Gli auguri del Comune: in un video le luci e un trallallero tradizionale

Il sindaco Bucci: <Ci stiamo avvicinando a un Natale insolito, dove dovremo contarci a tavola e rinunciare alla gioia di condividere il nostro tempo con familiari e amici. I nostri movimenti saranno limitati e non potremo camminare per le strade liberamente. Le rinunce a cui tutti siamo chiamati faranno sì che questo possa essere l’unico Natale “diverso” che passeremo>

Il Comune di Genova vuole fare gli auguri ai cittadini con un video che mostra tutta la città illuminata a festa dalle luminarie natalizie: dal centro alle delegazioni, da via XX Settembre ai carruggi del centro storico, passando per piazza De Ferrari dove, contornato dai palazzi vestiti di luci, troneggia il tradizionale albero di Natale.

Il video è pubblicato sui canali social del Comune dalle ore 19 di martedì 22 dicembre.

<Ci stiamo avvicinando a un Natale insolito, dove dovremo contarci a tavola e rinunciare alla gioia di condividere il nostro tempo con familiari e amici. I nostri movimenti saranno limitati e non potremo camminare per le strade liberamente – dice il sindaco Marco Bucci -. Le rinunce a cui tutti siamo chiamati faranno sì che questo possa essere l’unico Natale “diverso” che passeremo. Questo non basterà, però, per farci perdere di vista il vero senso e il valore di questo periodo: gioia, speranza, fratellanza, tradizione. Ecco perché abbiamo scelto le luci della nostra Genova per farvi gli auguri nella nostra lingua zeneize e con le parole che racchiudono gli usi dei nostri avi.
Siamo una comunità unica capace di superare ogni difficoltà, insieme. Insieme saremo, ancora una volta, capaci di guardare al domani con rinnovata fiducia>.

Le immagini di Genova illuminata sono accompagnate dalla voce di Mauro Pirovano. L’attore ha messo in prosa il “Trallallero de l’erbo”, antica canzone che ricorda la tradizione dell’albero che, a Genova, si faceva con l’alloro e si addobbava con “maccaroin de Natale”, mandarini, arance, fichi, noci ecc. Il tutto legato con nastrini bianchi e rossi, i colori della città.

Trallallero de l’érbo:

Pe fâ un’èrbo a dovéi / voéi savéi cöse ghe veu? /ghe veu tanti maccaroin / quelli lunghi, quelli fin. / Poi se ligan cö spaghetto / gianco e rosso, pe caitae, perché questi son i colori, /i colori da çittae.

Pe fâ l’érbo ancon ciù bello / gh’appendemmo i mandarin, / i citroin, e fighe, e noxe, / i candî e i torroin. / Oua l’èrbo o, l’é faeto / poéi veddilo anche vôi / sciù cioccahaeghe un bell’applauso / megio ancon se ne fae duî

(Per fare un bell’albero / sapete cosa occorre? / Occorrono tanti maccheroni / quelli lunghi sottili / Poi si legano col nastrino / bianco e rosso mi raccomando /perché questi sono i colori /i colori della città. / Per fare l’albero ancor più bello / vi appendiamo i mandarini, / le arance, i fichi, le noci, i canditi e i torroncini / Adesso l’albero è fatto / potete vederlo anche voi /, su, fategli un bell’applauso / ancor meglio se ne fate due.)

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