Mittal, 130 lavoratori in cassa. Fiom Cgil pronta alle barricate

Manganaro: <È inaccettabile che Mittal abbia aperto le procedure per la cassa integrazione a Genova e Novi Ligure e che speri che l’emergenza coronavirus smorzi le proteste>

<È una vera e propria vergogna: azienda e governo hanno trovato l’accordo, con l’unico interesse di uscire dalla causa e garantirsi il possibile divorzio consensuale, e le conseguenze vengono scaricate sui lavoratori – dice Bruno Manganaro, segretario generale Fiom Cgil Genova -. Fregandosene dei lavoratori l’azienda cerca di fare cassa dopo aver risparmiato su tutto dalle manutenzioni, al gasolio, alle illuminazioni sulle banchine, e facendo zero investimenti. Non c’entra niente la crisi di mercato: vogliono disimpegnarsi dalla siderurgia in Italia e quindi con gravissime ripercussioni anche su Genova e Novi Ligure. Sono mesi che mandano questi messaggi negli stabilimenti>.

<Mittal tiene sottoutilizzata un’area di 1 milione e 50 mila metri quadri a Genova e non vuole garantire che a quelle aree siano legati i livelli occupazionali previsti dall’Accordo di Programma – prosegue Manganaro -. Noi non ci stiamo e lotteremo come abbiamo fatto in tutti questi anni per difendere il lavoro, il reddito e la fabbrica siderurgica>.

A casa, in cassa integrazione a zero ore per 13 settimane dal 30 marzo, secondo Mittal dovrebbero rimanere 32 impiegati, 14 intermedi e 84 operai.

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