In duecento in via Colombo per dire no agli uomini che uccidono le donne

In manifestazione anche alcuni uomini e una novantaduenne. L’antidoto alla violenza di genere, dicono tutti, è l’educazione sin dai tempi della scuola, oltre che in famiglia.
Clara Ceccarelli non aveva mai denunciato, anche se aveva deciso proprio qualche giorno fa di pagarsi in anticipo il funerale proprio nella consapevolezza che la situazione stava degenerando. Molte donne sono nelle sue stese condizioni. Intanto, per il suo assassino, il pm Arena ha disposto la perizia psichiatrica

L’addolorato pellegrinaggio di amici e conoscenti, ma anche sconosciuti che sono rimasti colpiti dalla tragica fine della donna, è cominciato stamattina presto. Chi ha posato un bigliettino, chi un mazzo di fiori, un’azalea. In capo a poche ora tutta la parte di via Colombo più vicina a via San Vincenzo si è riempita di rose e mimosa, una marea di mazzi di mimosa, simbolo della lotta della donna per la parità di genere che ancora, se si gratta appena poco sullo strato superficiale dell’apparenza, non c’è e non c’è mai stato. Qualcuno ha depositato anche caffè: un gesto consueto che qualche amico o collega della zona ripeteva con Clara ogni mattina e che ha voluto ripetere per l’ultima volta davanti alla saracinesca chiusa delle “Pantofoleria Jolly”, dove ieri la titolare, Clara Ceccarelli, commerciante di 69 anni, è stata uccisa con ferocia con una trentina di coltellate dall’ex compagno, il 59enne Renato Scapusi. L’uomo che aveva lasciato perché la relazione era diventata tossica, quell’uomo che non aveva accettato la decisione della compagna e da un anno la tormentava con telefonate e messaggi e con atti di vandalismo alla saracinesca della bottega. Renato è ludopatico, acquistava gratta e vinci a blocchi di 100, spendeva così tutto il suo denaro, anche sottraendolo dalla cassa del negozio di Clara, che per questo diceva di averlo cacciato. Ma lui non aveva mollato il colpo e per un anno l’ha perseguitata, preoccupando anche i commercianti della zona che lo vedevano sempre più cupo e arrabbiato.
Clara non aveva mai denunciato (lo ha confermato anche il procuratore Francesco Cozzi, ma sapeva che la situazione stava degenerando. Tanto che, racconta il commesso che lavorava appena da qualche mese nella pantofoleria, ma già si sentiva trattato come un figlio, si era pagata il funerale in anticipo perché sapeva che il padre novantenne e il figlio disabile non avrebbero potuto farlo. Una consapevolezza agghiacciante.

Tante donne sono in questa situazione, sono spaventate e impaurite e non sanno che una soluzione ci può essere.

Oggi, alla manifestazione organizzata in via Colombo, davanti al negozio della donna, dal Centro antiviolenza Mascherona e dal collettivo Non Una di Meno, proprio Manuela Caccioni del Centro antiviolenza ha spiegato che esiste il modo, esistono le misure che possono essere prese per difendere le donne nei casi a maggiore rischio. Ci sono donne che, ad esempio, vivono provvisoriamente in luoghi “nascosti”, in altre aree del Paese. Esistono anche associazioni che assistono gli uomini che vogliono smettere di fare violenza alle donne, come White Dove.

Alla manifestazione di oggi ha partecipato anche l’avvocata Elena Fiorini. <Servono riforme in ambito educativo ed economico che daranno il loro risultato solo in termini di anni> ha detto, spiegando che a fronte di fatti come quello accaduto ieri sera, ci sono momenti di riflessione, manifestazioni di rifiuto formale dei meccanismi che portano all’uccisione delle donne, ma <Mai l’impulso per cambiare veramente qualcosa>.
<Serve la forza di promuovere qualcosa di diverso – ha spiegato Fiorini -. Ormai il tema della violenza di genere e quello del disagio psichico e della scarsa possibilità di intervento vanno a tutti a confluire e cagionano situazioni di questo genere che non sono isolate. Ci sono minorenni sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio che sottopongono le famiglie a violenza. Queste sono situazioni che, con interventi seri, si potrebbero recuperare. Non solo sul tema violenza di genere siamo abituati, come si dice a Genova, a stucco e pittura, a dare impressione che qualcosa si è fatto, senza incidere, in realtà, sulle cause. Bisogna dire che certi interventi non bastano. Non basta finanziare i centri antiviolenza se poi non si fanno interventi per incidere sull’humus in cui queste cose si generano>.

<La violenza nei confronti delle donne è una sconfitta per tutti: è violenza ignobile nei confronti della singola persona e nei confronti di tutta la società – ha detto Elena Bruzzese della Camera del Lavoro di Genova -. Serve una rivoluzione culturale, iniziando dai banchi di scuola. La Cgil chiede che siano finanziati i centri antiviolenza e si permettano dei percorsi di autonomia per le donne, con la possibilità di avere una casa, un lavoro e poter dare le cure ai propri figli. Solo così si potrà mettere la parola fine a questa vera e propria emergenza nazionale>

Almeno 200 persone hanno partecipato, oggi, alla manifestazione. Tante donne di ogni età (tra cui Franca, 92 anni, che ha voluto essere presente per dire che l’educazione alla parità di genere deve partire dalla famiglia) e anche qualche uomo, che ha testimoniato come quella la mentalità maschilista si possa e e si debba superare. Una cosa non facile in un paese, il nostro, in cui il delitto d’onore è stato archiviato solo nel 1981. Le partecipanti alla manifestazione hanno esposto i “pañuelos” con i nomi delle donne uccise dagli uomini, quasi sempre familiari, mariti, compagni o ex. Oggi s’è aggiunto quello di Clara.
Clara è la tredicesima vittima del 2021, la terza in una settimana ed è morta a pochi metri dal luogo dove una settimana fa proprio “Non Una di Meno” aveva organizzato una manifestazione per denunciare proprio la violenza e gli omicidi che le donne subiscono.

Intanto Renato Scapusi, arrestato ieri sera, è nel carcere di Marassi in cui attende l’interrogatorio di garanzia. Per ora non ha reso dichiarazioni processualmente valide e utilizzabili, pertanto sarà necessario aspettare proprio l’interrogatorio di garanzia per ascoltare la sua versione dei fatti.
Ha, però, ammesso sin dal primo minuto di essere lui l’assassino.
Il pubblico ministero, Giovanni Arena, ha disposto la perizia psichiatrica (lunedì sarà incaricato lo psichiatra forense Gabriele Rocca), mentre lunedì l’autopsia sul corpo di Clara sarà effettuata nel pomeriggio dello stesso giorno dal il medico legale Lucrezia Mazzarella.

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