San Martino: «Gli infermieri non vaccinati sono 400»

La privacy vieta di individuarli. L’ospedale spiega che se, per assurdo, si sapesse chi sono, per evitare il rischio per i pazienti bisognerebbe metterli nei reparti Covid, ma questo metterebbe a rischio loro. Pensare di mettere fuori gioco, spostandoli, 400 operatori è impensabile

«A fronte di quanto emerso circa il cluster che ha interessato il Padiglione Maragliano, la Direzione Generale e la Direzione Sanitaria del Policlinico precisano tre aspetti: «In ossequi alla norma di legge sulla privacy, l’Ospedale non può avere un elenco degli infermieri non vaccinati e neanche di quelli vaccinati, per evitare possibili discriminazioni. Si ricorda che, anche fra gli operatori sanitari, la vaccinazione è volontaria – spiegano le direzioni -. Non esistono reparti considerabili non critici, non lo sono le medicine, la cardiochirurgia, le cardiologie, il centro ictus, la chirurgia in generale, il centro trapianti. Tutti i reparti sono potenzialmente esposti al rischio di contagio da Covid-19, anche quelli che sono ad oggi COVID free.Per assurdo, se potessimo avere l’elenco degli operatori non vaccinati li dovremmo destinare, per minimizzare il rischio, verso reparti Covid. Con ciò otterremmo di azzerare il rischio di contagio verso i pazienti ma esporremmo ad un rischio maggiore gli operatori contravvenendo alla norma 81/2008. L’Ospedale non può permettersi di spostare 400 professionalità. Gli infermieri, al pari dei medici, hanno competenze specifiche e non possono essere dirottati così facilmente».

«Leggiamo con soddisfazione il comunicato della Direzione Generale e Sanitaria del Policlinico San Martino di Genova – dice Maurizio Gualdi segretario generale Fp Cgil Genova -. Esistono norme e diritti che vanno conosciuti e rispettati: il diritto alla privacy, il diritto alla salute, il diritto al giusto riconoscimento economico del proprio lavoro ed aggiungo il diritto al rispetto. Rispetto che innegabilmente va rivolto alle migliaia di operatori sanitari che in quest’ultimo anno hanno prestato la loro professione in condizioni drammaticamente difficili. Alimentare la caccia alle streghe cercando i “no-vax” dove non ci sono invece di aiutare e proteggere chi rappresenta il fronte contro la pandemia è quantomeno imbarazzante e vergognoso. Alcuni parlano senza sapere di cosa parlano: non conoscono i numeri degli operatori vaccinati, non sanno in quanti sono in attesa di vaccino, non hanno idea delle eventuali motivazioni per cui uno non è stato ancora vaccinato, propongono soluzioni che metterebbero in ginocchio il sistema, già in enorme difficoltà per la pandemia e per le scelte politiche di questi ultimi anni. Gli infermieri, i medici, gli operatori socio sanitari,  i tecnici  sanitari, i fisioterapisti e tutte le figure che operano in condizioni di rischio vogliono essere vaccinati per se stessi, per i propri famigliari e per i malati che tutti i giorni assistono. E vogliono anche che questa attenzione si traduca in investimenti in personale, sicurezza, programmazione che permetta loro di svolgere al meglio le proprie importantissime mansioni al servizio dell’intera comunità. Noi siamo con loro».

Resta il fatto che ci sono ben 400 operatori non vaccinati e potenzialmente portatori del virus se ne venissero contagiati. A questi bisogna sottrarre i molti che hanno rinunciato alla loro dose perché nei mesi scorsi si sono ammalati e per qualche tempo sono immuni, pensando di liberarla per persone che ne hanno più bisogno. Ne restano comunque troppi che, nonostante lavorino in ambiente a rischio, nonostante abbiano la preparazione tecnica per capire l’importanza della vaccinazione sia per loro sia in senso assoluto, hanno deciso di giocare alla roulette russa del Covid.

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