“Long Covid”, secondo la Federazione dei medici strascichi anche per mesi

«A giudicare dalle statistiche riguardanti la pandemia di Covid-19 si direbbe che l’infezione da SARS-CoV-2 possa avere solo due esiti possibili: la morte o la guarigione. La situazione, invece, sembra essere più complicata di così». Lo si legge sul sito “dottoremaeveroche” della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri.

La FNOMCeO, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, è un organo ausiliario dello Stato e la principale istituzione del mondo medico nel nostro Paese. Come tale essa ha due scopi principali e perfettamente complementari: tutelare la popolazione facendo sì, insieme ad altri organi, che venga garantito e difeso il suo diritto alla salute e, al tempo stesso, vigilare sulla professione medica, difendendone la dignità e proteggendola da abusi.
«Dottoremaeveroche nasce con lo scopo di assolvere a entrambi questi compiti: offrire alla popolazione un’informazione accessibile, scientificamente solida e sempre trasparente, e ai colleghi strumenti comunicativi nuovi, in linea con i tempi, proficui nell’attualizzare lo scambio che è alla base del rapporto tra medico e paziente – si legge sul sito -. Gli ultimi anni hanno visto una pericolosa, e spesso dolorosa, impennata nella circolazione di notizie in molti casi inesatte, in troppi infondate e in molti altri, deliberatamente e maliziosamente, false, con ricadute a volte drammatiche sulla salute di singoli cittadini o di intere fasce della popolazione. La FNOMCeO ha deciso di scendere in campo, con strumenti nuovi, per arginare questo fenomeno, in difesa dei cittadini e degli operatori».

Nel corso dei mesi, si legge sul sito, in un articolo firmato da Fabio Ambrosino (Pensiero Scientifico Editore) «si sono infatti moltiplicate le testimonianze di persone guarite dalla Covid-19 che continuano ad avere problemi di salute di vario genere, anche a distanza di tempo. In alcuni casi, poi, questi strascichi sono tanto gravi da impedire alle persone affette di ritornare veramente a una vita normale. Il problema, emerso già nei primi mesi dell’epidemia in alcuni gruppi di pazienti sui social network, è stato definito “long Covid” o “sindrome post Covid-19”.

In cosa consiste il long Covid?
«”L’esperienza suggerisce che un numero considerevole di pazienti sviluppa una sindrome post-virale che può debilitarli sotto molti aspetti per settimane e settimane dopo la cosiddetta guarigione e l’eliminazione del virus”. Così sosteneva all’inizio dell’estate scorsa Anthony Fauci, capo della task force statunitense per la gestione della pandemia di Covid-19 – si legge sul sito -. Nei mesi successivi, poi, il numero di pazienti che riportavano problemi di salute nonostante non risultassero più positivi all’infezione da SARS-CoV-2 è cresciuto a tal punto da diventare un argomento di discussione sempre più presente all’interno della comunità scientifica».

I sintomi

Uno studio italiano pubblicato la scorsa estate, basato sui dati relativi a 147 pazienti guariti dalla Covid-19, riportava che quelli più comuni erano – dal più frequente al meno frequente – la stanchezza, il respiro corto, i dolori articolari e quelli al petto. La stanchezza è risultata essere il sintomo più diffuso anche in un recente studio dell’Università di Washington. Altri sondaggi realizzati nel corso del 2020 hanno fatto emergere anche molte altre manifestazioni, dai brividi al mal di testa, dalla tosse ai problemi gastro-intestinali.
Un altro sintomo riportato molto frequentemente dai pazienti guariti dalla Covid-19 è una sorta di nebbia mentale, con problemi di memoria e concentrazione in aggiunta alla costante sensazione di stanchezza.

Quanti pazienti sviluppano il long Covid?
Difficile dirlo con certezza. Secondo una revisione pubblicata a gennaio 2021 la percentuale di pazienti guariti dall’infezione da SARS-CoV-2 che sviluppa sintomi da long Covid varia tra il 5% e il 50,9%.

Anche in termini di durata dei sintomi è difficile dare risposte definitive. Il 2,3% denuncia sintomi anche dopo le 12 settimane.

Quali pazienti hanno più probabilità di soffrire di long Covid?
Secondo l’articolo, sempre più evidenze suggeriscono che gli effetti a lungo termine dell’infezione possono interessare praticamente tutte le persone che hanno contratto il virus, a prescindere dall’età e dalla gravità della malattia. Anche l’età non sembra influire più di tanto sulla probabilità di avere ancora dei sintomi a distanza di mesi dalla guarigione.

Qui l’intero articolo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: