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Torna la Bahri Jeddah carica di elicotteri ed esplosivo. La protesta del Calp

I portuali del collettivo hanno sparato alcuni razzi fumogeni all’indirizzo della nave saudita che è ripartita all 15:45 e sta facendo rotta verso Alessandria d’Egitto

La Bahri Jeddah ha attraccato questa mattina (11 luglio) nel porto di Genova, al GMT-Steinweg. Il Calp, Collettivo autonomo lavoratori portuali, denuncia che a bordo ci sono elicotteri da guerra ed esplosivo.

Il Calp ha pubblicato le foto di quanto era contenuto nella stiva.

Nelle foto si può vedere sia l’accoglienza che ha ricevuto stamane, sia cosa avesse già a bordo: elicotteri da guerra destinati all’Indian Air Force. 
Apparentemente Boeing Chinook, quindi di produzione statunitense. Su Wikipedia si può facilmente verificare le commesse del 2015 e 2017 dell’aeronautica militare indiana con la Boeing: 21 Apache, 15 Chinook, in consegna a partire dal 2019. A bordo ci sono anche 12 container di esplosivo. 
Stanno passando nel nostro porto. Anche se oggi a Genova viene imbarcata “solo” impiantistica per l’impianto di lavorazione del gas di Haradh and Hawiya, il più grande d’Arabia.
Dove sia diretto l’esplosivo non lo sappiamo. Ma i porti che toccherà la Bahri Jeddah sono i seguenti: Alessandria e Port Said in Egitto, Jeddah in Arabia Saudita, Gibuti (praticamente una sommatoria di basi militari), Jebel Ali e Abu Dhabi negli Emirati, Damman ancora in Arabia, Mundra e Mumbay in India.
Arabia Saudita ed Emirati Arabi sono coinvolti nel conflitto in Yemen.
Si dirà che l’India non è in guerra. Non è vero. 
Il conflitto nella zona di confine del Kashmir tra India e Pakistan dura da quasi mezzo secolo: l’ultima recrudescenza delle ostilità è avvenuta da febbraio ad aprile 2019 con incursioni reciproche e bombardamenti aerei e decine di morti. 
Forse questi elicotteri servono proprio a questo. 
Forse i carri armati partiti anch’essi dal GMT quest’inverno e diretti a Karachi, Pakistan, saranno funzionali alla medesima guerra.
Come si vede i capitalisti non si fanno molti problemi, armando e rifornendo entrambe le parti dei conflitti. 
Tanto non sono loro a morire nei bombardamenti. 
Loro ci guadagnano: guadagnano con la produzione e il commercio di armi, guadagnano saccheggiando le risorse, guadagnano con la ricostruzione di quello che hanno distrutto, guadagnano creando milioni di profughi che saranno maggiormente ricattabili sul mercato del lavoro. 
Dal secondo dopoguerra in poi, il numero di civili che muoiono nelle guerre è costantemente superiore a quelli dei soldati caduti.
Proprio per queste ragioni noi siamo contro tutte le guerre, perché, come si diceva un tempo, tutte le guerre sono contro di noi. Sono i lavoratori e i poveri a morire nei conflitti, sono sempre loro a pagarne le conseguenze più tragiche. Non certo i padroni o i ricchi.
Dobbiamo lottare perché la compagnia Bahri non attracchi più nel nostro porto, né in altri vicini, come già successo a Bilbao. 
A chi ci rimprovera di far perdere del lavoro ai nostri stessi colleghi rispondiamo che qualche turno in più non può valere morte e distruzione per migliaia di persone.
Non possiamo e non vogliamo essere noi, lavoratori con il privilegio di essere nati in Occidente, a lavorare per far funzionare questo meccanismo di morte. 
Non possiamo e non vogliamo collaborare.
Invitiamo tutti ad organizzarsi per costruire le prossime iniziative di lotta contro il passaggio di questa flotta e il traffico di armi nel porto di Genova.
Porti chiusi alla guerra
Porti aperti a chi dalla guerra scappa.

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