Odissea sui treni, tra stop inattesi e assembramenti, la denuncia di Bertolucci – VIDEO

E, a condire il tutto, racconta Serena Bertolucci, direttore di Palazzo Ducale, poche informazioni ai viaggiatori e, a bordo, personale non esattamente impeccabile

Treno fatto partire nonostante il blocco causato da un fantomatico incidente stradale “nei pressi” della ferrovia: centinaia di utenti fatti scendere ad Arquata, ad ammassarsi in attesa dei bus sostitutivi (che non arrivano) per un’ora. Poi poche e frammentarie informazioni mentre la gente continua ad accalcarsi. Serena Bertolucci: <e poi saremmo noi dei musei, dei teatri e dei cinema che seguiamo scrupolosamente tutte le regole ad essere pericolosi. Ma ne siete proprio sicuri?>

Questo lo sfogo di Serena Bertolucci sulla sua pagina Facebook

Vorrei provare a raccontare questa storia nel migliore dei modi. Ma nn so se ci riuscirò perché mi sembra talmente surreale che forse me la sono sognata.
Tempo di pandemia. Famiglia bloccata in zona rossa. Nn possono muoversi, mi sposto diligentemente io, per ricongiungimento.
Acquisto il biglietto per l’intercity delle 14.19. Ma solo perché questo super treno che hanno appena messo, un eurocity che fa Genova principe – Como senza cambi sulla app fs nn esiste, nel senso che nn compare come possibilità di acquisto.
Il mio treno arriva puntuale.
Il super treno invece non parte, viene segnalato con 40 minuti di ritardo, pur formandosi a Genova. Primo assembramento.
E un po’ mi innervosisco perché non viaggio per diletto, ma per lavoro e proprio quando nn ne posso fare a meno, faccio il tampone ogni volta che devo andare dai miei e cerco di comportarmi nel modo più responsabile possibile.
Il mio Intercity parte puntuale. È pulito. Siamo distanziati e diligenti. Ad Arquata inizia il cinema. Ci fermiamo e uno strano annuncio ci dice che a causa di un incidente nei pressi della ferrovia nei pressi di Tortona (tutti ‘sti “pressi”, ma una lingua un po’ più articolata no eh?) è avvenuto un incidente che blocca il traffico ferroviario.
Ci avviseranno, ci dicono, quando sarà il momento di ripartire. Invece no, ci avvisano che dobbiamo scendere per prendere un bus sostitutivo fuori dalla stazione. Scendiamo diligentemente, ma la scena fuori dalla stazione è quella che vedete in alcune delle foto.
Non c’è nessuno delle Fs che ci dia informazioni. Personale smaterializzato, zot.
E non ci sono bus. Non ce ne saranno per un’ora.
Ma nel frattempo arrivano invece altri treni e la gente viene fatta scendere e fuori dalla stazione la massa di persone aumenta sempre di più. Una situazione folle e pericolosa.
Nessuno sembra accorgersi di quello che sta succedendo, a parte un noleggiatore privato di pulmini, che si presenta con il mezzo chiedendo 50 euro a persona per arrivare a Tortona. Lo hanno saputo i noleggiatori quello che stava succedendo fuori dalla stazione di Arquata in tempo di pandemia, ma non le forze dell’ordine, non i vigili, non le Fs.
Dopo 40 minuti in una situazione di assembramento fuori controllo, arrivano due bus, dico due bus per almeno 150 persone. Esce un autista, senza mascherina, che ci dice che le Fs informano che sta per partire un treno per Milano e che quindi dobbiamo andare sui binari. Ammassamento sulle scale, nei corridoi stretti, sui marciapiedi della stazioncina di Arquata.
È segnalata la partenza di un regionale sul binario 8. Raggiungo il binario ma c’è troppa gente, nessuno che controlli e dia indicazioni.
Poi provo a riflettere e penso che è un regionale e che se parte quello, partirà pure dopo l’intercity. Nel contempo sento una voce e vedo qualcuno che si sbraccia dal binario vicino. È una donna, presumibilmente in servizio sull’Intercity che prova a comunicare il fatto che il suo treno sta per partire. È una iniziativa solitaria, quasi eroica, nell’assenza totale delle ferrovie.
Con un gruppetto scendiamo giù dalla scaletta, controcorrente rispetto al flusso di persone, e saliamo in pochissimi sull’Intercity, lo stesso intercity dal quale mi hanno fatto scendere. E ripartiamo con 80 minuti di ritardo.
Adesso mi sono piazzata in un vagone di prima classe. Siamo in tre in tutto il vagone, stravolti e preoccupati. Oltre a noi ci sono seduti tre uomini in divisa Fs che scherzano e ridono e con grande senso del dovere e della situazione parlano di appartamenti scannatoi (evviva il rispetto per le donne…)
Alla fine di tutto ciò, non sapendo ancora se e come riuscirò ad arrivare da mio figlio, ho solo tre considerazioni in mente:

  • L’incidente è avvenuto alle 13.20, un’ora prima della partenza del treno. Perché lo hanno fatto partire senza avvisare del possibile disagio?
  • noi possiamo vivere nel modo più responsabile possibile, sacrificare i nostri rapporti famigliari e amicali, la socialità dei nostri figli, le attività economiche, ma a che fine se siamo in mano a dilettanti come questi signori delle ferrovie dello stato che hanno sottoposto tutti noi in maniera irresponsabile ad un rischio folle?
  • e poi saremmo noi dei musei, dei teatri e dei cinema che seguiamo scrupolosamente tutte le regole ad essere pericolosi. Ma ne siete proprio sicuri?
    Ps: i tre prodi ometti delle Fs seduti dietro di me sono passati ora a parlare di quanto sia figa la compagna del presidente Conte e a ridere in maniera sguaiata con commenti che vi lascio immaginare. Signor capo supremo Fs, un bel corso sul comportamento da tenere quando si indossa una divisa e sul rispetto di genere no eh?
    Pps 2 per tutto questo ho diritto al 25% di rimborso sul biglietto. E non commento altro.
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