Anzalone, la curiosa “smentita che conferma” mandata non a noi, ma ad altri media

Il titolo è “Smentita articolo apparso sul GenovaQuotidiana con la richiesta di pubblicazione” ma, curiosamente, a noi non è mai stata inviata (né alla mail, né alla posta di Facebook, né sul numero di WhatsApp). È stata mandata, però, ad alcuni colleghi che hanno tentato di sentire il consigliere regionale Anzalone sul tema per scrivere a loro volta. Anche questo è indicativo del “metodo”

Attendiamo di essere contattati dal consigliere Anzalone dal 19 giugno 2019, quando abbiamo tentato di telefonargli (senza ottenere risposta) e abbiamo quindi inviato un sms chiedendo di contattarci per avere la sua versione dei fatti a proposito di una questione che riguardava il Liguria Pride, sollevata dal collega de La7 Paolo Colombo. Anche in quel caso non c’è stata risposta.
A proposito del comunicato stampa inviato oggi da Stefano Anzalone ad alcune testate, in seguito a un nostro articolo sulla sua richiesta al San Martino di vaccinare i lavoratori di un bar su iniziativa personale del consigliere (anche in questo caso, come per la lettera all’Ospedale, siamo certi che l’iniziativa non sia condivisa col suo gruppo in Regione), comunicato che ci è stato girato dai nostri colleghi a cui lo ha inviato e che riportiamo in calce in formato integrale, premettiamo alcune questioni che riteniamo rilevanti.

  1. Le smentite si chiamano così perché servono a smentire. Il comunicato di Anzalone, invece, in sostanza conferma quanto abbiamo scritto e, cioè, che il consigliere ha chiesto direttamente al Policlinico di vaccinare i dipendenti di uno specifico bar cittadino.
  2. Facciamo notare al consigliere Anzalone che, nonostante confermi nei fatti quanto da noi pubblicato, si lascia andare nel suo comunicato inviato ai colleghi a considerazioni offensive della nostra professionalità (chi scrive, Monica Di Carlo, è giornalista scritta all’Ordine professionale nell’albo dei professionisti e lavora da 35 anni) e prive di fondamento proprio alla luce della sua stessa conferma dei fatti. Infatti, parla di noi come di «giornalismo subdolo, mendace e mistificatorio» cercando (crediamo maldestramente) di ledere la nostra immagine nonostante, di fatto, confermi di aver chiesto di vaccinare i lavoratori del bar-edicola, esattamente come abbiamo scritto. Un conto è il diritto di cronaca e di critica garantito dalla legge (che noi abbiamo esercitato), altro conto sono gli insulti: noi abbiamo scritto fatti (da lui poi confermati), mai ci siamo permessi di insultarlo come invece lui fa nei nostri confronti, facendosi mancare la continenza. Anzi, abbiamo cancellato i commenti sulla nostra pagina Facebook che potessero essere non legittima critica, ma offesa nei suoi confronti. Gli altri requisiti del diritto di critica sono la veridicità dei fatti (confermata dallo stesso Anzalone nella sua “smentita” inviata a una serie di testate), e la rilevanza pubblica (l’iniziativa di un consigliere regionale ha di per sé rilevanza pubblica).
  3. In quella che Anzalone definisce “smentita” – in cui, in realtà, il consigliere conferma di aver inviato la lettera al Direttore generale del San Martino chiedendo la vaccinazione per il personale del pubblico esercizio e rivendicando nuovamente la richiesta – lo stesso cita alcune aziende esterne che operano all’interno del nosocomio regionale i cui dipendenti sarebbero stati, invece, vaccinati. È del tutto evidente che le aziende citate dal Cavaliere sono quelle che garantiscono l’operatività dell’ospedale (raccolta rifiuti, sorveglianza, pulizia, manutenzioni): sono i servizi essenziali per assicurare le attività proprie della struttura ospedaliera, senza i quali l’ospedale non potrebbe che chiudere in capo a pochi giorni. Lui ha, invece, chiesto di vaccinare i lavoratori di un’attività commerciale. Cosa succederebbe all’operatività dell’ospedale se Amiu non raccogliesse più la spazzatura? Che l’ospedale finirebbe sepolto dai rifiuti. Che succederebbe se il bar Wanda smettesse di consegnare quotidiani e rotocalchi? Assolutamente nulla. Come abbiamo già scritto, il cibo ai degenti viene consegnato dal catering dell’ospedale, quindi quella del pubblico esercizio/edicola resta un’attività commerciale, legittima, ma non certo essenziale. Utile, ma non certo prioritaria come quella di medici e infermieri, del personale oss e, aggiungiamo, del personale delle ditte che garantiscono in appalto la pulizia e la raccolta dei rifiuti, la sorveglianza e la manutenzione. Insomma: leggere una rivista o ricevere un cappuccino è certamente gradito ai degenti, ma non è funzionale alla loro cura e alla loro salute. La differenza sta qui ed è sotto gli occhi di tutti. Sull’iniziativa di Anzalone di equiparare l’urgenza di ricevere il vaccino degli addetti alla vendita di giornali e cappuccini di un bar esterno all’interno del nosocomio a quella dei medici specializzandi che lavorano in ospedale e lì svolgono – appunto da medici laureati in specializzazione – la loro attività professionale specifica non crediamo che servano commenti.
  4. Se avesse voluto portare la discussione sulla “questione bar Wanda” politicamente alla luce del sole, come consigliere regionale, Anzalone avrebbe dovuto presentare una mozione in Consiglio o indirizzare un’interpellanza all’assessore regionale alla Sanità, il suo presidente, Giovanni Toti (il quale ha ripetutamente detto, invece, che seguirà le regole nazionali e chiesto a tutti i partiti di non porre “questioni di categoria”. Piuttosto difficile alla luce di questo che valuti eccezioni “ad personam”). Invece ha scritto una lettera privata, non concordata col gruppo, non concordata col leader del suo partito (lo stesso Toti) al Direttore generale del San Martino che non è deputato alla scelta, ma solo all’esecuzione delle regole. In più usando carta intestata del gruppo (estraneo, come abbiamo visto, all’iniziativa) e dell’ente-Regione di cui il San Martino è azienda ospedaliera. Anzalone non è assessore, tantomeno assessore alla Sanità. È un consigliere come tutti gli altri, che siano di maggioranza od opposizione e il percorso politico delle sue istanze deve passare necessariamente per il Consiglio.
  5. La modalità di inviare “smentite” (che peraltro sono, in realtà conferme) non al media che si desidera smentire, ma al resto del panorama dell’informazione è davvero curiosa. Normalmente, si smentisce a chi ha scritto la cosa, non si diffondono comunicati stampa urbi et orbi escludendo, però, chi ha pubblicato la notizia.

Questo che leggete sotto è il comunicato stampa odierno del consigliere Anzalone che al momento in cui scriviamo è stato inviato ai colleghi di diverse testate, ma non è giunto ai nostri indirizzi mail, Facebook e WhatsApp, rintracciabili sia sul sito sia sulla pagina Facebook. Il nostro indirizzo mail è peraltro in possesso del gruppo regionale a cui il consigliere appartiene (gruppo estraneo sia alla lettera all’ospedale sia alla “smentita” nei nostri confronti), visto che ci arrivano tutti i giorni i comunicati stampa. Non siamo obbligati a pubblicarlo (visto che non l’abbiamo mai ricevuto), lo facciamo di nostra sponte. Proprio per sottolineare sia il fatto che Anzalone conferma di aver scritto la lettera e ne conferma e rivendica nei fatti il contenuto, sia per far notare che scrive nei nostri confronti giudizi non circostanziati, offensivi e privi di ogni fondamento, sia per far notare che le aziende che Anzalone cita e i cui operatori sarebbero stati vaccinati sono essenziali per l’operatività dell’ospedale e non sono attività commerciali come il bar-edicola di cui ha richiesto, come conferma lui stesso, di vaccinare i lavoratori.

Oggetto: Smentita articolo apparso sul Genovaquotidiana con la richiesta di pubblicazione
Oggetto : smentita categorica e relativa replica riferita all’articolo di Genova Quotidiana datato 11 marzo cm “Un vaccino di nome Wanda”. Non posso accettare che esista un giornalismo subdolo, mendace e mistificatorio nei miei confronti che riporti in un articolo una falsa narrazione che evidenzia un mio presunto tentativo di creare favoritismi sui calendari vaccinali in corso. In modalità istituzionale e formale (e non quindi attraverso vie poco chiare) ho invitato il Direttore Generale dell’Ospedale San Martino a riconoscere anche ai lavoratori del Bar/Edicola Wanda in quanto operanti all’interno del complesso Ospedaliero San Martino e quindi in evidente situazione di potenziale contagio. Riprendo la congiunzione “anche” perché ad oggi , da comunicazioni avute, sembrerebbe che i dipendenti di altre Società tra le quali per es. Serenissima, Amiu, Coopservice, Rastrello, Ecoeridania ,EdilSicilia, Omnia ecc. che svolgono attività all’interno dell’Ospedale San Martino sono stati giustamente e debitamente vaccinati , come anche parrebbe siano stati vaccinati gli studenti di scienze infermieristiche, per cui la mia segnalazione era rivolta a sottolineare l’importanza di includere in tale protocollo anche il personale della Azienda che opera dal 55 anni a San Martino fornendo alimenti bevande e giornali a pazienti e al personale sanitario che oggi lavora con le paure ed il timore di essere dimenticati dalla macchina organizzativa delle vaccinazioni anti covid 19. Un articolo che parla viceversa di corsia preferenziale è solo che fuorviante dal vero perché oltre a gettare discredito nei miei confronti, spinge i cittadini a riflessioni distanti dai principi di equità e trasparenza che sono alla base del mio credo e della gestione della salute pubblica.
Il consigliere regionale
Cav. Stefano Anzalone

Sotto: il nostro articolo

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