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Commemorazione di Coco, Saponara e Deiana a 42 anni dagli omicidi Br

Questa mattina alle ore 9.30, in salita Santa Brigida, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose, è stato commemorato il 43° anniversario dell’omicidio del procuratore generale della Repubblica Francesco Coco, del brigadiere di pubblica sicurezza Giovanni Saponara e dell’appuntato dei carabinieri Antioco Deiana.
Un picchetto interforze, composto da personale dei carabinieri e della polizia di Stato, ha reso gli onori ai caduti e ha deposto una corona in corrispondenza della lapide che ricorda il tragico evento.
Un alto magistrato, un poliziotto ed un carabiniere hanno letto le motivazioni delle medaglie d’oro al valor civile concesse rispettivamente ai tre caduti.
Di seguito le autorità si sono trasferite al Liceo D’Oria per la premiazione degli studenti, nell’ambito di un concorso sullo svolgimento del tema sul Terrorismo.

Francesco Coco, procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Genova, fu ucciso l’8 giugno 1976, nei pressi della sua abitazione genovese. Gli attentatori gli esplosero alle spalle più colpi di pistola. Nell’occasione uccisero spietatamente anche l’agente addetto alla tutela, Giovanni Saponara, e l’appuntato Antioco Deiana, che era rimasto all’interno dell’auto di scorta.

Il corpo di Coco ucciso l’8 giugno 1974 dalle Br

L’omicidio del procuratore, presumibilmente già programmato per il 5 giugno – primo anniversario della morte di una terrorista appartenente al “nucleo storico” delle Brigate rosse-, fu rivendicato dalle Brigate Rosse come una «rappresaglia esemplare» per il comportamento che il magistrato aveva tenuto dopo la liberazione del sostituto procuratore della Repubblica Mario Sossi. Quest’ultimo era stato sequestrato dalle Brigate rosse – dal 18 aprile 1974 al 20 maggio 1974 – per aver inquisito appartenenti al gruppo di estrema sinistra “XXII ottobre”, cui era riferibile, tra l’altro, l’omicidio di Alessandro Floris.

L’omicidio di Alessandro Floris.

Per ottenere la liberazione di Sossi, la Corte d’assise d’appello di Genova – aderendo alle richieste dei brigatisti – aveva concesso la libertà provvisoria ad alcuni detenuti del gruppo, subordinandone però la effettiva scarcerazione al fatto che fosse assicurata la integrità fisica del sequestrato. Mario Sossi fu liberato, ma Francesco Coco non fece eseguire la ordinanza di scarcerazione. Ritenendo che non ricorressero le condizioni cui tale scarcerazione era stata subordinata, impugnò il provvedimento della Corte d’assise d’appello ottenendone l’annullamento in Cassazione.

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