufficio stampa devono essere giornalisti – pubblicisti o professionisti – iscritti all’ordine professionale quindi tenuti a rispettarne i doveri deontologici. L’incarico di portavoce può invece essere conferito anche a soggetti non iscritti all’ordine dei giornalisti proprio per la sua funzione di tenuta dei rapporti politico-istituzionale con i media, il che attenua, per così dire, i vincoli deontologici.
Lana caprina? Il rischio che una commistione tra “comunicazione politica” svolta al servizio degli amministratori e un’informazione istituzionale rivolta dall’amministrazione al servizio dei cittadini non semplifichi il quadro ci pare evidente, al di là della professionalità e della buona fede dei singoli colleghi.
È per questa ragione che il sindacato dei giornalisti della Liguria invita la giunta comunale e il sindaco Marco Bucci a riconsiderare la scelta operata e sollecita gli organi di informazione a raddoppiare l’attenzione con la quale dovranno essere vagliate le comunicazioni dell’ente locale, distinguendo tra notizie, informazioni, veline e volantini.

Associazione ligure dei Giornalisti

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