Continua la ribellione di alcuni ristoratori, ma la protesta non dilaga

Il ristorante Tannina, già sanzionato a gennaio come unico aderente genovese dell’iniziativa nazionale #ioapro, annuncia sui social: «22 persone prenotate per questa sera»

Simone Burlando, il titolare del locale Tannina Wine Pub di corso Torino, dice che la sua non è una protesta: «Apro per necessità». Spiega che deve pagare affitto e utenze e che se non lavora non potrà farlo. Sulla bacheca Facebook della sua azienda scrive che per questa sera ci sono 22 persone prenotate mentre a mezzogiorno solo una persona si è seduta a mangiare mentre molte sono state le ordinazioni da asporto.
Non sono molti i ristoratori che a Genova scelgono di aprire nonostante il divieto. Alcuni, nei commenti sui social dei mezzi di informazione, lamentano la concorrenza scorretta di chi apre nonostante il divieto e dicono che l’obiettivo è l’abbattimento dei contagi per poter aprire tutti legalmente. Per questo chiedono di aumentare il ritmo delle vaccinazioni.
Pochissimi, dunque, coloro che dichiarano di non chiudere. Ieri nel ristorante “La Locanda in Centro” la Polizia locale ha trovato 17 persone di cui 5 non convenzionate col consentito servizio di mensa. Furono molti di più quelli che aprirono per San Valentino, quando il divieto arrivò all’ultimo e le aziende avevano già fatto i rifornimenti.

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