Russo: “Il mio post non è razzista”. Ma ne emerge un altro: un bel falò di zingari? “Per me anche ora”

In un “colorito” post Facebook del 2 novembre 2015 si scaglia contro i rom e, buon peso, contro la polizia locale: “Non fanno un c…o”. Ma quello che lei vorrebbe reprimessero (accusandoli sui social ingiustamente di omissione) non è reato

Anche i social, come la meccanica classica, rispondono, in qualche modo, al postulato fondamentale di Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Nel caso specifico, più che trasformarsi si deposita, anche per anni, per riemergere quando decide, a quasi 4 anni di distanza. Nulla si crea su Facebook: mettiamo nero su bianco quello che pensiamo, i nostri gusti musicali o fotografici, mettiamo a nudo il nostro io più vero rivestendolo di parole. E nulla si distrugge. Resta lì, anche a nostro danno. Appunto, per riemergere quando meno ce lo aspettiamo.
Succede oggi con un post della consigliera leghista Serena Russo, del Municipio II Centro Ovest, da ieri nella tempesta per un post, poi cancellato, in cui avvertiva di quello che per lei è un fatto e per noi (che abbiamo chiesto riscontro alla Questura e al Comando provinciale dei Carabinieri) una di quelle leggende metropolitane che di quando in quando vengono postate nella patria informatica delle bufale, i social, e finiscono per generare turbative dell’ordine pubblico e campagne razziste.

Ma chi di Facebook ferisce, a volte, di Facebook perisce, perché per qualcuno dei complessi algoritmi del social di Zuckerberg oggi ha riportato a galla un post comparso sulla bacheca della consigliera leghista quasi 4 anni fa e che vedete in fondo all articolo. Ma andiamo con ordine.

Il primo articolo dove Russo afferma, tra l’altro, che sarebbero state avvertite <le massime autorità>, ma Polizia e Carabinieri dicono di non aver mai ricevuto alcuna denuncia

Notizia falsa, lo ripetiamo, di cui né le forze dell’ordine né le telecamere della Fiumara hanno alcun riscontro. Lo precisiamo e ripetiamo, perché una notizia del genere potrebbe spingere i frequentatori abituali a non tornare nel centro commerciale causando un grave danno economico ai commercianti che hanno lì le proprie attività e, di conseguenza, metterebbe a rischio posti di lavoro. Una cosa inaccettabile anche per il partito a cui la signora è iscritta che però, lo diciamo, non ha preso le distanze in alcun modo dalla notizia grave quanto falsa, almeno a sentire Carabinieri e Polizia dei quali, ci perdoni la consigliera di Municipio, ci fidiamo più della sua fonte: un post di una sconosciuta sui Facebook, uno dei tanti che compaiono di quando in quando sui gruppi di quartiere, spesso postati da account fake, cioè falsi.
Eppure, in una sorta di maldestra smentita delle intenzioni malevole del suo post, Serena Russo torna a confermare ciò che le forze dell’ordine negano.

E niente, la consigliera proprio non ce la fa a parlare di “nomadi” o di “rom”. Continua a parlare di “zingariin accezione negativa, attribuendo a un’intera etnia un reato (lo ripetiamo ancora, che non è accaduto) malgrado persino l’autore di un testo giuridico, Fabio Visco, sia stato condannato qualche tempo fa dal giudice per “condotta discriminatoria” perché ha usato la parola accostandola a un reato.

Prendiamo atto, però, della sua precisazione, a proposito della sua intenzione “non razzista” del post. Tralasciamo (non senza che le budella si torcano, ovvio) il neologismo “inneggio” usato non come verbo (prima persona del presente del verbo inneggiare), ma come sostantivo. Come vedremo nei seguenti post, la consigliera, più che con quello della Crusca, ha dimestichezza con linguaggi meno raffinati e decisamente più “coloriti”.
Ci corre l’obbligo di segnalare che mentre i post di ieri sono stati publicati sulla sua pagina pubblica di consigliere municipale della Russo, questi sono stati pubblicati sulla sua bacheca personale e molto prima di ieri: il 2 novembre 2015, giorno in cui la consigliera dà sfoggio del suo linguaggio “oxfordiano”. Abbiamo coperto i nomi degli interlocutori perché non hanno un ruolo nell’amministrazione pubblica, ma non abbiamo potuto fare a meno di notare che uno di loro è un noto esponente dei comitati cittadini locali.

Ricordiamo alla consigliera Russo, della quale apprendiamo la scarsa stima per la polizia locale, che fare la questua non è reato e che quindi la polizia locale non ha né il dovere né tantomeno il diritto di perseguirla.

Che dire dopo aver preso atto del raffinato eloquio della consigliera della Lega nel Municipio Centro Est della quale Partito Democratico, Liberi e Uguali, Potere al Popolo – Rifondazione comunista e Lista civica Insieme hanno già chiesto le dimissioni?

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