La Polizia smantella la banda del crack. I capi affidavano il loro successo al santone – FOTO E VIDEO

“Operazione Crack&Co.19”, guidati dai pubblici ministeri della procura genovese Daniela Pischetola e Andrea Ranalli, gli agenti della Squadra Mobile della Questura, guidati dal primo dirigente Stefano Signoretti, hanno smantellato un’organizzazione che guadagnava 60-80 mila euro al mese vendendo droga a impiegati e minorenni. La banda produceva e spacciava. 14 ordinanze di custodia cautelare della Procura a cui si aggiungono 14 arresti in flagrante durante le indagini, dal 2019

Tuitta l’operazione è nata dagli esposti dei cittadini della zona. Lo ha detto oggi il questore Vincenzo Ciarambino.

Criminali presi che tornano sul territorio, Cozzi: <Servono accordi internazionali per le espulsioni>

Alla conferenza stampa di questa mattina in Questura ha partecipato anche il procuratore capo Francesco Cozzi che ha voluto far risaltare un problema pesante, che sta alla base del ritorno dei criminali condannati sul territorio, a delinquere di nuovo. <Se non ci sono gli accordi internazionali queste persone non possono essere rimandate nei loro paesi – ha detto Cozzi, parlando delle espulsioni -. Polizia e magistratura fanno il loro lavoro, ma occorre un passaggio in più>. È questo il motivo per cui, nonostante l’impegno, le forze dell’ordine non fanno che svuotare il mare con un cucchiaio.

I ruoli

I “cuoco” confezionava il crack, il “tassista” accompagnava gli spacciatori per le consegne, le “vedette” avvertivano dell’arrivo dei “blu” (i poliziotti in divisa) o dei “nudi” (quelli in borghese). Avevano un ruolo anche le donne in costume tradizionale che spesso sostavano sedute su uno sgabello a Pré: nascondevano la merce e incassavano i pagamenti.

Gli indagati

DESTINATARI DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE

NDIAYE Sibi Diop, senegalese, 38enne.
DIOUM Mouhamadou Bamba, detto “Khadim”, senegalese, 37enne.
DIA Mourtalla, detto “Jackson”, senegalese, 34enne.
SECK Cheick, detto “Morgan”, senegalese, 32enne.
LO Mamadou detto “Wedeup”, senegalese, 39enne.
TINE Mor Talla, senegalese, 23enne.
A.F., senegalese, 34enne.
F.G., senegalese, 33enne.

DESTINATARI DEGLI ARRESTI DOMICILIARI

FALL Beuya, detta “Mami”, senegalese, 38enne.
SENE Fatou, detta “Kine”, senegalese, 53enne.
GIACOPELLI Chiara, 32enne.

DESTINATARI DEL DIVIETO DI DIMORA IN GENOVA

DIOUF Ahmed, detto “Ameth”, senegalese, 54enne.
THIAM Fallou, senegalese, 27enne.
D.G., senegalese, 30enne.

Sono in corso le operazioni di esecuzione dell’Ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale di Genova, su richiesta della Procura della Repubblica, a carico degli indagati sopra indicati; in precedenza, durante la fase delle indagini, e a riscontro delle attività illecite condotte dal gruppo, sono state tratte in arresto 10 persone in flagranza di reato.

LA GENESI DEL PROCEDIMENTO

L’indagine della Squadra Mobile vede la luce a partire dalla metà del mese di maggio 2019 quando, all’esito di un’attività investigativa tesa a reprimere l’intensa attività di spaccio posta in essere da diversi soggetti di etnia centroafricana operanti nella zona del centro storico di questo capoluogo, è stata individuata l’abitazione di un cittadino italiano in cui aveva ospitalità il principale indagato, che utilizzava l’immobile per preparare le dosi di crack.
A seguito dell’arresto dell’italiano, infatti, è stato analizzato il suo telefono cellulare; dall’analisi, sono stati individuati i contatti con NDIAYE Sibi Diop, ritenuto il gestore di un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Egli riforniva diversi soggetti di etnia centroafricana che, a loro volta, smerciavano la droga al dettaglio sul “mercato” genovese.
Dalle successive indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, supportate da presidi tecnologici (attività tecniche d’intercettazione telefonica e video/ambientale), è apparso evidente che NDIAYE, per porre in essere la propria attività illecita, si avvalesse della collaborazione di alcuni suoi connazionali, ai quali impartiva disposizioni e che, di fatto, svolgevano mansioni specifiche all’interno del gruppo, quali “custode dello stupefacente”, “tesoriere”, “corriere” (o “cavallo”), “vedetta”, etc.
Nello specifico, DIOUM Mouhamadou Bamba, noto come “Khadim il Cuoco,” si occupava della “lavorazione” dello stupefacente, consistente nella cottura della cocaina, e della preparazione dei dischi di crack.
La sostanza illecita era “custodita” da due donne: SENE Fatou, detta “Kine” e da FALL Beuya, detta “Mami”, moglie di NDIAYE. Quest’ultima veniva impiegata anche nel ruolo di “tesoriere”, occupandosi di raccogliere il denaro frutto dello spaccio, nonché nel trasporto della droga.
DIOUF Ahmed, detto “Ameth” e D.G. provvedevano a spacciare la droga fungendo da “cavalli”.
A partire dal mese di novembre 2019, complice le attività finalizzate all’acquisizione di riscontri investigativi attraverso vari arresti operati da quest’ufficio, le quali hanno inevitabilmente disturbato le attività del gruppo gestito da NDIAYE, vi è stata una mutazione negli equilibri interni, con la defezione di alcuni concorrenti nell’illecita attività, quali SENE Fatou, DIOUF Amed e D.G..
A loro sono subentrati altri connazionali, quali THIAM Fallou e DIA Mourtalla. Di notevole rilevanza, inoltre, è stata la comparsa, all’interno della rete di spacciatori, di LO Mamadou, detto “Wedeup” e del suo “collaboratore” F.G., detto “Galass”.
Infatti, a seguito di un mancato approvvigionamento di droga avvenuto il 16.11.2019, il “gruppo” ha iniziato a rivolgersi proprio a LO Mamadou ed a F.G. per procurarsi la sostanza stupefacente da “cucinare” e spacciare.
Essendo venuta meno la figura della “custode” Kine, i sodali hanno reperito un’abitazione a Genova, in zona S. Teodoro, che è divenuta la “base logistica” per la preparazione e a custodia dello stupefacente che veniva, quindi, smerciato ai vari pusher.

LO SPACCIO

Nel corso dell’indagine, sono state documentate numerose cessioni di stupefacente operate sia dai “cavalli” di NDIAYE, sia, in altre circostanze, da egli stesso. In riferimento ad alcuni di questi episodi si è proceduto all’arresto in flagranza di reato di alcuni clienti di NDIAYE, ossia spacciatori al dettaglio, e al sequestro dello stupefacente.
Nel corso del procedimento sono state arrestate dieci persone, perlopiù di nazionalità senegalese, ed un italiano, ai quali sono state sequestrate complessivamente circa 900 dosi tra crack ed eroina che, considerando un prezzo medio per dose di circa 15 euro, avrebbero fruttato oltre 13.000 euro.
Seguendo i “cavalli” sono state documentate numerose cessioni ai consumatori finali, con l’identificazione degli stessi e con il sequestro delle dosi di stupefacente acquistato. Complessivamente sono stati segnalati in Prefettura, come assuntori si sostanze stupefacenti, 11 persone, ad alcune delle quali è stata ritirata la patente di guida.
L’analisi dei contatti tra gli spacciatori ed i loro clienti ha, inoltre, consentito di stabilire che la maggior parte di loro aveva rapporti giornalieri con il loro pusher di riferimento, ed alcuni anche più volte al giorno; ciò significa che sono state documentate centinaia di cessioni di crack ed eroina.

È per tale ragione che, considerando i quantitativi di stupefacente giornalmente movimentati dai singoli pusher, ovvero la cessione di 15/20 dosi, si può ragionevolmente stimare che la rete dello spaccio avesse un giro di affari mensile superiore ai 60/90.000 euro.
Tra i clienti figurano anche minorenni e professionisti.

I LUOGHI DELLO SPACCIO

Lo smercio delle sostanze stupefacenti avveniva, prevalentemente, nel Centro Storio, dove gli acquirenti si addentrano certi di poter trovare la droga e dove, grazie alla particolare conformazione urbanistica e alla “collaborazione” dei sodali che formano una rete di controllo e “vedetta”, gli interventi delle forze dell’ordine sono sempre più difficili.
Ciononostante, anche grazie all’ausilio delle intercettazioni e sfruttando la presenza dei sistemi di video-sorveglianza, è stato possibile raccogliere l’importante quadro probatorio che ha portato all’emissione delle ordinanze in esecuzione.
Singolari appaiono le modalità dello spaccio, dove i pusher, sempre più spregiudicati e consapevoli di poter essere monitorati dalle FF. OO., trasportano lo stupefacente in dosi confezionate con cura, nella cavità orale, in modo da poterlo ingoiare in caso di controllo. Per tale ragione e per evitare rischi connessi all’eventuale apertura degli involucri una volta ingeriti, la preparazione degli stessi veniva affidata a persone esperte.

LA TERMINOLOGIA

Caratteristica intrinseca ad ogni attività illecita che riguarda il traffico di sostanze stupefacenti, è la terminologia utilizzata per definire i diversi tipi di sostanze, l’indicazione dei luoghi dello spaccio e l’attribuzione di nomignoli per identificare le diverse forze dell’ordine.
Per quanto riguarda l’Eroina, questa veniva indicata come “quella dura” o “quella morbida” per distinguere quella in pasta da quella in pietra, oppure “quella brutta” o “quella bella”, riferendosi a sostanza ritenuta qualità peggiore o migliore. Per distinguere la Cocaina dall’Eroina venivano utilizzate rispettivamente le parole “bianca” o “nera”.
Altri termini erano utilizzati per definire le unità di misura, ad esempio “bagagli”, “scarpe”, “gamba”, “dita”, “caramelle”, “pietre”, e “legno”, quest’ultimo riferito alla sostanza utilizzata per tagliare lo stupefacente.
Infine, con i termini “blu” e “nudi” venivano distinti gli appartenenti alle forze dell’ordine in divisa da quelli in borghese.

DIOUM Mouhamadou Bamba, detto KHADIM “IL CUOCO”

Figura emersa nella seconda parte dell’indagine, ha rivestito un ruolo centrale grazie alla sua abilità nella preparazione della droga da smerciare.
Senegalese, ben inserito nel tessuto cittadino, fidanzato con GIACOPELLI Chiara, con la quale convive, è un fedele collaboratore di NDIAYE, per conto del quale si approvvigiona sia di stupefacente che di materiale da taglio, raccoglie debiti maturati dai “cavalli” ma, soprattutto, “cucina” la cocaina trasformandola in crack, con un procedimento ben preciso.
Significative sono, in tale prospettiva, le immagini acquisite nel corso dell’intercettazione ambientale, che riprendono tutte la fasi di produzione e confezionamento delle singole dosi di Crack destinate ai “cavalli”.

L’attività delittuosa di KHADIM non è limitata allo smercio di droga. Egli, infatti, con la collaborazione della fidanzata, si occupava anche di organizzare trasporti all’estero di connazionali irregolari o in fuga da misure restrittive della libertà personale a cui forniva documenti falsi e che accompagnava personalmente oltre il confine nazionale, in particolare in Francia.
Nel gennaio 2020 è stato accertato che la coppia, a bordo dell’auto di proprietà di KHADIM ha tentato di accompagnare alla frontiera di Ventimiglia un cittadino senegalese, M.G., destinatario di un ordine di espulsione, al quale avevano preventivamente fornito un documento d’identità illegalmente detenuto. Sottoposti a controllo, gli agenti della Polizia Stradale di Imperia hanno constatato la non corrispondenza della foto apposta sul documento con il materiale possessore, il quale è stato accompagnato in Questura per ulteriori accertamenti. KHADIM e la fidanzata GIACOPELLI, invece, tornavano a Genova, dove prendevano altri due documenti illegalmente detenuti, quindi raggiungevano nuovamente M.G., che al termine degli atti di rito era stato rilasciato dagli agenti della Polizia Stradale, e lo accompagnavano oltre confine, fino a Nizza.
Il mese successivo, la Polizia di Frontiera di Ventimiglia ha tratto in arresto KHADIM poiché sorpreso mentre si apprestava a varcare il confine per accompagnare due connazionali privi di documenti; uno di essi, da successivi accertamenti e comparazioni dattiloscopiche, è risultato sottoposto agli arresti domiciliari a Torino.

TINE MOR Talla “IL TASSISTA”

È il ruolo ricoperto da TINE MOR Talla, senegalese, ventenne, un’altra figura di rilievo che spicca tra gli odierni indagati.

Nel corso dell’indagine, infatti, è stato documentato che lo stesso fosse solito fornire a connazionali, dediti allo spaccio, passaggi in autovettura, dietro compenso di denaro. In particolare, dopo aver prelevato i pusher nella zona del centro storico, li accompagnava presso le abitazioni dei clienti per delle vere e proprie consegne a domicilio.
È sintomatico della professionalità della condotta di TINE MOR Talla il fatto che fosse conosciuto dai suoi connazionali con l’appellativo di “kabu kabu”, termine utilizzato proprio per indicare i tassisti abusivi.

LE OPERAZIONI DELLA SQUADRA MOBILE

Da tempo al centro di polemiche e vibranti proteste di cittadini e commercianti, spesso riuniti in associazioni di categoria, il centro storico Genovese è il luogo preferito dagli spacciatori, perlopiù di origine del Centro e del Nord Africa.
Grazie alla sua particolare conformazione urbana, fatta di stretti vicoli intersecati tra loro, favorisce l’illecita attività di gruppi di spacciatori che si avvalgono anche di una constatata solidarietà di comunità, avvisandosi tra loro della presenza delle forze dell’ordine, talvolta soccorrendo connazionali durante i controlli e gli arresti, fino a spingersi ad aggredire i rappresentanti della FF.OO.
Molte sono state negli ultimi anni le iniziative della Questura di Genova e delle altre Forze di Polizia che hanno condotto numerose indagini con il coordinamento della Procura della Repubblica, particolarmente attenta e sensibile alle problematiche del Centro Storico.
Tra le più significative, per quanto riguarda la Polizia di Stato, si può citare l’operazione “LABIRINTO”, condotta nel 2017 dalla Squadra Mobile di Genova, caratterizzata da una nuova modalità d’intervento, ossia l’utilizzo del cd. “arresto differito” il quale, previo decreto dell’Autorità Giudiziaria, consente agli ufficiali di polizia giudiziaria di raccogliere ulteriori prove della condotta delittuosa senza procedere all’immediato arresto del pusher.
All’esito delle indagini, che hanno consentito di documentare centinaia di cessioni, sono stati eseguiti gli arresti di 21 pusher individuati ed identificati di volta in volta, simulando controlli casuali.
La maggior parte di essi, di origine gambiana, sono stati condannati in via definitiva.
Nel 2018, sempre la Squadra Mobile ha condotto l’operazione “LABIRINTO 2” utilizzando le medesime modalità della precedente; l’indagine ha consentito, in breve tempo, di individuare e, infine, arrestare 11 persone tra Senegalesi e Gambiani, anch’essi condannati in via definitiva, e denunciarne altri 10.

OPERAZIONI DELLA POLIZIA DI STATO

Sempre costante è l’impegno profuso delle altre strutture della Polizia di Stato, quali Commissariati Sezionali, Ufficio Prevenzione Generale e S.P., Reparto Prevenzione Crimine, i quali hanno messo in campo importanti risorse sul piano della prevenzione e repressione del fenomeno dello spaccio nel Centro Storico, conseguendo risultati più che apprezzabili.
A tal proposito si riporta, di seguito, la tabella riepilogativa contenente il numero delle persone arrestate e denunciate per reati concernenti gli stupefacenti, nonché il quantitativo di droga sequestrata con riferimento ai soli reati accertati nel centro storico del capoluogo dalla Polizia di Stato.

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