Imprenditore genovese arrestato dalla Guardia di Finanza

Il provvedimento giudiziario è frutto dell’esito di un’attività di indagine particolarmente complessa – condotta dalle fiamme gialle genovesi – con la quale sono stati ricostruiti diversi episodi di distrazione di beni e risorse finanziarie avvenuti a discapito dei creditori di una società di ristorazione (operativa all’interno degli edifici operativi di un’importante compagnia di navigazione), per la quale è stato dichiarato il fallimento, per circa 165.000 euro

L’imprenditore si chiama Maurizio Cifariello. [Articolo in aggiornamento]

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Genova, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, disposta dal G.I.P. presso il Tribunale di Genova, nei confronti di un imprenditore genovese amministratore di fatto di diverse società

L’accusa per il cinquantenne di nazionalità italiana, sottoposto alla misura cautelare personale degli arresti domiciliari, è per il reato di bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dello Stato, perpetrato nella sua qualità di amministratore di fatto di una società, operante nel settore della ristorazione, della quale figurava fittiziamente dipendente.

Le attività investigative hanno fatto emergere che l’imprenditore ha distratto e/o dissipato risorse finanziarie della società fallita in più episodi, “impoverendo” in tal modo le risorse societarie con grave pregiudizio per i creditori, attuando, in particolare, le seguenti modalità fraudolente:

– accettando pagamenti elettronici, per le quotidiane prestazioni di ristorazione rese ai clienti, mediante un apparecchio POS intestato ad un’altra società riconducibile sempre allo stesso, facendo quindi confluire illecitamente le somme di denaro su altro contro corrente estraneo alla società fallita;

– omettendo di contabilizzare regolarmente gli incassi giornalieri della società e versandoli successivamente su conti correnti a sé intestati o di cui aveva piena disponibilità;

– alienando arbitrariamente a terzi alcuni beni aziendali, anche simulando cessioni a società ignare o addirittura inesistenti, al fine di incassare indebitamente il relativo corrispettivo anziché versarlo nelle casse della società fallita.

Allo stesso imprenditore, amministratore di fatto della società fallita, viene contestata anche l’ipotesi delittuosa di truffa aggravata ai danni dello Stato in quanto, inquadrato formalmente come lavoratore dipendente, si era insinuato nel fallimento, richiedendo e percependo indebitamente, altresì, l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS per un importo pari a 15.000 euro.

L’arresto, eseguito in data odierna, ha consentito di porre fine ad ulteriori condotte illecite poste in essere, con le medesime modalità fraudolente, in danno di altre società: successivamente ai fatti contestati, l’indagato è risultato essere divenuto amministratore di fatto di altre due società.

Per le medesime condotte sono stati denunciati anche altri due soggetti, amministratori di diritto della società fallita.

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