Crollo del cimitero, la Procura apre un fascicolo. Famiglie in coda in Comune per avere notizie

Per adesso l’inchiesta è contro ignoti. Il reato per cui si indaga è “frana colposa”. Indagini anche sui lavori eseguiti recentemente. Solo una ventina le salme recuperate. Necessario anche il riconoscimento, per adesso avvenuto solo parzialmente

L’indagine è affidata al procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e al sostituto Fabrizio Givri. Intanto le famiglie della zona che avevano sepolto i propri cari nel cimitero a picco sul mare, a Camogli, stanno chiedendo al Comune informazioni sulle sepolture di famiglia. Le bare cadute in mare sono almeno 200, quelle recuperate, per adesso, soltanto un decimo e ancora meno sono le salme riconosciute: esiste infatti anche questo problema. Il sindaco della cittadina del levante non esclude di organizzare un servizio pubblico di supporto psicologico per le famiglie.
Il lavoro dei vigili del fuoco è continuo e, certamente, ingrato. La Capitaneria di porto ha installato le panne nello specchio acqueo davanti alla falesia crollata per evitare che le bare, galleggiando, si disperdano in mare aperto.
Sul fronte della prevenzione di ulteriori episodi di crollo, i tecnici continuano gli accertamenti. È possibile che una decina di case (solo alcune abitate stabilmente, altre residenze estive di persone che abitano abitualmente altrove) debbano essere sgomberate.
La strada tra Recco e Camogli è, al momento, a senso unico alternato, ma non si esclude che la si debba chiudere totalmente se la situazione peggiorerà.

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