Ok a Esselunga contro la volontà del Municipio, dei commercianti, dei sindacati

La maggioranza in Consiglio comunale è schiacciante, ma il consenso vero della città non è un social, dove è possibile cavarsela con uno slogan ritrito come “e allora la Coop” e vince chi ha più troll pronti a commentare. Questa mossa potrebbe costare cara in termini elettorali alla giunta. Vero è che il commercio tradizionale (come i supermercati) è destinato ad essere stritolato dal commercio online. La domanda è: Era il momento di accelerarne la dipartita senza avere risorse e idee per garantire la sicurezza urbana e la vivibilità del territorio che verranno meno con la chiusura delle botteghe, proprio in piena crisi Covid?

Il dado è tratto: il centro della città sarà come uno di quei posti di periferia delle grandi città lombarde e piemontesi, assediati da lunghe file di auto che arrivano vuote e se ne vanno piene di sacchetti pieni di Esselunga. Qualcuno, da ieri, è un po’ più ricco. Chi ha ceduto l’area conquista il milione e mezzo di euro previsto dall’accordo depositato dal notaio nel caso in cui la zona, da artigianale che era fino a ieri, fosse diventata commerciale. Circostanza nota da tempo e mai smentita che vede salire il prezzo dell’area di proprietà di Sandro Biasotti, esponente di area politica omologa alla maggioranza in Comune e in Regione, da 10,5 a 12 milioni di euro che Esselunga si è impegnata a pagare. E, badate, non stiamo dicendo che l’ok urbanistico sia stato fatto per questo, per carità, ma che comporterà anche questo. È stata anche messa in giro la voce che Biasotti abbia rinunciato al bonus, ma non si sa se sia vero o se sia un ballon d’essai per contenere le polemiche.

Qualcuno, invece, sarà più povero: i commercianti di mezza città, le loro famiglie, le economie di interi quartieri, quelli dove il bottegaio, quando abbassa la serranda, va a casa, a pochi passi dal negozio.
Vero: metà delle botteghe, quelle non alimentari, sono morte a causa della Fiumara autorizzata da giunte di sinistra che a Sampierdarena ha portato solo traffico, desertificazione e degrado. E al grido di “e allora le Coop”, la destra ha deciso di macchiarsi della stessa identica colpa sotto l’egida di un altro marchio, dando il colpo di grazia al commercio tradizionale con un ipermercato in piena città. Situazione che – qualsiasi cosa ne dica quella destra che ieri ha straparlato in consiglio comunale, esponendo teorie “creative” sul commercio che definire imbarazzanti (sotto il profilo tecnico) è dire poco – non esiste in nessun posto al mondo. Gli iper sono periferia per antonomasia. Gli iper e i centri commerciali stanno morendo in tutto il mondo, tanto che (non solo) negli Usa si sta affrontando il problema di come recuperare gli spazi delle città fantasma del commercio abbandonate al degrado. Perché, allora Esselunga investe a Genova? Perché il luogo in cui aprirà è commercialmente straordinario anche per l’eventuale viraggio alle vendite online: baricentrico in città, tra porto e ingresso autostradale. Sarà più di una grande struttura di vendita che, essendo al centro della città, eroderà mercato a tutti gli altri marchi oltre che al commercio tradizionale, perché si potrà virare a piattaforma di distribuzione e-commerce del tutto o in parte con facilità.
Gli iper, anche quando funzionavano come formula commerciale (non funzionano più da tanto tempo), significavano e significano traffico. E questa volta il traffico, a Genova, andrà a paralizzare ulteriormente il nodo di Genova Ovest già al collasso da anni d’estate, con le partenze dei traghetti, quando si formano code di chilometri che dividono in due la città per giorni interi a arrivano a intasare l’autostrada.
Non è un caso che due giorni fa, alla riunione di commissione, non si sia presentato l’assessore alla Mobilità, Matteo Campora. E cosa vuoi rispondere alle opposizioni, visto che non puoi dire che hai inventato il teletrasporto come si vede nella note serie tv Star Trek?
In commissione non s’è vista nemmeno l’assessore al Commercio, la leghista Paola Bordilli. Perché con questa delibera si capisce che i selfie coi commercianti e l’onnipresenza ad ogni minima manifestazione di quartiere erano solo fumo, l’anestetico che ha preceduto la coltellata dell’iper e di tutti gli altri centri della grande distribuzione organizzata che questa giunta sta autorizzando. Una decisione legittima, per carità. Una scelta per cui solo l’assessore all’Urbanistica Simonetta Cenci (che non è politica ma tecnica e non deve prendere voti) ci ha messo la faccia. Ma bisogna assumersene la responsabilità, non tentare di essere anche applauditi dai commercianti e aspettarsi i ringraziamenti per le briciole cadute (sotto forma di spiccioli di contributi) dalla tavola che l’Amministrazione ha imbandito per i grandi gruppi commerciali. Questa è la visione di questa giunta. E non è vero, come dice l’opposizione, che è una sorpresa: Marco Bucci l’aveva ampiamente annunciata in campagna elettorale. Sarà il tempo a dire se è giusta o sbagliata per la città. Certamente, e questo lo si può dire fin da ora, non lo è per i negozianti. E ha poco da soloneggiare l’esponente di Fratelli d’Italia Alberto Campanella che, dall’alto di non si capisce quale statistica mai esistita, vaticina (non certo sulla base di studi tecnici sul settore, più probabilmente sul passaggio degli uccelli migratori come gli aruspici etruschi) che Esselunga non causerà danni al commercio tradizionale, ma, in maniera chirurgica alle sole Coop. Teoria bizzarra, accompagnata a quel tocco di disprezzo per gli stranieri (regolari in Italia, perché altrimenti un negozio non lo si può aprire) che non manca mai nelle dissertazioni dell’estrema destra e che questa volta tocca i piccoli commercianti non italiani, dipinti come il vero male del commercio genovese. Il moltiplicarsi dei negozi degli stranieri, però, non è causa, ma effetto. Dove chiudono i negozi italiani a causa del crollo della capacità di spesa delle famiglie e del moltiplicarsi dei punti vendita della grande distribuzione, aprono gli stranieri che si accontentano di un mercato marginale, di bassi ricarichi e di clienti o conterranei o molto poveri. Spesso tutte e due le cose, anche se la povertà “indigena” sta aumentando e con essa aumentano anche coloro che fanno riferimento per la loro spesa a questi punti vendita. Tutto questo bisognerebbe ricordarlo anche alla capogruppo della Lega Lorella Fontana, che anche lei, per appartenenza di area, si è scagliata contro le attività straniere.
Lo ha detto Paolo Putti (Chiamami Genova) che su ogni tema la destra lo fa convergere sull’immigrazione «perché altrimenti non avrebbe nulla da dire».

Sia chiaro che non è vero quanto affermato in consiglio da Campanella e cioè che i commercianti stranieri siano dispensati dalle tasse per due anni per legge. La notizia è destituita da ogni fondamento.

Ex mercato di corso Sardegna, i commercianti si rendono conto della cruda verità: è troppo caro per loro

Il commercio genovese ha preso, ieri, di un’altra portata in faccia della maggioranza. Si è accorto che le belle promesse per il mercato di corso Sardegna erano appunto quello. Promesse, non fatti. È chiaro che se costruisce il privato ci deve guadagnare e poco gli importa, legittimamente, del tessuto economico e sociale della città. Le promesse di tutela dell’Amministrazione alla rete esistente si sono infrante davanti ai prezzi chiesti dal privato ai commercianti per essere inseriti.
Ma la maggioranza che sostiene l’Amministrazione, in primis la Lega, partito di appartenenza dell’assessore al commercio Bordilli, ieri ha bocciato l’ordine del giorno della minoranza che voleva impegnare «il Sindaco e la Giunta a valutare, compatibilmente con le risorse di bilancio, l’introduzione di ulteriori eventuali agevolazioni per i commercianti appartenenti al Civ intenzionati all’area e rientranti, pertanto, negli accordi di priorità di offerta inseriti dalla attuale giunta comunale». Ne è passato, stavolta all’unanimità, uno decisamente più “discorsivo” che impegna «il Sindaco e la Giunta a farsi parte attiva: presso la società concessionaria affinché possa essere valutata la possibilità di prevedere per le attività commerciali interessate a insediarsi nel mercato di corso Sardegna un canone minimo garantito in aumento progressivo, tenendo conto dei veri valori di mercato della zona colpita dalla crisi economica e da due eventi alluvionali; presso la Regione Liguria perché attivi un Fondo di Garanzia a tutela degli investimenti dei commercianti della zona interessati all’area nuova; affinché la media superficie di vendita di mille metri quadrati sia una della zona già esistente che venga semplicemente trasferita». La differenza tra i due ordini del giorno è sostanziale: uno impegnava il Comune a fare, l’altro a “parlare con” costruttori e Regione. Due chiacchiere, in politica, non si negano a nessuno.

Esselunga è davvero più conveniente?

La più recente inchiesta di Altroconsumo, pubblicata nell’ottobre 2020, dice: “dipende”. Dipende, ad esempio, dai territori, dai punti vendita e dal tipo di prodotti che si acquistano.

Fonte: Altroconsumo

Si noti come gli Esselunga Superstore risultino convenienti non in Lombardia o Piemonte e solo nel Lazio e in Liguria, dove, però, vista la data dell’inchiesta (il punto vendita du via Piave non era stato ancora aperto al momento delle rilevazioni), è stata preso in considerazione solo il punto vendita dello spezzino, in costante lotta dei prezzi con il vicino IperCoop. Altrove i marchi più convenienti sono altri, alcuni nemmeno presenti in Liguria, perché investire in Liguria è scomodo (per la logistica) e costoso (per il prezzo degli immobili).

Sempre da Altroconsumo, le classifiche della spesa più conveniente in Italia. L’indice 100 indica la catena più conveniente. Se l’indice è 110, per esempio, significa che i prezzi sono del 10% più cari rispetto all’insegna
più economica. Si scopre che per la spesa con prodotti di marca Esselunga Superstore e Ipercoop hanno lo stesso livello di prezzi e che i Carrefour Express (diffusissimi a Genova) sono i più cari. Questo succede per la pezzatura dei punti vendita: più sono piccoli e più si alzano i costi di gestione per metro quadrato. Tuttavia, attualmente (anche prima del Covid) i punti vendita mediopiccoli della grande distribuzione organizzata sono quelli che funzionano meglio mentre il formato “iper” s’è incagliato a causa della concorrenza sul non food dei category killer (ad esempio Ipersoap per i detersivi o Mediaworld per l’elettronica) a loro volta sempre più in difficoltà a causa di Amazon.
Ricordate i famosi volantini di Coop con i prezzi di profumeria e saponi molto meno cari in un punto vendita di Milano che a Genova, cavallo di battaglia di Selvaggia Lucarelli sui social? Era vero, ma esiste una spiegazione: proprio in quel momento aveva aperto davanti a quella Coop lombarda un category killer di saponi e profumeria e, quindi, l’azienda cooperativa si era trovata a dover vendere sottocosto quel genere per reggere l’impatto. È normale che sia così e lo hanno fatto tutti i marchi.
Per quanto riguarda la spesa mix discount/prodotti di marca/prodotti a marchio commerciale vincono i prezzi di Iperfamilia (assente a Genova) seguita da Esselunga. Per quanto riguarda, invece, i prodotti prodotti della stessa catena, dopo Dok (assente a Genova) vengono i Conad, poi i punti vendita Coop, poi Iperfamilia (assente a Genova), A&O (assente) e solo in nona posizione, Esselunga.

Fonte: Altroconsumo

Vi consigliamo, se volete trovare il punto vendita meno caro per il vostro tipo di spesa e più vicino a voi di consultare il sito di Altroconsumo (dove trovate anche la classifica della spesa solo con prodotti economici o solo con prodotti biologici). L’associazione di consumatori rileva i prezzi in Italia da almeno due decenni e la sua inchiesta annuale è la bibbia del consumatore.

Come a questo punto avrete capito, la composizione del prezzo è molto complessa, varia da punto vendita a punto vendita, vede da una serie di variabili e, comunque, il prezzo della spesa cambia a seconda del tipo di prodotti che si acquistano. Lo slogan delle destre sull’economicità assoluta di Esselunga rispetto agli altri marchi è una leggenda metropolitana di tipo squisitamente politico.

La battaglia politica

Ieri, in consiglio, si è consumata una battaglia politica. Gianni Crivello ha ricordato come ci sia stata unanimità di posizioni critiche da parte di categorie, sindacati e Municipio Centro Ovest.

Ubaldo Santi (Gruppo Misto), che ha parlato, ha detto, a nome del Partito Socialista, ha fatto un discorso politico di spessore in stile prima Repubblica che abbiamo qualche dubbio sia stato compreso pienamente da alcuni consiglieri “recenti”, approdati alla politica nell’era del qualunquismo. Lo capirà la consigliera che ha detto che Esselunga è bella perché le cassiere sorridono?

L’intervento di Santi

La maggioranza ha commentato leggende metropolitane imbarazzanti e slogan, come quell'”e allora la sinistra con la Coop” senza accorgersi che il discorso fatto suonava come un “Lo hanno fatto loro con la Coop, quindi possiamo farlo anche noi con Esselunga, e chi se ne frega dei commercianti e del territorio”. Un po’ come quei bambini che tornano a casa con un 4 in pagella e dicono alla mamma che anche un altro compagno ha preso lo stesso voto. «Siete un po’ come i bambini che restituiscono la cattiveria con dispetto. Scegliete Esselunga come una ripicca» ha detto Santi. La politica ormai è questo.

Il neo capogruppo del Pd, Alessandro Terrile, ha motivato così il voto contrario

L’intervento di Terrile

Siamo chiamati ad esaminare la più complessa pratica urbanistica di questo ciclo amministrativo. E lo facciamo con la procedura d’urgenza, in 24 ore tra l’illustrazione in commissione consiliare e il voto del consiglio comunale.
Non è mai successo nella storia della nostra città, e i 107 documenti che abbiamo scritto nella notte, e che oggi abbiamo voluto votare uno per uno vogliono solo testimoniare la straordinarietà delle condizioni in cui ci troviamo.
Giungiamo a deliberare questa pratica senza avere a disposizione gli elementi necessari per assumere una decisione ponderata.
Non abbiamo potuto ascoltare l’assessore al Commercio, che aveva un altro impegno rispetto a quello di prendere posizione circa l’insediamento a San Benigno di un supermercato da 3.200mq.
Parliamo di una grande struttura di vendita, con superficie lorda di oltre 6.000 mq. Con un aumento volumetrico di quasi 5.000 mq, se sarà confermata la mancata ricollocazione delle attività esistenti sotto l’elicoidale.
Parliamo di un edificio alto 28mt contro i 12 mt concessi dal Piano regolatore portuale
Non abbiamo potuto ascoltare l’Assessore alla mobilità, nè gli uffici della mobilità. Senza neppure un piano del traffico che sarà stravolto dall’insediamento del supermercato in una zona delicata e cruciale per tutta la città.
Parliamo di un supermercato i cui parcheggi saranno insediati nel lotto 2.1. che è a destinazione logistica portuale, in palese violazione del PUC.
Lo facciamo senza aver potuto ascoltare Autorità Portuale, circa le conseguenze dei traffici in entrata e in uscita dal varco portuale che conduce al terminal traghetti. Vi ricordate quest’estate la città bloccata dagli accessi ai traghetti? Immaginate di insediare lì un supermercato grande oltre due volte quello di Via Piave.
Lo facciamo senza alcuna forma di partecipazione della cittadinanza, dei commercianti, degli operatori portuali degli stakeholders direbbe il sindaco, senza neppure la più minima informazione, senza il coinvolgimento del Municipio Centro Ovest.
Senza un’assemblea pubblica. Senza nemmeno un caffè col sindaco.
No, in 24 ore bisogna aprire e chiudere la discussione, prima che i cittadini e i commercianti di Sampierdarena e San Teodoro organizzino la protesta.
Li abbiamo ascoltati ieri, in commissione consiliare. Non era mai capitato in questo ciclo amministrativo ascoltare tutti gli auditi esprimere la loro netta contrarietà all’operazione che oggi ci proponete: sindacati, associazioni di categoria, CIV, commercianti, Municipio.
Li abbiamo sentiti arrabbiati, stupiti, delusi.
Delusi, sì. Perché oggi non solo state compiendo un grande errore di pianificazione, oggi voi li avete traditi, perché è dal 2017 che gli raccontate un sacco di balle.
Gli raccontate che volete difendere il piccolo commercio, stendete passiere e mettete le targhe di ottone sulle botteghe storiche, e poi stravolgete il piano urbanistico per consentire l’insediamento di un enorme supermercato che con le attuali regole non si potrebbe realizzare.
E qui sta il punto politico.
Era il 20 giugno 2017, a Palazzo Ducale c’era un confronto tra i candidati sindaco. Alla domanda favorevole o contrario a nuovi supermercati, lei signor sindaco rispondeva di essere contrario.
Ma poi da quanto è divenuto sindaco, è un continuo di modifiche al PUC per insediare grande distribuzione. In Via Piave, a Quarto, a Nervi, a San benigno, perfino nel Centro Storico al posto del Mercato del Pesce.
L’unica vostra visione di sviluppo, e di trasformazione urbanistica della città è legata all’insediamento di un supermercato.
Perfino per realizzare la nuova piscina di Nervi. Nel 2017 il governo del PD aveva finanziato il recupero della piscina. Avete utilizzato quei denari per demolirla, e ora ne volete costruire una nuova, con sotto un supermercato.
La questione non è tanto il fatto che nella nostra città aprono i supermercati. La questione non è nemmeno la guerra commerciale tra diverse aziende. Non stiamo discutendo se preferiamo comprare ad Esselunga, al Carrefour, alla Coop, alla Baslko o alla Pam. Ognuno compri dove ritiene.
La questione è che voi state rinunciando alla pianificazione della città, e vi affidate completamente alle esigenze di qualche azienda della grande distribuzione.
Siete liberi di farlo. Ma almeno smettete di raccontare balle.
Ditelo ai commercianti che avete ingannato in questi anni. Ditelo alle associazioni di categoria con le quali con una mano sottoscrivete il piano del commercio in cui dite che non autorizzerete altri supermercati e con l’altra mano ne continuate ad autorizzare. Ditelo al CIV Fronte del Porto, di cui avete cambiato il perimetro per non dare fastidio al nuovo supermercato di San Benigno.
Ditelo a tutti quelli che ieri vi hanno detto che sono preoccupati per le conseguenze della vostra scelta, che hanno superato il crollo del Ponte Morandi, con il cambio della viabilità che ha molto pregiudicato Sampierdarena, che stanno superando la crisi economica legata alla pandemia, e che da domani rischieranno di abbassare la serranda per il tradimento di chi gli aveva promesso di essere al suo fianco.
Non si può stare di qua e di là.
Non si può votare a favore di questa delibera, e poi telefonare a qualcuno a Sampierdarena dicendo di non essere d’accordo.
Le parole non contano. Le parole non contano più, signor Sindaco. Conta il voto. E noi voteremo contrario.


Fortemente critico anche il M5S

L’intervento di Pirondini

“Approvata l’ennesima pietra tombale per i negozi di prossimità a gestione famigliare, in un’area di forte tradizione commerciale con innumerevoli botteghe e alimentari già messi in crisi dalla pandemia. Ai quali serviva un sostegno vero e non certo la mazzata di una nuova, peraltro enorme (sarà il doppio di quella Albaro) Esselunga: con oggi, con il via libera alla modifica di Puc, Genova diventa sempre più supermarket-friendly! O centro-commerciale-friendly, che dir si voglia. A nulla sono valsi i pareri contrari di Associazioni di categoria, Civ, Municipio Centro-Ovest e opposizioni. Innumerevoli le criticità esposte nelle audizioni di ieri, in una Commissione peraltro frettolosamente convocata per accelerare l’iter di modifica al Puc. Che fine ha fatto la promessa del sindaco di difendere il commercio di prossimità? È andata a bagno come tante altre, disattese in nome degli interessi di chi sovvenziona la macchina politica del centrodestra”. Lo dichiara il capogruppo comunale Luca Pirondini.
“Chiediamo che a Genova non ci sia un metro in più di grande distribuzione, a prescindere dal marchio – chiarisce anche il presidente di Municipio Michele Colnaghi -: qui si lotta per la sopravvivenza dei commercianti della zona e l’Esselunga di futura costruzione soffocherà il commercio tradizionale non solo di San Pier d’Arena e San Teodoro Il punto vendita di San Benigno, infatti, sarà il più grosso di tutta la Liguria! E sì che Bucci, in campagna elettorale, aveva diffuso un volantino in cui parlava di tutelare il piccolo commercio, valorizzando e favorendo lo sviluppo dei negozi di vicinato.  Letteralmente diceva: Aiuteremo il negozio tradizionale di qualità, in difficoltà a causa di eccessiva presenza della grande distribuzione. Solite promesse pre-elettorali di questa giunta che non trovano mai riscontro nella realtà”.
“Il nuovo supermercato di 3.200 mq a San Benigno è un affaire già deciso a tavolino nelle segrete stanze dal sindaco Bucci e dal presidente Toti. Sappiamo ormai bene come intorno al marchio Esselunga girino un mucchio di soldi a beneficio del centrodestra ligure. La stampa locale e nazionale ne ha già dato conto in più di un’occasione, ma a tutt’oggi resta una questione torbida che le forze al potere portano avanti senza imbarazzo. D’altra parte, la maggioranza di centrodestra è maestra quando occorre negare fino all’evidenza. L’evidenza però è tutta lì da leggere anche nell’escamotage con cui Bucci ha accelerato l’iter esaminando in una sola seduta la pratica di aggiornamento del Puc per votarla oggi dopo poco più di 24 ore. Alla luce di questi fatti, abbiamo chiesto alla Giunta di ritirare la delibera, per avviare un confronto con commercianti, associazioni, Municipio, parti sociali e cittadini”, dichiara anche il consigliere comunale Stefan Giordano. 
“A parole, questa maggioranza dichiara di voler aiutare il piccolo commercio, ma poi all’atto pratico fa tutt’altro o non accoglie proposte costruttive per favorire i negozi di prossimità. Penso ad esempio alle mozioni M5S per i parcheggi di interscambio, che favorirebbero una maggiore affluenza nei quartieri e nelle delegazioni. Ancora una volta, notiamo grandi sforzi per spianare la strada ai marchi sponsor di Bucci e Toti e nulla per i piccoli e medi commercianti della nostra città, vitali anche per il tessuto sociale della nostra città”, fa poi sapere il consigliere comunale Fabio Ceraudo.
“Il dibattito oggi in Aula è stato lungo e combattuto. La maggioranza purtroppo ha di fatto respinto il richiamo a un percorso condiviso con il territorio. Vergogna!”, concludono all’unanimità i pentastellati.

Il capogruppo pentastellato Luca Pirondini sottolinea anche che <la maggioranza del Sindaco Bucci ha attaccato una realtà che pensavamo fosse cara al centrodestra. A detta della Lega, infatti, il vero nemico del piccolo commercio non sarebbe affatto Esselunga, bensì Sogegross! Strana questa bordata al marchio che, avendo la stessa proprietà di Basko, credevamo avesse un rapporto di una certa confidenza con l’attuale maggioranza. Ma, visto l’attacco frontale del Carroccio, evidentemente ci sbagliavamo>.


Ha risposto il sindaco Marco Bucci

L’intervento del Sindaco

Noi siamo qui a lavorare non per i commercianti o per la grande distribuzione ma per i genovesi, che hanno bisogno di supporto e di aiuto. L’ingresso di Esselunga in via Piave ha portato una considerevole riduzione dei prezzi, non solo di Esselunga, ma anche di tutti gli altri, per cui ci sono i genovesi che mi scrivono continuamente e mi dicono grazie, ci avete dato un grande supporto, continuate così. Questo è quello che pensano i genovesi, noi lavoriamo per loro e vediamo che avere più concorrenti nella grande distribuzione fa solo bene.
Per quanto riguarda i commercianti, io sono con loro. Ne incontro parecchi, con le associazioni ci parliamo quasi quotidianamente, abbiamo un incontro anche nei prossimi giorni con l’assessore Bordilli. Sono assolutamente fondamentali per il tessuto della città, che senza il piccolo commercio non può esistere. Lo ripeto: il piccolo commercio è essenziale, ma bisogna aiutarlo senza mettere i muri e in una direzione che vada verso il progresso. Chiudersi in una nicchia non ha mai funzionato in nessun campo, se si vuole aiutare il piccolo commercio bisogna farlo con le misure adatte e non eliminando gli altri. Un esempio di cosa intendo è quando la scorsa estate abbiamo puntato sui dehors in strade e piazze: siamo stati il primo Comune a farlo, poi l’idea l’hanno seguita tutti perché è stata un’idea eccezionale, peraltro venuta ai commercianti. Potrei fare anche molti altri esempi, come prevedere gli affitti gratuiti per duecento negozi nel centro storico, e faremo tantissime di queste cose. Però, vogliamo una Genova aperta al mondo, che sia una città europea, e non lo si diventa chiudendo agli altri ma aprendo a tutti. È scritto chiaro e tondo nei nostri documenti programmatici. Concludo dicendo che sono convinto che stiamo facendo un intervento molto importante per la città, stiamo facendo il bene dei cittadini genovesi e di questo siamo estremamente orgogliosi”.


Vale la pena ricordare che a Genova ci sono 190 punti vendita dei più svariati gruppi commerciali (Carrefour, Coop, Doro, Pam, Gulliver, Basko, Ekom, Lidl sono solo alcune) e palesemente non è vero, quindi, che senza Esselunga mancasse la concorrenza. Tante sono le cose non vere dette da consiglieri di maggioranza, ieri. Ad esempio, prima della pratica “via Piave”, Esselunga non ha mai presentato alcuna domanda per aprire a Genova e non è quindi vero che sia stata osteggiata.
Buon peso, ricordiamo che per ogni posto di lavoro acquisito nella grande distribuzione organizzata se ne perdono 3 nel commercio tradizionale.

Pesantissimo il giudizio di Confesercenti, che ieri prima della discussione, aveva anche diffuso un video con la protesta di tutti i commercianti di una vasta area della città.

San Benigno, scempio compiuto, adesso il Comune dica quanti altri supermercati devono ancora aprire.
«Finite la discussione e il voto del Consiglio comunale per la pratica sul derby Coop-Esselunga di oggi, visto che delle aree di San Benigno non interessava a nessuno, e preso atto che gli unici veri sconfitti della partita saranno le aree portuali, la viabilità cittadina, la delegazione di Sampierdarena e il commercio di vicinato, adesso è venuto il momento di un’operazione trasparenza nei confronti della città», esordisce Massimiliano Spigno, presidente della Confesercenti provinciale di Genova.
«Il Comune dica chiaramente quanti altri supermercati devono aprire. Dica quante altre Esselunga, Coop, Basko, Carrefour o Conad servono ancora per la famosa “concorrenza”. Quanti altri supermercati sono necessari per il perseguimento dell’altrettanto fondamentale “interesse pubblico”? Quante altre varianti e aggiornamenti del Puc occorre portare in Consiglio comunale? – prosegue Spigno -. Diamo la possibilità ai commercianti di sapere ora se si troveranno di fianco un’ennesima grande struttura di vendita, o una media. A Sestri, in via Merani? Nell’area ex Miralanza, in Valpolcevera? Nell’ex Guglielmetti? All’Hennebique? A Nervi? Oppure in Fiera? Bastano o dobbiamo arrivare a dieci per fare cifra tonda?».
«Credo – conclude Spigno – che le risposte siano un atto dovuto alle persone che qui vivono e lavorano, hanno impiegato capitali, stanno indebitandosi per restare aperti, stanno pensando al loro futuro».


La delibera è approvata con 21 voti a favore (Lega, Vince Genova, Fratelli d’Italia, Cambiamo e Forza Italia) e 16 voti contro (Movimento 5 Stelle, Lista Crivello, Pd, Paolo Putti di Chiamami Genova, Ubaldo Santi Gruppo Misto e Italia Viva).

E ora non resta di aspettare e vedere l’effetto che fa.

In aggiornamento con i video di tutti gli interventi

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