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La rivolta dei negozi del Ponente: 6 Civ e mezza città al buio contro l’abbandono di Tursi

Martedì 18 febbraio, dalle 18:15 alle 18:45, si spegneranno vetrine e insegne da Sampierdarena a Voltri. Nel mirino il Comune che, dicono, ha fatto una serie di scelte che danneggiano l’intero territorio di Centro Ovest, Medio Ponente e Ponente

Il manifesto è terribile nella sua semplicità. Sembra la copertina di noire francese. Solo che il “delitto” si consuma proprio qui a Genova, in una vasta parte della città meno meravigliosa del resto, “ai confini dell’impero”, fuori dalle zone “bene” del levante cittadino, lontana dal centro. Quella che va da Sampierdarena a Voltri passando per Cornigliano, Sestri, Pegli, Pra’. I commercianti cercano alleati: i cittadini. Spiegano quello che i tecnici del commercio, ma anche chi si occupa di sociologia applicata alle città, sanno bene: nelle zone dove la desertificazione commerciale avanza vengono meno illuminazione, servizi, frequentazione e, di conseguenza, sicurezza.

Mai una presa di posizione così chiara, netta e compatta contro la politica di un’amministrazione era stata esplicitata con un atto comune a una così ampia zona della città. In un periodo di campagna elettorale-sport estremo di tutto l’arco costituzionale è un segnale deciso. Quello che fa capire forte e chiaro che le misurette prese qua e là, spesso con annessa passerella degli assessori competenti (quasi sempre in zone centrali della città), non fanno più effetto dopo i primi mesi colmi di promesse a cui, dicono i negozianti, peggio che l’abbandono, avrebbero a loro parere fatto seguito una serie di scelte che danneggerebbero l’intero territorio collocato oltre la stazione Principe. Non di fronte alla spada di Damocle del petrolchimico, ai cantieri che in via Cornigliano rallentano tanto da preoccupare le botteghe, ma anche gli abitanti, allo spettro dell’autoparco che si staglia su Villa Bombrini, all’abbandono delle manutenzioni a causa del personale dei municipi che è ridotto al lumicino per i pensionamenti, ai problemi di sicurezza e ordine pubblico, ai fronti aperti alla grande distribuzione organizzata. I commercianti hanno messo in fila una serie di difficoltà. Spiegano che non è “sindrome di Calimero”, che tutto il ponente ha la certezza di essere abbandonato mentre i negozi tradizionali chiudono uno dopo l’altro, le luci si spengono una ad una. E allora hanno deciso di unirsi e di fare la voce grossa una volta per tutte. Mentre in città infuria la campagna elettorale. No, il ponente non è contento di come stanno andando le cose, non lo sono i negozianti che fanno fronte comune e, tutti assieme, battono i pugni sul tavolo dell’amministrazione con un’iniziativa mai vista prima a memoria di cronista.

Abbiamo deciso di raccontare, sentendo uno dopo l’altro, le motivazioni di ognuno dei Civ (acronimo di Centri Integrati di Via, consorzi di negozianti e piccole imprese), che compongono il puzzle del dissenso che a ponente monta ogni giorno di più.

Massimo Oliveri, è il presidente del Civ Cornigliano, il problema dei problemi, dice, è il cantiere di rifacimento della via che sembra rallentare sempre di più. La via centrale della delegazione è un percorso di guerra che procede sempre meno veloce, a loro parere sempre meno nei tempi. E i commercianti, come i residenti, devono vivere tra smog, rumore e polvere dei cantieri. Poi c’è l’autoparco <che non è previsto nell’Accordo di programma e viene pensato in un’area che dovrebbe essere destinata a verde pubblico, giochi per bambini e impianti sportivi>.
<Siamo circondati dai centri commerciali: Campi e Fiumara, e a ponente abbiamo Sestri, che è tradizionalmente luogo di shopping>. Vero è che a Cornigliano i negozi tradizionali sono stati spesso sostituiti da botteghe etniche, a cui si aggiungono i supermercati, nati come funghi a sbranare via consumi e mercati da una torta che è sempre più piccola.

Opportunità? Il sindaco ha recentemente parlato ai negozianti del trasferimento del mercato del pesce, oggi relegato a Ca’ de Pitta dopo la chiusura di quello di piazza Cavour. Dovrebbe essere diverso da quello che noi conosciamo, con aree per la somministrazione. E dovrebbe andare dove ora c’è la rimessa Amt. <Valutiamo tutto – dice il presidente del Civ -. Bisogna superare l’occupazione di uno spazio che non porta giro d’affari e frequentazioni in zona. Bisogna capire come sarà, che giro di frequentazioni porterà, che orari farà>.
Poi, poco oltre il confine, nell’area portuale nel quartiere di Sampierdarena, c’è l’area dove tutti pensano saranno insediati i depositi petrolchimici, che si sposteranno da Multedo, ma rimarranno comunque a Ponente.

Appello alla partecipazione

I commercianti vogliono dare un segnale alla politica e fare capire alla gente cosa sarebbe tutta la zona senza le loro vetrine. <Speriamo che aderiscano in tanti, anche coloro che non sono associati ai Civ – prosegue Oliveri -. Bisogna far capire che il ponente non sopporterà più in silenzio. Speriamo aderiscano anche i negozi delle catene, perché anche loro spariscono se le strade si desertificano. Saranno costretti a trasferirsi nei centri commerciali dove la gestione è molto più cara e il loro marchio sparisce nella galleria commerciale perdendo la visibilità della strada>.

Nei prossimi giorni le interviste ai presidenti degli altri Civ che aderiscono alla manifestazione

Qui gli sviluppi della vicenda e i problemi denunciati dal Civ di Sestri Ponente.

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