Merella: “Il vero caos dopo la ripresa sarà la mobilità: indicazioni per sopravvivere”

L’ex assessore al Traffico della giunta Pericu e tecnico dei trasporti illustra la sua via per evitare congestioni. Una valutazione nel merito che tocca anche il trasporto pubblico

di
Arcangelo Merella
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Il vero problema connesso alla ripresa. la cosiddetta fase 2, è il complesso sistema dei trasporti che ognuno utilizza negli spostamenti sistematici ( casa scuola casa lavoro). Tralascio la componente asistematica, pur molto rilevante, perché, nella prima fase passa in secondo piano.
Il quadro è molto preoccupante ad iniziare dal collasso che sta investendo le aziende di trasporto (qualche giorno fa il presidente di ASTRA-associazione delle aziende di trasporto ha lanciato l’allarme per i 600 milioni già persi dalle aziende) e dal rischio concreto che le proprietà- in genere i comuni- non siano in grado di far fronte alle spese correnti per il regolare esercizio.
Eppure ci si dovrà muovere per andare a lavorare e lo si dovrà fare con tutte le precauzioni che la permanenza dell’epidemia obbliga a rispettare: mascherine e distanza sociale in primis. Penare di rispettare questi parametri nel contesto in cui siamo abituati a vivere è folle. Non solo gli autobus non potranno portare a bordo forse non più di un terzo dei posti disponibili ma probabilmente non c’è nemmeno il numero di personale necessario a infittire le corse ed assicurare il controllo a bordo che si renderà necessario per evitare vicinanze pericolose
Dunque un grosso problema acuito dalle scarse risorse finanziarie del Comune e dalla necessità comunque di soddisfare la domanda di traposto e di mobilità.
Se il quadro-anche delle nostre inveterate abitudini- non cambia sarà persino altamente rischioso il ripiego sulla mobilità privata: analoghe esigenze di allontanamento sociale allontanano soluzioni tipo il car pooling (condivisone del passaggio in auto) e persino il car sharing o il recente bike e moto sharing sono modalità che richiedono un livello di assistenza e controllo che oggi è difficile immaginare ma che deve essere organizzato in forme possibili che poi dirò. Può sopravvivere il taxi che già in parte si è attrezzato con barriere protettive anche se dovrà limitarsi a trasportare non più di una persona, o al massimo qualcuna in più, purché dello stesso nucleo famigliare
Ma anche muoversi a piedi, se non si danno indicazioni, non sarà così sicuro; ho qualche idea al riguardo che più sotto esporrò.
Allora che fare?
Intanto occorre prevedere, condividendolo con Istituzioni e imprese, una diversa programmazione dei tempi della città: orari diversificati per accesso al lavoro e alla Scuola ( quando sarà aperta), più turni laddove i cicli produttivi lo consentono, massiccio ricorso allo smartworking dove è possibile (sicuramente nella PA che sta dando buona prova di se),in centivi alla consegna a domicilio di pasti e generi alimentari riducendo in tal modo l’accesso confuso ai punti di ristorazione o ai supermarket senza influire ulteriormente sulla loro situazione economica, diffusione banda larga e accesso, alla più vasta platea disponibile, a internet indispensabile non solo a garantire connessioni adeguate ai nuovi ritmi imposti dallo smartworking ma altresì alla formazione a distanza.
Il problema degli autobus è il più complesso: abbiamo visto come occorra ridurre la presenza a bordo ma dobbiamo sapere che è altrettanto indispensabile controllare che a bordo le distanze siano rispettate. Allora occorrerà prevedere solo posti a sedere eliminando o impedendo la seduta in uno dei sedili accoppiati, disegnare un cerchio o un quadrato dove lo spazio lo consente e dove esso non confligge con vicinanze pericolose e mettere bordo un “controllore” cui spetta il compito non solo della verifica del titolo di viaggio ma il rispetto del distanziamento sociale sia in fase di salita/discesa che a bordo. Può AMT permettersi questo lusso? Forse si, riconvertendo un po’ di personale non idoneo alla guida e utilizzando al meglio i verificatori di titoli di viaggio.
Resta comunque impregiudicato il problema della frequenza che può e dovrà essere regolata a seconda delle condizioni che potrebbero venire a determinarsi per effetto del cambio dei tempi della città.
Non meno facile è la gestione e l’offerta di modalità condivise di auto private: eliminato il car pooling che mi pare costituisca la più difficile delle situazioni da gestire restano il car-bike e moto sharing che potrebbero costituire un’opzione valida a patto che un ben organizzato servizio di manutenzione e cura presidi tutte le stazioni, provveda alla sanificazione di ogni veicolo dopo l’uso, si adottino sistemi di protezione senza i quali il veicolo non si muove. Per esempio comunicare in modalità on line certificata la propria situazione di immunità. E’ una nicchia nella mobilità urbana, ma se ben organizzata potrebbe cresce a beneficio di tutti. Anche in questo caso occorre incentivare il sistema fornendo agli operatori mezzi e/o risorse per far fronte al nuovo impegno. Varrebbe la pena persino di riflettere su joint venture tra Genova Parcheggi e gestori dei servizi di mobilità per mettere a fattor comune risorse e organizzazione.
Resta la bicicletta, modalità non troppo considerata nella nostra città ma che con la bella stagione e le condizioni in cui ci troviamo potrebbe essere una risorsa più generosa di quanto non immaginiamo. Per farne un uso in sicurezza bisogna ampliare la sede stradale a sua disposizione con interventi coraggiosi sulle principali strade e lontani dai limiti della “corsietta” di via XX Settembre.
Resta infine-last but not least- il muoversi a piedi. Non sono numeri banali, gli spostamenti pedonali sono stimati a Genova mediamente attorno al 20% che crescono sensibilmente nei centri dei vari quartieri dove l’attrazione è maggiore.
E’ anche questa una modalità difficile da controllare a forte rischio di distanziamento sociale. Occorre innanzitutto aumentare le aree pedonali nel senso non solo di intensificarle ma di allargarne, quando possibile, le dimensioni; ma occorre altresì, a mio avviso, stabilire nei centri a più alta frequentazione, corsie di marcia pedonali unidirezionali evitando così, la pericolosità degli incroci tra le persone.
Certo occorre un lavoro duro per fare queste cose, che vanno fatte tutte insieme, ma se il problema che abbiamo di fronte è quello di potersi muovere e di farlo in sicurezza, allora bisogna pensarci ora, trovare le risorse e muoversi in fretta.


*A questo link il curriculum di Arcangelo Merella

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