Draghi resuscita il ministero del Turismo e lo affida a un leghista avversario dei sovranisti

Sarà Massimo Garavaglia, fedelissimo di Giorgetti (anche lui nominato ministro, allo Sviluppo economico) a gestire il nuovo ministero con portafoglio con l’obiettivo di fare ripartire uno dei settori più danneggiati dal Covid e allo stesso tempo strategico per la ripartenza dell’Italia, ma anche di Genova e della Liguria

Massimo Garavaglia è stato il senatore più giovane della Repubblica, ma anche assessore al Bilancio della Lombardia quando presidente era Roberto Maroni, con cui condivide la passione per la musica. Garavaglia è stato batterista fino al 2005 nel “Gamba de Legn”, il gruppo musicale dialettale noto per essere la band dei sindaci d’Italia, di cui è stato cofondatore in qualità di sindaco (per due mandati, con gradimento crescente degli elettori) del suo comune di nascita, Marcallo con Casone: poco più di 6 mila anime nel territorio della Città Metropolitana di Milano.

Maturità scientifica, laurea in Economia e Commercio con specializzazione in Finanza aziendale all’Università Commerciale “Luigi Bocconi”, seconda laurea in Scienze Politiche alla Statale di Milano, nel 2011 è stato guida della commissione Economia al “parlamento del Nord” quando il patron della Lega era Umberto Bossi. È l’avversario del fronte sovranista degli economisti leghisti.

Garavaglia, fedelissimo di Giancarlo Giorgetti (nuovo ministro allo Sviluppo economico) già sottosegretario al ministero dell’Economia e delle finanze e in seguito viceministro dell’Economia nel governo Conte, è stato anche assessore al bilancio della giunta regionale della Lombardia della giunta Maroni. In quel ruolo venne indagato per turbativa d’asta nell’inchiesta che ha portato all’arresto del vicepresidente della Regione Mario Mantovani e poi assolto “per non aver commesso il fatto” mentre Mantovani fu condannato a 5 anni e mezzo.
Leghista della prima ora, è stato in consigli di amministrazione “pesanti”, come quelli dell’Aifa e nella Cassa Depositi e Prestiti.

Ora siederà nel consiglio dei ministri con Elena Bonetti, ministro  per le Pari opportunità e le politiche familiari, del partito di Renzi, Italia Viva. Quel Matteo Renzi che propose la riforma che era passata dal disegno di legge presentato dal Governo guidato dal politico toscano nel 2014 e si prefiggeva «il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione>. La riforma fu bocciata dal referendum. Giorgetti fu attivo sostenitore del fronte del “no”.

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