Alessandro Piana, l’assessore alla Caccia con la doppietta che dichiara guerra al lupo

Al lupo, al lupo: le aziende si lamentano per la presenza del “canis lupus”. L’appello viene subito raccolto dall’assessore leghista alla Caccia e vice presidente della Regione per <salvaguardare il reddito> e la <sicurezza> delle <imprese agricole e zootecniche>. Che si potrebbero tranquillamente compensare con i rimborsi integrali degli animali “rubati” dal canide per sopravvivere. Ma l’assessore, che sul proprio profilo Facebook espone pubblicamente una serie di foto con la doppietta in spalla, dice che no, che la soluzione è sparare al lupo

<Il progetto di convivenza non sta funzionando nonostante le contromisure adottate tra recinzioni, dissuasori vari e cani per la protezione delle greggi: è un dato di fatto – dice Piana -. In più è cambiato il quadro di riferimento, la popolazione di lupi è decisamente aumentata, non più classificabile in via d’estinzione, quindi decade l’idea di una necessaria tutela a 360 gradi della specie>. Cioè, in soldoni, “spariamo al lupo”.

I cacciatori, in Liguria, sono da sempre un serbatoio di voti della Lega, a partire da quando Francesco Bruzzone, cinque volte consigliere regionale e, poi, senatore dal 2018. L’eredità elettorale locale nel gruppo di interesse dei cacciatori è passata in eredità ai due Piana, Alessio (2.606 voti nel collegio di Genova) e Alessandro (3.327 voti nel collegio di Imperia), oltre che a Stefano Mai, già, anche lui, assessore alla Caccia nello scorsa giunta Toti, ruolo in cui riuscì a farsi sconfiggere al Tar diverse volte sul tema della caccia e a farsi impugnare dal suo stesso governo gialloverde (il governo a cui partecipava il suo partito) la legge sui parchi. Rieletto con 3.254 voti nel collegio di Savona, è stato “degradato” a capogruppo del gruppo della Lega.
Alessandro Piana, già presidente del consiglio comunale, è stato, invece, promosso assessore e a lui è stata attribuita la vicepresidenza che spettava alla Lega dopo che l’ex assessore alla Sanità e vice sindaco Sonia Viale era stata trombata alle elezioni. Viale, piazzata in lista a Genova (cioè volutamente lontana dal suo collegio a Ponente) e prima dei non eletti, sarebbe potuta entrare con la nomina di Alessio Piana ad assessore, data per certa fino all’ultimo. Ma i beni informati dicono che Alessio abbia perso l’assessorato perché il partito ha deciso di tenere fuori Viale, di una corrente minoritaria legata a Maroni. Homo homini lupus.
Tutto questo mentre il presidente Toti smantellava tutta l’organizzazione Viale della sanità pubblica che non aveva dato brillanti risultati nella prima ondata Covid, cominciando dalla quiescenza per raggiunta età pensionabile del commissario straordinario di Alisa, Walter Locatelli che è stato ringraziato e non rinnovato.

Così l’assessorato alla Caccia, secondo radio Lega destinato ad Alessio, è andato ad Alessandro, l’altro cacciatore praticante. Che prontamente si è espresso contro la proposta di referendum di diverse associazioni ambientaliste contro l’attività venatoria. I motivi? Sempre suppostamente economici: <Tarperebbe di netto l’intera filiera economica capace di muovere svariati asset sul territorio, imprese che gravitano attorno al mondo della caccia dall’abbigliamento specializzato alle aziende produttrici di mangimi>, sostiene il Nostro.
Poi Alessandro, totalmente incurante del fatto che la gestione degli ungulati (specie non endemica, inserita nell’ambiente ligure alcuni decenni fa proprio dai cacciatori, che si moltiplica perché qui non ha nemici naturali se non il lupo, appunto) si fa con le sterilizzazioni farmacologiche, anche in questo caso affida alle doppiette il contenimento dei selvatici.<Non si deve dimenticare come l’attività venatoria abbia anche un’incidenza non trascurabile sulla gestione faunistica>, dice.

<Con questo comunicato, Piana evidenzia che, oltre essere un cacciatore, deve anche sostenerli, altrimenti da chi prenderebbe i voti? – dice il portavoce dei Verdi Angelo Spanò -. Difficilmente si raggiungerà il quorum e non tutti andranno a votare, però vedi mai che succeda ciò che auspico, allora sia per lui sia per i suoi compari, l’unica strada per prendere i voti diventi quella di rinchiudersi in un monastero e consacrarsi alla vita religiosa>.

Sui siti legati alla caccia, ai tempi delle Regionali, c’è stata un’ampia campagna per i due Piana. Ecco come commentano i cacciatori (dal sito specializzato Bighunter).

Nei commenti si legge anche una polemica tra cacciatori, stornisti contro cinghialisti. E, chissà, che tra le altre forme di caccia sia compreso anche il lupo, che può essere al massimo un trofeo tassidermizzato alla parete, ma non è edibile come lo sono invece storni e cinghiali. Non s’è mai sentito, insomma, di polenta col lupo come con gli stori o il cinghiale.

Per tornare a Piana, ai cacciatori è ben chiara “l’appartenenza”. E, per chi non lo ha capito, c’è la “doppietteide” esposta sulla bacheca di Alessandro Piana a chiarire il concetto: una serie di foto con doppietta sulle spalle.

Insomma, per Spanò attribuire a Piana la responsabilità della Caccia è un po’ come mettere l’orsetto Winnie the Pooh a guardia del miele. Tutto come se Greta Thunberg non fosse mai esistita, come se l’ambiente, dopo il discorso al Senato di Mario Draghi, non fosse finalmente anche al primo posto dell’agenda istituzionale del Paese.

Era il 1970 quando, insieme al Parco Nazionale d’Abruzzo, il Wwf ha lanciato l‘Operazione San Francesco, per salvare il lupo da un’estinzione certa (all’epoca i lupi presenti erano circa un centinaio) cercando di favorire la coesistenza tra questo grande predatore e gli allevatori. 
<L’operazione ebbe uno straordinario successo – dicono all’associazione -, tanto che oggi la popolazione del lupo in Italia conta circa 1600 esemplari, distribuiti principalmente nella zona appenninica, ma, il lupo non può ancora considerarsi fuori pericolo!>.

Il Bracconaggio, però, non s’è mai interrotto. Ogni anno, infatti, sono circa 300 i lupi che muoio per mano dell’uomo.  Di questi, 1 su 2 muore per mano dei bracconieri a causa di lacci, trappole, esche avvelenate e colpi d’arma da fuoco. I casi sono infiniti, da lupo Claudio, ucciso ai piedi del parco nazionale dei Monti Sibillini, al il più cruento di tutti, nel quale il lupo è stato letteralmente scuoiato nel comune di Suveretoin Toscana.

Ad un bracconaggio sempre più spietato e che sembra non avere fine, si aggiunge anche la discussione in Conferenza Stato Regioni del Piano di gestione e conservazione del lupo in Italia, che nella sua forma originaria prevedeva la possibilità di derogare alla difesa del lupo, consentendone gli abbattimenti entro una soglia massima del 5%. A questo punta Piana in associazione con l’assessore alla Caccia e vicepresidente della Regione Piemonte Fabio Carosso, guardacaso anche lui leghista.

<Sappiamo che il lupo nell’ambiente svolge al meglio il suo ruolo di selettore naturalecontrollando la dimensione delle popolazioni delle sue prede ed eliminando le carcasse degli animali morti per cause naturali> dice il Wwf. Insomma, i lupi mangiano i cinghiali e spazzolano le carcasse, evitando un costo per le pubbliche amministrazioni. Coi soldi risparmiati si possono rimborsare gli allevatori a cui il lupo, in second’ordine rispetto ai selvatici, ruba e mangia le pecore.
Ma l’assessore cacciatore alla caccia non sembra voler prendere in considerazione né sterilizzazione degli ungulati né il ruolo regolatore su questi del lupo.

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