Coronavirus, riunione in Prefettura. Toti: “Presto ordinanza, ma Liguria non è zona di contagio”

Il presidente della Regione: <Nel corso della riunione è stata decisa la predisposizione di un’ordinanza che verrà condivisa con il Governo e che verrà diramata entro le prossime 24 ore. In Liguria comunque al momento l’emergenza non è ancora arrivata>

Si è svolta questa mattina in Prefettura a Genova la riunione di coordinamento sul coronavirus, per monitorare la situazione visto quello che sta avvenendo nelle regioni vicine.

All’incontro erano presenti il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Genova Marco Bucci, la vicepresidente e assessore alla salute Sonia Viale, l’assessore regionale alla Protezione civile Giacomo Giampedrone, l’assessore regionale alle Scuole Ilaria Cavo, i prefetti liguri, i vertici di ALISA con il commissario Walter Locatelli e l’infettivologo Filippo Ansaldi, la protezione civile regionale e il direttore di ANCI Pierluigi Vinai in rappresentanza dei Comuni.

E’ stato deciso comunque che chiunque provenga dalle aree di infezione della Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia deve comunque rivolgersi al 112 per ogni spiegazione sul comportamento più idoneo da seguire o chiunque abbia un dubbio sulla propria situazione si deve rivolgere al 112 e non andare al pronto soccorso. Previsto inoltre un rafforzamento da domattina dei presidi sanitari con la predisposizione presso il Policlinico San Martino  di una tenda esterna per soggetti portatori di virus. Mentre coloro che sono in isolamento fiduciario devono restare tali e pertanto verrà chiesto ai sindaci di ricorrere ai loro poteri coercitivi di salute pubblica. Allertati anche tutti gli infettivologi e messi a disposizione posti letto e tamponi.

“Al momento non si registrano casi in Liguria, vi sono alcuni casi di isolamento volontario in attesa di verifica – ha sottolineato al termine della riunione il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti –  Si trovano a Levanto, a Rapallo e ad Albenga. A questi potrebbero aggiungersi altri casi. Tutti coloro che provengono da aree a rischio dovranno autosegnalarsi, chiamando il 112 per essere sottoposti a tutti gli screening necessari. Abbiamo fatto uno screening della nostra situazione e al momento abbiamo a disposizione 150 posti letto nelle strutture, più l’hub sanitario di San Martino, con una task force e in tutti i presidi anche le disponibilità di rianimazione ove ci fossero casi di emergenza da affrontare, che al momento non ci sono”.

“Stiamo comunque aspettando l’emanazione di linee guida dal ministero della salute – ha aggiunto il governatore – così come siamo in attesa della pubblicazione del decreto del Cdm. In ogni caso  stiamo predisponendo un’ordinanza a livello regionale da condividere con il Ministero della Salute e con i sindaci che preveda elementari precauzioni per evitare la diffusione del contagio, ma che non impediscano il normale svolgimento della vita economica e sociale”.

“Finalmente il Governo ha deciso di estendere il permanere in casa per persone provenienti da aree a rischio della Cina – ha aggiunto l’assessore Viale – anche ai non studenti. Una lacuna che è stata recentemente colmata con un provvedimento del Ministero della salute che ha recepito una proposta della Liguria”.

Il sindaco Bucci si è rivolto ai genovesi ribadendo che “la situazione è sotto controllo e che è opportuno mantenere la calma, ma è anche necessario tenere fede alle indicazioni impartite per tutti quelli che sono entrati in contatto con aree del contagio. In questo caso devono farlo sapere all’autorità sanitaria. Un dovere per sé stessi e per la città”.

Per quanto riguarda le persone isolate nella zona del levante ligure l’assessore alla Protezione civile Giacomo Giampedrone ha già comunicato ai sindaci la necessità di trasformare la volontarietà in obbligo di restare a casa.

A Levanto sono circa 40 gli individui passati per Codogno e ora in quarantena volontaria a questi si aggiungono una signora di Codogno con casa a Rapallo, un caso di autoisolamento ad Albenga e due casi a Savona. Tutti transitati dalla zona di Lodi. Si tratta di persone che vengono visitate tre volte al giorno dal personale sanitario.  

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