Scompare Fu Yung Wong, la donna medico cinese che ha battuto i pregiudizi

Ginecologa ed ostetrica presso l’Ospedale Evangelico di Voltri, per tanti anni volontaria della Croce Rossa, madre di due ragazze, amata e stimata dai pazienti e dai colleghi, lascia il marito e le due figlie

Si sono svolti ieri nella chiesa del Sacro Cuore e San Giacomo
a Carignano i funerali di Fu Yung Wong, medico ginecologo e ostetrico dell’Ospedale Evangelico di Voltri. Aveva 63 anni. Lascia il marito e le due figlie, Mei e Liwen. Era la sorella di Giorgio Wong, commercialista e proprietario di alcuni ristoranti a Genova e la figlia dell’uomo che aveva aperto i primi ristoranti cinesi in città.
Nata ad Hong Kong, aveva studiato all’Università di Genova. Il padre aveva girato tutta l’Italia, ma poi aveva scelta la nostra “perché aveva un’aria di casa” aprendo i primi ristoranti cinesi sotto la Lanterna.
I tanti che l’hanno conosciuta e stimata la ricorderanno per la sua professione, conquistata studiando in un ambiente universitario allora non sempre pronto né alla multiculturalità né all’uguaglianza di genere.
<All’Università c’era un professore che cercava in tutti i modi di provocarmi – aveva raccontato la stessa Fu Yung Wong in un’intervista -. Durante un esame mi disse: “lei deve proprio presentarmi una ragazza. Gli dissi che le donne cinesi o si sposano o non si toccano. Mi diede “solo” ventinove, perché non avevo risposto a tono>.
<Non abbassare gli occhi se vuoi essere rispettata> diceva.
E ce l’aveva fatta, donna e cinese, a fare il mestiere che voleva, apprezzata e dai pazienti, stimata dai colleghi. Il suo corso di studi lo aveva scelto per tentare di dare una spiegazione alla sofferenza della donna nel parto. <Ricordo che avevo 12 anni quando nacque mio fratello e cominciai a chiedermi perché le donne debbano faticare e soffrire per avere figli. Sono mamma di due ragazze e ancora non ho la risposta. C’è chi sostiene che nella sofferenza si cresce. Mettiamola così, le donne hanno una chance in più per provare che sono forti>. E sempre al fianco delle donne era stata nella sua carriera. <Amata e insostituibile> la definiscono le figlie. Il marito, durante la funzione, ha parlato di lei come di un'<Anima bella>.
<Fare il medico – diceva – ti costringe ad aprirti al mondo. E a riconsiderare anche tradizioni millenarie, come la mia, fondate sull’energia del corpo, che magari insegnano a prenderci cura di noi stessi. Perché prepararsi un decotto è come farsi una coccola. I colleghi storcono il naso, ma quando hanno dei problemi chiamano me: “Ehi Wong ti passo questa paziente che io non ci cavo niente”>. Centinaia gli attestati di stima sulla sua pagina Facebook in occasione della sua scomparsa, una folla, ieri, a Carignano, il quartiere dove abitava, per l’estremo saluto.
Per tanti anni era stata volontaria presso l’ambulatorio della Croce Rossa Italiana del Comitato di Genova. Il commissario Cri Melia ha voluto ricordarla come <Volontaria e Amica che tanto ha dato anche in Croce Rossa>.

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